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20 ottobre 2007
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Editoria
e controllo di Internet ? Vediamo cosa dice il ddl E' di queste ore la rivolta per il ddl sul controllo di Internet e le dichiarazioni contro la registrazione dei siti internet amatoriali. Una delle nostre principali finalita' e' la difesa della liberta' di espressione e di informazione, ma anche quella dei diritti di tutti ad una corretta informazione ed al rispetto della propria dignita' ed integrita' psicofisica, quindi vogliamo fare un po' di chiarezza. Vediamo quali fini si propone il ddl e quali sono i limiti delle scelte operate, ma prima facciamo qualche considerazione. In primo luogo, tutti gli organismi internazionali (OSCE, Consiglio d'Europa) e molte ONG mondiali per i diritti si sono piu' volte espresse contro la carcerazione per i reati di diffamazione. Il carcere, quindi, non dovrebbe in teoria essere previsto nemmeno per i giornalisti, mentre e' giusto che chi ha procurato un danno con false accuse e false informazioni relative a chiunque, paghi i danni morali e materiali prodotti. Questo deve valere per tutti, per il giornalista e per il blogghista, perche' la vittima subisce sempre lo stesso danno e non puo' essere risarcita in funzione di chi lo ha prodotto. Per pensare quanto sia giusto, pensate di essere voi vittime di una calunnia planetaria (Internet raggiunge piu' persone e piu' luoghi di un giornale a stampa) che vi distrugge serenita', famiglia e attivita' professionale, oltre ad attribuirvi azioni che non avete commesso. Vi sembrerebbe giusto che l'autore del danno non pagasse solo perche' ha un sito in Internet piuttosto che un giornale? E' giusto permettere a costui di farla franca solo perche' e' un blogghista e non un giornalista tenuto al rispetto di norme deontologiche? Inoltre, non esistendo sufficienti limiti all'attivita' in internet e non sussistendo un registro che permetta di sapere dove si scrivono informazioni e opinioni, gli autori in rete che non abbiano scrupoli o semplicemente ingenui (non controllano o non sanno controllare le fonti) hanno molti meno motivi per riflettere prima di pubblicare qualcosa che possa danneggiare altri. In definitiva, mettetevi nei panni delle vittime. Per quanto riguarda il processo penale, chiunque faccia informazione sa come sia molto meglio un procedimento penale che civile per le cause di diffamazione, poiche' in quello penale il PM puo' indagare su entrambe le parti in causa e verificare se vi erano reati da parte del querelante. Non a caso, le cause per diffamazione dei lestofanti vengono intentate solo per via civile, dove si puo' strozzare l'autore e l'editore con richieste stratosferiche di risarcimenti senza rischiare che vengano alla luce scheletri negli armadi. Un altro scopo del ddl e' quello di evitare la concorrenza sleale. Per evitare che tutta l'informazione sia detenuta da un'unica persona, oggi esistono regole e controlli riguardanti stampa, radio e TV. Per quanto riguarda Internet non si puo' attuare alcun controllo, se non quello sui giornali collegati a giornali a stampa, o su periodici che abbiano registrato la testata. Quindi si potrebbe avere un 'comunicatore' furbo e ricco che crea tanti siti o blog su cui fa passare lo stesso tipo di informazione che diffonde sui giornali e sulle TV, falsando il panorama dell'informazione. Cosa tanto piu' facile per chi abbia finanze cospicue, che solitamente mancano al blogghista veramente libero. Ecco perche' quello dell'obbligo di registrazione non e' una cattiva idea, anche se si potrebbe esentare dall'imposta di bollo chi abbia un'attivita' davvero non lucrativa (e quindi anche senza pubblicita'). Infine, per quanto riguarda il diritto d'autore, se una persona produce un oggetto fatto a mano, puo' regalarlo o venderlo. Non si capisce perche' chi produce un'opera dell'ingegno di tipo editoriale, frutto dei propri studi, competenze, esperienze, lavoro di ricerca, fantsia, etc, se la debba invece veder copiare o stravolgere da altri che la ripubblicano con la propria firma senza aver mosso un dito e non possa invece stabilire le condizioni di cessione ed uso di un suo prodotto. L'Osservatorio rispetta il diritto di copyright, che permette ad alcune persone di vivere delle loro opere, evidentemente migliori di quelle di altri ed evita che alcuni vivano o acquistino visibilita' alle spalle altrui. La tanto citata libera circolazione delle idee in internet puo' invece essere tranquillamente realizzata linkando le pagine degli altri siti che si ritengono di interesse ma che non e' permesso copiare. Non si capisce perche' questi contenuti debbano essere necessariamente copiati sul proprio sito se non al fine di ottenere piu' visibilita' con il lavoro altrui (e magare guadagnarci su grazie ai banner pubblicitari). Il ddl mira anche a tutelare il diritto di copyright di chi gia' rende i suoi scritti disponibili in rete e quindi gia' consente la libera circolazione delle idee, ma vuole che vengano lette sul suo sito con un semplice click. Insomma, non esistono solo i diritti di chi scrive su blog e siti amatoriali, ma anche quelli dei protagonisti dei loro commenti (che non debbono esserne vittime), quelli dei lettori ad essere correttamente informati e quelli degli altri autori che hanno diritto a veder rispettato il proprio prodotto editoriale. I limiti della legge sono invece altri. Il primo e' affidare ogni decisione in merito ai requisiti per la registrazione all'Autorita' per le Comunicazioni, la quale e' un organismo di emanazione politica, diversamente - ad esempio - dall'ordine dei giornalisti, organismo elettivo e di autocontrollo. In questo modo il parlamento, approvando la legge, darebbe poteri notevoli al governo di turno, oggi Prodi, domani, forse, Berlusconi. Le regole quindi vanno chiaramente stabilite all'inizio, nel testo della legge, in modo che siano discusse dai parlamentari e che non sia poi possibile personalizzarle a seconda della coalizione al potere. Altro aspetto controverso e' quello della presenza di un giornalista direttore responsabile. Questo non e' specificato nella legge ed e' scorretto affermare con certezza che venga stabilito come obbligo. Anzi, proprio perche' all'art 7 comma 2 del ddl e' indicato che "Per le attivitą editoriali svolte su internet dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni", si deve desumere che essere iscritti al registro non comporti la necessita' di un giornalista responsabile, altrimenti non sarebbe necessaria una simile precisazione. Comunque e' evidente che non puo' essere ammissibile prevedere una spesa per un giornalista responsabile per un blog o un sito amatoriale, per giunta non a scopo di lucro, perche' questa si' sarebbe una fortissima limitazione alla liberta' di espressione. Inoltre un blog e' come un megafono con cui si parla in piazza, in questo caso una piazza virtuale, quindi un diverso modo di esercitare il diritto alla liberta' di parola. Questo punto va quindi chiarito bene nella legge. Mi rendo conto che gridare al lupo su questa questione del controllo in internet e parlare di bavaglio al web sia piu' pagante in termini di visibilita' ed elettorali, dati i tanti voti del popolo della rete, ma noi non abbiamo questo fine. Quando il governo Berlusconi progetto' il ddl sul controllo di Internet che venne definito (ancor prima di averlo letto) del Grande Fratello, noi leggemmo il testo, facemmo due conti e ci accorgemmo che la legge non cambiava quasi nulla e non violava i diritti di nessuno. Ma il pressappochismo dell'"informazione" pago' e il ddl fu bocciato. Forse succedera' anche agli articoli di questo testo che riguardano i siti internet, anche nelle parti finalizzate alla protezione dei diritti di tutti. Ma non importa, noi continueremo sempre a dire le cose come stanno, che i ddl li proponga la destra o la sinistra. Gli stralci del ddl inerenti Internet ___________ NB:
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