NEW del 24 gennaio 2006

 
     

Voli e prigioni CIA : Dick Marty cita prove e caso Italia
di Rita Guma

L'inquirente del Consiglio d'Europa sulla vicenda dei voli e delle prigioni CIA, l'ex magistrato Dick Marty, ha preso ad esempio il caso italiano per illustrare la questione delle 'extraordinary rendition' in Europa, ha lodato la procura di Milano e insinuato dubbi sul fatto che le autorita' italiane ignorassero del tutto il rapimento di Abu Omar.

Per quella indagine il ministro Castelli ha di recente firmato le rogatorie, ma non i mandati d'arresto internazionali richiesti dalla procura di Milano, sospettando di 'antiamericanismo' il PM italiano Armando Spataro che ha indagato sul rapimento dell'imam egiziano. Ma e' proprio la vicenda di Abu Omar che Marty ha preso ad esempio per illustrare il metodo seguito dalla CIA in Europa.

Nel racconto di Marty - che ha presentato il suo rapporto sull'investigazione eseguita negli Stati membri del Consiglio - non c'e' traccia di dubbio per la buonafede del collega italiano, anzi commenta che "grazie alla eccezionale e tenace investigazione della Procura di Milano e dei servizi della DIGOS, quello di Abu Omar e' indubbiamente il piu' noto e meglio documentato caso di 'extraordinary rendition' ".

Marty racconta che "a mezzogiorno del 17 giugno 2003 il cittadino egiziano Hassam Osama Mustafa Nasr, noto come Abu Omar, fu rapito nel centro di Milano" e continua narrando che "tramite le basi aeree di Aviano (Italia) e di Ramstein (Germania) Abu Omar fu portato in volo in Egitto, dove fu torturato prima di essere rilasciato e riarrestato". "Per quanto io ne sappia - aggiunge il parlamentare - nessun processo e' stato condotto contro Omar in Egitto".

Marty parla dei risultati delle indagini condotte dal team milanese ed evidenzia che la CIA "non ha negato affatto". Nell'operazione, come ricorda Marty, sono coinvolti 25 agenti, per 22 dei quali la Procura milanese ha emesso mandati d'arresto internazionali. Anche Marty si pone una domanda che la stampa italiana ha piu' volte posto al governo Berlusconi: "e' possibile che un'operazione di questa portata, che coinvolgeva risorse su vasta scala in un Paese amico e alleato (essendo un membro della coalizione in Iraq), sia stata condotta all'insaputa delle autorita' nazionali?".

Marty ricorda che il governo ha negato, ma il dubbio cresce nell'ex magistrato svizzero considerando che il rifugiato politico era gia' sotto la sorveglianza della polizia, essendo un sospetto terrorista e che se le autorita' italiane non ne fossero state a conoscenza si sarebbe verificato "se non un incidente diplomatico, almeno una risposta decisa dalle autorita' nazionali". Marty gira il coltello nella piaga, sottolineando che il ministro della Giustizia italiano, Roberto Castelli, non ha dato seguito alle richieste di estradizione della Procura di Milano.

Il caso del rapimento di Abu Omar e' la "perfetta illustrazione", secondo Dick Marty, della 'extraordinary rendition'. "E' una chiara indicazione che il metodo esiste, insieme con il complesso supporto logistico in varie parti d'Europa e con un considerevole impiego di personale" - conclude Marty - "ed esso pone dubbi e sollecita la questione del coinvolgimento delle autorita' nazionali ad uno o piu' livelli".

Il rapporto cita anche il caso della Svizzera, dove la rivista SonntagsBlick dell'8 gennaio ha pubblicato dati classificati sull'intercettazione da parte dei servizi segreti elvetici di un fax dal ministero degli esteri egiziano alla propria ambasciata a Londra, dal quale si evincevano conferme sulla vicenda dei voli e delle prigioni CIA in Europa. Il fax era stato trasmesso con collegamento satellite il 15 novembre 2005 e avrebbe contenuto le prove attestanti che 23 Iracheni ed Afghani sarebbero stati interrogati in una base americana in Romania.

A seguito delle rivelazioni il parlamento rumeno ha varato una commissione d'inchiesta, ma i procuratori federali e militari svizzeri hanno iniziato un'indagine sulla pubblicazione dei dati segreti. Marty ha ricevuto ieri informazioni dettagliate dall'agenzia di traffico aereo dell'Europa e le immagini satellitari dal centro satellitare dell'UE, compresi luoghi situati in territorio rumeno.

Il rapporto parla della Spagna, dove e' in atto un'inchiesta giudiziaria come in Germania. La Polonia avrebbe poi trovato dei riscontri sulla presenza di centri CIA nel Paese, che non sono ancora noti in dettaglio ma che Marty ha chiesto di acquisire. Il rapporto cita la situazione della Gran Bretagna, che sembra confidare troppo, vi si dice, nelle rassicurazioni del segretario di Stato USA Condoleezza Rice durante la sua visita in Europa. L'inchiesta belga non ha evidenziato soste in aeroporti militari nel Paese. Indizi sono emersi invece in Finlandia e in Norvegia, e tali Paesi sono in attesa di chiarimenti da Washington. Ma molti altri Paesi del Consiglio d'Europa stanno investigando e si trovano in varie fasi delle indagini.

In definitiva, secondo le conclusioni del rapporto, e' altamente improbabile che i governi europei, o almeno i loro servizi di intelligence, siano stati ignari del fenomeno, che avrebbe interessato piu' di cento persone prelevate dalla CIA in Europa. Citando le dichiarazioni americane, Marty ha detto esservi "moltissime prove" che indicano l'esistenza di un sistema di 'extraordinary rendition' "diretto verso la tortura". Secondo il rapporto, "e' stato dimostrato - ed in effetti non e' stato mai negato che gli individui siano stati rapiti, siano stati privati della loro liberta' e siano stati trasportati ... in Europa, per essere consegnati a Paesi in cui hanno sofferto... la tortura".

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