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22 novembre 2007
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Un
codice per i blog : i diritti fra governance e liberta' della rete Da una parte chi vorrebbe piena lberta' di copiare i contenuti della rete in nome della condivisione del sapere ed inorridisce all'idea che un blog possa essere oscurato per accuse di diffamazione, dall'altro chi difende il diritto di copyright e sfruttamento commerciale di un'opera e teme che la piena liberta' di espressione in Internet possa portare ad abusi impuniti. Da una parte chi ha paura di una 'informazione' estemporanea e scarsamente documentata fatta dai blog, dall'altra chi afferma che contro un'informazione omologata e autocensurata l'unica soluzione e' affidarsi alla rete. Queste diverse posizioni sono emerse sia in occasione della proposta legislativa del governo sul'editoria, per la parte riguardante Internet, sia al Forum mondiale sulla Governance della rete. Esse sono davvero inconciliabili? Secondo Stefano Rodota', giurista ed ex Garante per la Privacy, che ha presieduto un convegno sul tema nell'ambito appunto del forum mondiale di Rio de Janeiro, non lo sono, ma soprattutto non devono esserlo. A giudizio di Rodota' occorre che la rete, i blogger, si diano un codice di autoregolamentazione, una sorta di Carta dei diritti per l'universo di internet che comprenda i diritti di chi scrive, ma anche quelli di chi legge e di chi e' oggetto della 'notizia' o commento che sia. Qualora non lo facessero rischierebbero interventi di regolamentazione 'esterna', che si tratti di governi o di potere economico. E in effetti, con la 'proprieta'' della rete affidata a tutti e a nessuno, non e' difficile immaginare uno scenario come quello cinese, dove i 'rubinetti' vengono chiusi alla fonte o dove sofisticati programmi permettono a chi detiene il potere di far vedere in rete solo cio' che vuole, anche se i blogger continuano a pubblicare quello che vorrebbero far leggere a tutti. E' un'esperienza che anche gli occidentali hanno fatto, durante le ultime presidenziali americane, in cui per alcune ore il governo ha chiuso l'accesso a vari siti USA da parte dei Paesi non-USA. D'accordo con Rodota' e' d'altra parte anche il rappresentante delle Nazioni Unite all'Internet Governance Forum, che ha chiuso l'incontro con il richiamo all'esigenza di un "Internet Bill of Rights", una carta dei diritti del web, appunto, raccogliendo la dichiarazione congiunta dei governi brasiliano e italiano che indicava proprio nell'Internet Bill of Rights lo strumento per garantire liberta' e diritti nel piu' grande "spazio pubblico" che l'umanita' abbia mai conosciuto. Nelle discussioni che hanno preceduto la dichiarazione, il ministro brasiliano della cultura, Gilberto Gil, aveva esplicitamente evocato la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, quella stessa che non e' stata approvata nella UE per l'esito negativo di alcuni referendum. Secondo quanto scritto da Rodota' su La Repubblica, le prime tappe di questo cammino sono ottenere l'adesione di altri Paesi alla dichiarazione italo-brasiliana, ottenere una presa di posizione del Parlamento europeo (senza pero' forti limitazioni applicative, "democraticamente pericolose e tecnicamente non necessarie o sproporzionate") e infine un interessamento delle Nazioni Unite alla questione. Rodota' ricorda che vi sono state proposte di tutela della privacy da parte di Google e una iniziativa congiunta di Microsoft, Google, Yahoo!, Vodafone, che hanno annunciato per la fine dell'anno la pubblicazione di una Carta per tutelare la liberta' di espressione su Internet. E' noto infatti che alcune di queste compagnie sono state travolte dalle accuse per aver consentito a Pechino di usare i dati riservati in loro possesso per rintracciare e arrestare dissidenti, tanto che la polemica e' arrivata fino al Congresso USA. E' noto anche che alcune di queste compagnie, insieme alla Cisco, hanno aiutato la Cina a censurare la rete, creando una sorta di 'compartimento stagno' cinese che di fatto eliminava quella che e' la principale caratteristica di Internet: l'interconnettivita' mondiale. In luglio, anche Microsoft ha presentato i suoi Privacy Principles. Ma queste iniziative private, secondo Rodota', se da un lato rappresentano un segnale positivo, rischiano di rappresentare un minaccia per il popolo della rete, dato che i soggetti privati "tendenzialmente offriranno solo le garanzie compatibili con i loro interessi", privatizzando di fatto la governance di Internet. Secondo il giurista, occorre invece che si dialoghi e si mettano a punto regole comuni, secondo il modello multistakeholder e multilevel. "La scelta dell'antica formula del Bill of Rights - dice Rodota' - ha forza simbolica, mette in evidenza che non si vuole limitare la liberta' in rete ma, al contrario, mantenere le condizioni perche' possa continuare a fiorire. Per questo servono garanzie 'costituzionali'." E non bisognera' fossilizzarsi su domande come "chi e' il legislatore? quale giudice rendera' applicabili i diritti proclamati?", poiche' si trattera' di un patto di autoregolamentazione e di difesa dei diritti affidata proprio alla forza del popolo della rete, "l'unico potere opponibile alla forza degli interessi economici". Come gia' scritto su queste pagine, va tenuto conto dei diritti di tutti e - nell'appropriarsi dei contenuti e delle conoscenze - occorrera' pensare non solo al contingente (condividere cio' che e' stato prodotto ed e' disponibile in rete), ma anche al futuro (stimolare la nuova produzione) perche' chi ha molto da dare potrebbe decidere di non condividere piu' nulla se il suo 'prodotto' non viene rispettato. Inoltre occorrera' pensare anche ad un problema di 'credibilita' della rete. Oggi diciamo che l'informazione ufficiale e' spesso parziale e inattendibile perche' condizionata da interessi di parte (economici o politici), ma se i contenuti immessi nei blog saranno lasciati all'approssimazione, con aggiornamenti fatti per motivazioni di visibilita' o di superficialita' o di rancori che si traducono in accuse non documentabili e talora infondate (ma che acquistano dignita' di cronaca perche' approdate sul web), finira' con il diventare inattendibile la rete. Attenzione, dunque, il diritto della rete non puo' essere un diritto completamente nuovo, che tenga conto solo della voglia di scrivere, dire, urlare e copiare. Non a caso Rodota' ha parlato di carta europea dei diritti. Esistono infatti dei principi inamovibili da cui partire, per tutelare i diritti di tutti, perche' la mia liberta' finisce dove potrei calpestare quella del mio vicino... di web. * oresidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus ___________ NB:
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Internet: censura cinese, un modello per il nostro futuro? Cina e censura in internet : vietato scrivere 'libertà' |
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