NEW del 16 gennaio 2006

 
     

Crimini comunisti e ideologia nazista : cosa dira' la risoluzione
di Rita Guma

Gia' nel 1996 l'assemblea del Consiglio d'Europa aveva approvato una risoluzione sulle misure di smantellamento dell'eredita' dei vecchi governi totalitari comunisti sulla base di due relazioni dell'assemblea parlamentare elaborate per conto della commissione delle questioni giuridiche e dei diritti dell'uomo. Nel nuovo progetto di risoluzione e raccomandazione ricorda che i regimi comunisti totalitari che esistevano in Europa centrale ed orientale nel secolo scorso e quelli che esistono in molti Paesi del mondo sono stati contrassegnati da violazioni sistematiche dei diritti dell'uomo giustificate in nome della teoria della lotta delle classi e del principio della dittatura del proletariato.

Tali violazioni, che variavano di volta in volta ed includevano omicidi ed esecuzioni, individuali o di gruppo, campi di concenramento, deportazioni, tortura, lavoro forzato e forme di terrore fisico collettivo. Il numero piu' elevato di vittime si riscontro' nell'ex URSS. L'Assemblea sottolinea che non e' stata fatta alcuna indagine internazionale esauriente ed approfondita su quei delitti, ne' un dibattito sui crimini commessi da quei regimi, la Comunita' internazionale non ha mai esplicitamente condannato questi crimini come quelli orribili commessi in nome del nazismo e di conseguenza il grande pubblico ignora moli dei delitti in questione.

Tuttavia l'Assemblea ha riconosciuto che nonostante i crimini dei regimi comunisti totalitari, alcuni partiti comunisti europei hanno lavorato alla realizzazione della democrazia, anche se ricorda che i partiti comunisti sono legali ed ancora attivi in alcuni Paesi pur non avendo preso le distanze dai crimini commessi in passato da regimi comunisti totalitari, mentre alcuni di tali goveri sono totalitari e continuano a commettere quei tipi di crimini. L'assemblea ritiene che occorra una presa di coscienza generale e una condanna dei crimini commessi, riconoscendo in tal modo anche le sofferenze delle vittime di quei crimini e delle loro famiglie.

Nel progetto si sottolinea che il Consiglio d'Europa e' nella posizione di lanciare tale dibattito a livello internazionale, dato che conta fra i suoi membri tutti i vecchi Paesi comunisti dell'Europa, ad eccezione della Bielorussia e che la tutela dei diritti dell'uomo e lo Stato di diritto sono i valori fondamentali che esso difende. Di conseguenza il progetto di risoluzione condanna le violazioni massicce dei diritti dell'uomo commesse dai regimi comunisti totalitari e rende omaggio alle vittime di questi crimini, invita tutti i partiti comunisti o post-comuniste dei suoi Stati membri che non lo hanno ancora fatto a riesaminare la storia del comunismo ed il loro passato, a prendere chiaramente le distanze dai crimini commessi dai regimi comunisti totalitari e condannarli senza ambiguita'.

Inoltre, nell'unito progetto di raccomandazione l'Assemblea chiede urgentemente al Comitato dei Ministri di provvedere, fra l'altro, ad istituire un comitato composto da esperti indipendenti, incaricato di raccogliere ed analizzare informazioni e la legislazione relative alle violazioni dei diritti dell'uomo commesse sotto diversi regimi comunisti totalitari, di approvare una dichiarazione ufficiale a favore della condanna internazionale dei crimini commessi dai regimi comunisti totalitari, e di rendere omaggio alle vittime di questi crimini, indipendentemente dalla loro nazionalita', di lanciare una campagna pubblica di sensibilizzazione ai crimini commessi dai regimi comunisti totalitari a livello europeo.

Inoltre chiede di esortare gli Stati membri del Consiglio d'Europa che sono stati governati da regimi comunisti totalitari a provvedere ad istituire comitati composti da esperti indipendenti incaricati di raccogliere ed analizzare informazioni sulle violazioni dei diritti dell'uomo commesse sotto il regime comunista totalitario a livello nazionale in attesa di collaborare strettamente con un comitato di esperti del Consiglio d'Europa, a rivedere la legislazione nazionale per renderla interamente conforme alla raccomandazione (2000) 13 del Comitato dei ministri su una politica europea di comunicazione degli archivi, a lanciare una campagna nazionale di sensibilizzazione ai crimini commessi in nome dell'ideologia comunista, includendo la revisione dei manuali scolastici e l'introduzione di un giorno commemorativo per le vittime del comunismo e l'apertura di musei, ad incoraggiare le ComunitÓ locali a stabilire monumenti commemorativi che rendono omaggio alle vittime dei regimi comunisti totalitari.

Fin qui il progetto. Nelle unite motivazioni il relatore tratta in effetti indifferentemente i governi comunisti attuali come i regimi comunisti attuali e del passato, ma si tratta di opinioni personali che non saranno inserite nella risoluzione e nella raccomandazione che, come abbiamo visto, fa un distinguo fra Paesi comunisti democratici e Paesi totalitari. Individua peraltro effettive analogie fra alcuni crimini e comportamenti del nazismo e del comunismo totalitario.

Interessante invece l'excursus storico e di contesto descritto dalla relazione, che elenca le caratteristiche dei regimi comunisti: "sovranitÓ di un partito unico di massa legato, almeno a parole, all'ideologia comunista" con potere "concentrato tra le mani di un piccolo numero di dirigenti del partito, che non sono obbligati a rendere conto ne' di rispettare il primato del diritto", "il diritto d'associazione non esiste, il pluralismo politico Ŕ abolito e qualsiasi opposizione, come ogni tentativo d'organizzazione indipendente, sono rigorosamente represse. D'altra parte, la mobilizzazione di massa tramite il partito o delle sue organizzazioni satelliti Ŕ incoraggiata, ed a volte anche imposta", "questi regimi sviluppano le forze di polizia ad un punto mai raggiunto, stabiliscono reti di informatori ed incoraggiano la delazione", "i mezzi di comunicazione di massa sono monopolizzati e/o sorvegliati dallo Stato. Una censura rigorosa preliminare Ŕ generalmente applicata... il diritto all'informazione Ŕ violato e non esiste una stampa libera", la "nazionalizzazione dell'economia" con lo Stato che "ha il monopolio dell'occupazione e rappresenta la sola fonte possibile di reddito".

La relazione ricorda che - sulla base di documenti storici, pur limitati dalla difficolta' di accesso ad alcuni archivi, - il numero di persone uccise dai regimi comunisti distribuiti e' stato di circa 20 milioni di vittime in URSS, 65 milioni in Cina, da uno a due milioni in Vietnam, Corea del Nord, Cambogia, Europa orientale, Afghanistan. La relazione ricorda ancora la repressione di categorie intere di innocenti in base alla loro appartenenza, come i contadini 'ricchi' (kulaki), gli aristocratici, i borghesi, i cosacchi, gli Ucraini, i Polacchi, etc. Il relatore sottolinea che questi crimini sono il risultato diretto della interpretazione della teoria della lotta di classe. La fame e la deportazione sono state usate come armi politiche da molti regimi comunisti e non soltanto dall'Unione sovietica. Altro strumento di distruzione psicologia e fisica i campi di concentramento, gulag in Siberia e campi di rieducazione nei regimi asiatici. Per molti altri vi furono processi sommari, torture o lavori forzati.

Per una analisi completa dei dati storici, il relatore chiede che la Russia apra le porte dei suoi archivi, in ossequio alla raccomandazione del 2000 del Comitato dei Ministri su una politica europea di comunicazione degli archivi e specularmente chiede una revisione dei libri di storia che includa riferimenti agli accadimenti oggetto della condanna.

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Speciale immigrazione e razzismo

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