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Perugia
in America
di
Claudio Giusti*
7 dicembre 2009
7 dicembre 1982 In Texas la prima esecuzione con l’iniezione
letale: Charlie Brooks
Mi è stato chiesto come avrebbero trattato gli Americani il
delitto di Perugia. Provo a rispondere facendo alcune ipotesi
e inizio togliendo subito di mezzo la polemica sulla polizia
scientifica e i forensic labs: ribadendo che gli Americani
farebbero meglio a guardare in casa loro, dove una quantità
di laboratori di polizia sono stati investiti da furiose polemiche
e inchieste di cui sarebbe troppo lungo parlare.
Mi limito a ricordare che il laboratorio dello Houston Police
Department è stato chiuso d’autorità. Fra le molte ragioni
quella che ci pioveva dentro, come del resto pioveva in quello
di Dallas. In quelle due contee hanno avuto fatto più del
10% delle esecuzioni americane e lo stato della loro scienza
forense (vedi il caso di Cameron
Todd Willingham) è così penoso da avere indotto persino
il Parlamento Texano a istituire una commissione d’inchiesta.
Tornando
a Perugia iniziamo notando che il sistema giudiziario americano
è completamente diverso dal nostro (come lo è dai sistemi
di common law) ed è basato sull’assoluta libertà d’azione
di cui dispone il District Attorney. E’ il Procuratore che
decide se incriminare, chi incriminare e per quali reati,
ed è sempre il DA che decide se patteggiare e in che termini.
Questa incondizionata autonomia consente una enorme pressione
sugli accusati e produce una totale arbitrarietà nell’imposizione
sia della pena capitale che delle altre pene. La Procura ha
il completo controllo della situazione e decide se chiedere
o meno la pena di morte (magari dopo essersi consultata con
la famiglia della vittima), se patteggiare o andare al processo
con un’imputazione minore, o se utilizzare la minaccia dell’esecuzione
per ottenere un patteggiamento.
In
Europa lo chiamiamo torturare la gente, ma in America accade
spesso che le cose vadano così: ”Sei in prigione da due anni
in attesa del processo quando si presenta un tizio che dice
- Se ti dichiari colpevole questa è la condanna e fra due
anni sei fuori, ma, se ti ostini a proclamarti innocente,
fra un anno c’è il processo e se vinciamo noi ti ammazziamo
- Voi cosa fareste?” (Birmingham News “A Death Penalty Conversion”,
06/11/2005 e articoli seguenti). Questo potere assoluto consente
di ottenere con il patteggiamento il 70% delle condanne per
omicidio e il 96% di quelle per i felonies (crimini che prevedono
una pensa superiore all’anno).
Il
processo americano è una specie in via d’estinzione. Nei
casi di omicidio con più complici la funzione del DA è stata
paragonata a quella di un regista che assegna le parti in
una recita teatrale. Paragone calzante; non tanto perché è
lui che decide tutto, quanto perché gli americani spezzettano
il processo in tanti procedimenti quanti sono gli imputati,
ognuno dei quali avrà il “suo” dibattimento. In ognuno di
questi la Procura si sente libera di presentare alla giuria
una versione dei fatti completamente diversa dalle altre e
di costringere un imputato, in cambio del patteggiamento,
a fornire la testimonianza adatta alla sua parte (I casi paradigmatici
sono quelli di Jesse DeWayne Jacobs e di Napoleon
Beazley).
La recita di cui parliamo è allestita a beneficio di un pubblico
esiguo ma scelto: i dodici giurati e le loro fobie e pregiudizi:
con il vantaggio che il loro gradimento non deve essere motivato,
perché non devono spiegare le ragioni per cui accettano le
tesi di una parte e non quelle dell’altra. I giurati decidono
all’unanimità se l’imputato è colpevole o non colpevole del
reato ascrittogli, ma non spiegano il ragionamento che li
porta a tale conclusione. Nel processo americano (in cui non
c’è la parte civile) vince chi inizia con gli opening statements
più facilmente comprensibili e conclude con le arringhe (closing
arguments) che raccontano una storia semplice da capire e
ricordare.
Quello
che convince una giuria non è la solidità delle prove, ma
la coerenza del racconto del Procuratore. Se la storia che
le viene esposta funziona sotto l’aspetto narrativo è difficile
che la giuria vada poi a vedere se ci sono prove sufficienti
della colpevolezza dell’imputato. Solo così si spiegano tante
condanne a morte e tantissime condanne alla prigione: alla
giuria è piaciuto di più il racconto che le ha fatto l’Accusa
rispetto a quello della Difesa. Più che un processo un premio
letterario.
In America, i tre di Perugia, sarebbero passibili di pena
capitale, ma ben difficilmente questa sarebbe chiesta per
tutti e gli scenari possibili erano almeno due. Nella prima
sceneggiatura, che chiameremo “Impicca il negro”, la parte
principale è assegnata all’imputato di colore per il quale
si chiede la pena di morte. Al ragazzo bianco sarà invece
data la parte del complice pentito che, in cambio di una condanna
all’ergastolo, dà alla giuria una versione concordata con
l’Accusa. La ragazza bianca, in questa versione della recita,
se la caverebbe con poco o nulla; l’importante è che si presenti
in aula in veste di vittima delle circostanze.
La
seconda sceneggiatura è ben più intrigante e originale della
prima e ha per titolo “A morte la strega”. In essa la parte
principale è assegnata alla ragazza (che i tabloid inglesi
chiamano Foxy Knoxy), mentre i due maschi reciteranno quella
dei poveri coglioni irretiti dalla dark lady. La bionda dallo
sguardo di ghiaccio sarà dipinta come una perversa mangiatrice
di uomini che, nel suo delirio di onnipotenza, non si ferma
davanti a nulla. Una sadica pervertita che merita la morte.
Queste sono ovviamente le mie fantasie di studioso, ma occorre
tenere presente che la realtà la fantasia la supera sempre.
Non per nulla a Washington (lo Stato di Amanda Knox) un serial
killer ha patteggiato 48 omicidi.
*
membro del Comitato Scientifico dell'Osservatorio
 
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