NEW del 25 luglio 2005

 
 
       
 

Cina : fra boom economico e venti di guerra . Una possibile analisi.
di Rodolfo Roselli

Napoleone sosteneva "quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà". Il letargo è durato quasi due secoli.

Ricordiamo che la Cina non è mai stata inferiore alla civiltà europea, non inferiore in economia e meno che mai un Paese arretrato da civilizzare, convertire, o da liberare, come si suol dire. Le tre economie più produttive del mondo sono gli Stati Uniti, il Giappone e la Cina, ma quest'ultima è in realtà la seconda economia al mondo, confrontando il potere d'acquisto. Rispetto a ciò che la Cina produce realmente, secondo il Factbook 2003, un rapporto degli Stati Uniti, il prodotto interno lordo negli Stati Uniti per il 2003 ammontava 10,4 trilioni di dollari, per la Cina a 5,7 trilioni di dollari, ed ha avuto un tasso medio di crescita, negli ultimi venti anni, del 9,5% annuo.

L'evento commerciale, veramente significativo, del 2004 è stato il fatto che l'Unione Europea sia diventata il principale partner economico della Cina, il che fa supporre che sia possibile la creazione di un blocco economico cino-europeo ,che faccia concorrenza al blocco giapponese-americano. Si tenga conto inoltre, che il Giappone e gli Stati Uniti, sono sommersi da ingenti e crescenti debiti. Mentre il debito estero della Cina è relativamente basso, e viene facilmente coperto dalle sue risorse, gli Stati Uniti sono debitori di circa 7 trilioni di dollari, e il Giappone di circa il doppio.

Tutto questo dovrebbe rallegrare tutti, tenendo conto degli sforzi fatti per far uscire la Cina dall'immobilismo comunista, anche perché comunque rappresenta un mercato di 1,3 miliardi di persone. Ma come avviene nella vita, se una persona ha improvvisamente fortuna, non suscita ammirazione ma solo invidia, così gli Stati Uniti temono che la crescita cinese possa mettere in discussione gli equilibri di potere mondiali. Forse, da questo punto di vista, non hanno torto se si prevede che in Cina il PIL nel 2005 sarà uguale a quello della Gran Bretagna, nel 2017 sarà eguale a quello del Giappone, nel 2042 a quello degli Stati Uniti, e già nel 2025 la Cina potrebbe essere la prima economia nel mondo, anche se il suo tasso di crescita nei prossimi vent'anni si riducesse al 6%.

Il rischio che si teme è una notevole crisi finanziaria, già le banche centrali dell'Est Asiatico, hanno presa la decisione di cambiare un gran parte delle loro riserve, dal dollaro all'euro ed altre monete straniere, per proteggersi contro il deprezzamento del dollaro. Deprezzamento del dollaro che, Cina o non Cina, si avvia fatalmente ad avvenire forse nel 2007, se la politica aggressiva di sperperi militari di Bush non subirà un notevole ridimensionamento. Anche il Giappone non ha una situazione finanziaria brillante, nonostante oggi possegga le maggiori riserve in valuta straniera del mondo, che alla fine di Gennaio 2005, ammontavano a 841 miliardi di dollari, mentre la Cina grazie al suo surplus commerciale ad oggi ne ha 610 miliardi di dollari.

Infatti, gran parte del debito giapponese e nei paesi asiatici è il risultato degli sforzi fatti per contribuire a rinforzare la potenza militare americana in Asia. A partire dalla fine della Guerra Fredda, le basi americane sul suolo giapponese sono state sovvenzionate con 70.000 miliardi di dollari, che costituiscono un ulteriore debito degli Stati Uniti da saldare, non si sa quando, verso il Giappone, la Cina, Taiwan, la Corea del Sud, Hong Kong e l'India. Situazione che peggiora di giorno in giorno, a causa di una spesa che si stima di circa 2000 milioni di dollari al giorno per finanziare gli impegni militari nell'area.

Ma perché spendere tanto denaro in armamenti in un'area che oggi, tutto sommato, è meno critica di altre? La politica di Bush spera di rovesciare la positiva situazione economica cinese, costringendo la Cina ad indebitarsi oltre misura nelle spese militari. Cioè si vuole applicare la stessa tattica vincente, usata con la Russia, con la minaccia della Guerra Fredda, con la realizzazione dello scudo spaziale, con la guerra missilistica, i sommergibili atomici etc, che ha condotto alla rovina l'economia russa, e al crollo del comunismo. E' la classica tattica del rilancio al poker, ove anche chi bleffa, vince se ha più denaro dell'avversario per sostenere i continui rilanci. Infatti gli Stati Uniti minacciano la Cina e incitano al riarmo i Giapponesi, promettendo a Taiwan che, se la Cina userà la forza per impedire la dichiarazione d'indipendenza taiwanese, gli Stati Uniti dichiareranno guerra per difenderla.

Nulla di nuovo, anche in questo caso i liberatori dichiareranno guerra per salvare la libertà, ma certamente non diranno che servirà per tentare di salvare i lori conti sconquassati. E che questa non sia una semplice ipotesi, lo dimostra la composizione del governo giapponese di Koizumi, formato tutto da persone anti-cinesi. Ma ancor più eloquente è il cambiamento della Costituzione giapponese del 1947, che oggi impedisce al Giappone ogni tipo di riarmo e di collaborazione militare. Il Partito Liberale Democratico di Koizumi ha intenzione d'introdurre la nuova Costituzione a Novembre del 2005.

In questo modo gli americani conseguirebbero l'obiettivo di avere la partecipazione attiva del Giappone nel costosissimo programma di difesa missilistica, e al loro programma relativo alle "Guerre Stellari", e potrebbero realizzare una base militare americana a Campa Zama, a sudovest di Tokio, nella zona di Kanagawa, similmente a quanto è già accaduto per le basi militari in Iraq, Pakistan, Afganistan, Uzbekistan etc.

Da notare che il primo Scudo Spaziale, come progetto di difesa missilistica, fu deciso e sviluppato da Ronald Reagan e, dopo 22 anni e 92 miliardi di dollari spesi, è stato un completo fallimento. Ma tutto questo non ha dissuaso Bush dalla volontà di firmare entro l'anno un nuovo progetto di difesa missilistica (Global Strike) che prevede satelliti armati di raggi laser per colpire bersagli situati in qualunque luogo della terra. Costo decine di miliardi di dollari.

Inoltre, con la nuova Costituzione, il governo giapponese potrà possedere armi nucleari, e con queste potrà minacciare la Cina e la Corea del Nord, riducendo le spese americane per finanziare l'ombrello nucleare di quella regione. Il Giappone già oggi avrebbe i mezzi per essere una potenza nucleare, trasformando i suoi attuali reattori nucleari usati per scopi pacifici. La giustificazione per il riarmo del Giappone, è oggi quella della minaccia della Corea del Nord, ma la vera ragione è la difesa di Taiwan dalle pretese di annessione cinese. Taiwan, fino al 1895 era provincia cinese, dal 1895 al 1945 fu colonia giapponese, e nel 1931 il Giappone invase la Cina.

Oggi gli abitanti di Taiwan sono favorevoli alla loro indipendenza ma anche alla negoziazione con la Cina. Hanno già notevoli investimenti in Cina e nel Libro Bianco di Difesa pubblicato dalla Cina vi sono segnali di distensione e favorevoli a ridurre le tensioni con Taiwan. Il governo di Taiwan ha respinto l'offerta di fornitura, da parte degli Stati Uniti, di armamenti per 19.600 milioni di dollari, in quanto crede che le armi non migliorino affatto la sicurezza di Taiwan.

D'altra parte la Cina, per soddisfare i suoi nazionalisti interni, ha dichiarato che annienterà completamente tutte le azioni dirette a favorire l'indipendenza di Taiwan anche a costo di compromettere le relazioni con gli Stati Uniti. Il possesso dell'isola di Taiwan è quasi una questione d'onore per i Cinesi, lungamente umiliati in passato dai Paesi occidentali e desiderosi di riavere i territori loro sottratti. Questo desiderio è stato soddisfatto sia con il ritorno alla Cina di Macao, ottenuto dai Portoghesi, e di Hong Kong dagli Inglesi e nel passato di Tien Tsin da parte dell'Italia, ma senza sparare un colpo di fucile.

Attenzione, amici Cinesi, a non cadere nella trappola americana, perché tutto si può ottenere con una negoziazione continua, diretta e intelligente, che evita i mucchi di cadaveri dell'Iraq. La rabbia e il risentimento cinese verso le potenze occidentali è più che giustificato dalla storia. Ricordiamo che il calvario dei Cinesi è cominciato nel 1839 con la prima guerra dell'oppio, con l'invasione anglo-francese del 1859, con l'occupazione di Pechino e la distruzione del Palazzo d'Estate, e con trattati vessatori, imposti da tutti gli Stati occupanti.

Alla vigilia della Prima Guerra mondiale, l'Impero Cinese era colonizzato e condizionato da una moltitudine di accordi e convenzioni internazionali, che avevano ridotto la sua sovranità, sbriciolato la sua economia, ipotecato il suo bilancio, autorizzato gli stranieri ad amministrare le loro concessioni extraterritoriali come se fossero i padroni di tutto. La rivolta dei Boxer contro i bianchi, del 1900, fu repressa con la forza militare straniera, e fu imposto al governo di Pechino il pagamento in oro di una somma pari a circa due volte l'ammontare delle entrate annuali dello Stato cinese, una somma che aumentò la miseria di tutto il popolo.

Oggi, invece, la sola classe borghese cinese, quella che equivale dal punto di vista del benessere alla borghesia europea, conta circa 300 milioni di persone. Il progresso economico dei Cinesi, anche dei contadini è in atto. Certo non avverrà senza contrasti interni ed esterni, ma mai e poi mai vale la pena di cadere nella trappola di una guerra, che avrebbe il solo scopo di riportare la Cina al punto di partenza.

* intervento su Radio Gamma5 del 20.7.2005

Speciale pace e diritti umani

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