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Grande
e bella manifestazione in difesa della liberta' di informazione
di
Guido Columba*
A piazza del Popolo una grande e bella manifestazione politica
Sul palco 100 voci del giornalismo e della società sulle note
di “Libertà e partecipazione” di Gaber
Dal
palco cento voci del giornalismo e della società civile, in
piazza centomila cervelli a testimoniare il valore della libertà
di informazione, prima condizione della libertà e dell’autonomia
di tutti, sintetizza Franco Siddi, segretario generale della
Fnsi. Alla colonna sonora Marina Rei per ricordare, con le
parole di Giorgio Gaber, che “libertà è partecipazione”.
E’
stata proprio una grande e bella manifestazione politica quella
promossa dalla Federazione della Stampa sabato 3 ottobre in
piazza del Popolo a Roma. Grande e bella perchè è stata partecipata,
composta e civile. Politica perchè aveva l’intento dichiarato
di protestare contro idee e comportamenti di maggioranza parlamentare
e governo allo scopo di ottenere che cessino attacchi, intimidazioni
e tentativi di limitazione della libertà d’informazione.
Politica
perchè non si deve cadere nella provocazione di chi l’ha avversata.
Non ci si deve lasciare aggredire e intimidire. Soprattutto
quando si ha ragione. Soprattutto quando l’aggressione è il
metodo scelto a tavolino e perseguito con spietata determinazione
da chi detiene il potere e non vuole rendere conto di come
lo esercita. Tanto più che la manifestazione di piazza del
Popolo aveva proprio questo scopo: dimostrare che intimidazioni,
minacce, ritorsioni, leggi liberticide e quant’altro non riescono
a far tacere la voce della democrazia.
La parola politica, adoperata e praticata in modo corretto,
è una gran bella parola. Indica la partecipazione alla teoria
e all’organizzazione della società civile. La partecipazione,
appunto, degli abitanti della “polis” alle decisioni che riguardano
l’interesse comune, e in questo ambito l’interesse proprio,
alle scelte che individuino i modi e i mezzi per ricercare
prosperità e giustizia, di tutti e quindi di ciascuno.
Non
è il nostalgico ricordo della “Città ideale” di Platone o
della “Città del sole” di Campanella, ma la lezione – di una
folgorante lucidità di analisi e attualità di linguaggio –
con la quale Alexis de Toqueville (lo ha ricordato Neri Marcorè
leggendone sul palco un paio di pagine) nel 1830 descriveva,
nel suo capolavoro “La Democrazia in America”, il discrimine
tra governo di tutti e governo di uno solo. Quella ricorrente
distinzione tra “popolo bue” e colui che di volta in volta
si è autoproclamato Unto del Signore, Scelto, Designato, Duce,
Migliore, Grande Timoniere, Grande Guida, Meno male che Lui
c’è.
Grande
bella manifestazione politica dunque. Perchè politico, nel
senso deteriore questa volta, è l’attacco che da mesi e mesi
la maggioranza parlamentare e il governo conducono con tutti
i mezzi, corretti e no, contro magistratura e giornalisti
che in una moderna democrazia di impronta liberale hanno il
compito, e il dovere, di sorvegliare che l’esercizio del potere
avvenga in modo corretto e abbia lo scopo di realizzare il
bene comune. E dunque politico era lo scopo della manifestazione
di piazza del Popolo e politico ne è stato lo svolgimento.
Nessuna ipocrisia.
Forze politiche e sociali hanno l’interesse, e anche il dovere,
di far si’ che si possano esercitare le libertà civili e costituzionali,
a partire da quella tutelata dall’art 21 della Costituzione.
E’ proprio questo l’assunto di base della manifestazione di
piazza del Popolo: il diritto alla libertà dell’informazione
non è dei giornalisti ma piuttosto dei cittadini. Le forze
del giornalismo da sole hanno già fatto tante manifestazioni
, convegni, cortei con bandiere, striscioni e slogan.
L’Unci in particolare ha fatto il Giro d’Italia della libertà
contro il ddl Alfano con 30 manifestazioni in altrettante
città. Tutto questo grande impegno, in cui le forze del giornalismo
hanno lottato compatte, non è bastato. Non poteva bastare
perchè lo scopo politico di maggioranza parlamentare e governo
non è quello di correggere abusi, travalicamenti, errori.
Ma proprio quello, tutto politico – e nel senso deteriore
del termine – di eliminare l’azione di “cane da guardia” del
potere esercitata dalla libera stampa e dalla informazione.
Lo
ha ricordato il presidente emerito della Corte Costituzionale,
Valerio Onida, dal palco di piazza del Popolo. La libertà
di informazione è assolutamente indispensabile perchè il cittadino
sappia cosa accade e sapendolo se ne faccia un’opinione, e,
avendo un’opinione informata, possa esercitare scelte consapevoli.
La libertà di informazione, dunque, è uno degli ingredienti
“primordiali” di una società liberale e democratica.
Lo
ha ricordato con precisione don Antonio Sciortino, direttore
di Famiglia Cristiana, nel messaggio letto durante la manifestazione:
“la legittimazione del voto popolare non autorizza nessuno
a colonizzare lo Stato e a plasmare il Paese di un pensiero
unico senza diritto di replica”. Manifestazione politica,
dunque, non partitica come i denigratori hanno cercato di
farla apparire.
Certo in piazza c’erano molti esponenti delle forze politiche
di opposizione –D’Alema, Franceschini, Bersani, Marino, Fassino,
Veltroni, Gentiloni, Vita, Morassut, Realacci, Bertinotti,
Vendola, Di Pietro, Donadi, Orlando, Ferrero, Fava, Giulietti
– ed era doveroso che ci fossero. Ricade su di loro buona
parte della responsabilità di ciò che maggioranza e governo
hanno fatto e vorrebbero ancora fare. Altrettanto doveroso
è stato che non salissero sul palco dove si sono avvicendate
solo e soltanto le cento diverse voci del giornalismo e della
società civile. Perfino la Cgil, che ha dato un contributo
determinante per la riuscita della manifestazione, ha avuto
l’intelligenza di tenere un passo indietro il leader Epifani
per far parlare solo Fammoni, responsabile confederale dei
problemi della comunicazione.
Gli
esponenti politici hanno parlato con i giornalisti che li
assediavano, come fanno sempre in ogni occasione in cui li
hanno a tiro, e ciascuno di loro ha detto la propria opinione.
Ma è stata una voce privata raccolta dai giornalisti nel backstage
di piazza del Popolo. Bilanciata dalla voce critica dei tanti
esponenti di maggioranza e governo, e qualche giornalista,
che hanno detto peste e corna della manifestazione. Ancor
prima che si svolgesse. Qui si ha una nitida fotografia di
come maggioranza e governo intendono la politica: avrebbero
preteso che gli esponenti di opposizione non fossero presenti
in piazza e di poter, dunque, tempestare loro soltanto contro
la manifestazione.
Il
fatto che gli oppositori ci fossero – ma non abbiano parlato
dal palco – e che ci fossero tra i centomila in piazza le
bandiere dei loro partiti (frammiste a quelle di tutte le
organizzazioni del giornalismo e di mille altre sigle e associazioni
civili e striscioni e cartelloni ideati da singoli cittadini),
lo sfruttano per dire che è stata una “manifestazione politica
contro il governo”. Certo che lo è stata, lo era nelle premesse.
Alla luce del sole.
Era,
ed è stata, come ha esplicitamente indicato Franco Siddi la
volontà di “disturbare il manovratore”, i manovratori, in
ogni stagione, sempre quando sarà necessario”. Perchè politico
è l’attacco alla libertà di informazione. La quale, al di
là delle farsesche affermazioni di maggioranza e governo,
è proprio quella cosa nitidamente esposta da Roberto Saviano
: “la serenità di lavorare, la possibilità di raccontare senza
doversi aspettare ritorsioni personali”.
Libertà di informazione, ha testimoniato Sergio Lepri, storico
direttore dell’Ansa, che ha sperimentato cosa “significa una
società senza libera informazione, ascoltare una sola voce
e non poter esprimere la propria”, che è stata ieri difesa
dal “diritto all’indignazione” di piazza del Popolo e delle
altre piazze in Italia e all’estero dove si sono svolte analoghe
manifestazioni. Libertà di informazione, ha ammonito il presidente
dell’Ordine Lorenzo Del Boca, che deve essere completa e garantita
a tutti, a chi ci piace e a chi non ci piace.
Teoria
e pratica sempre esercitata dall’Unci che – rivendicando di
essere, come la voce di Manzoni nella poesia 5 Maggio “vergin
di servo encomio e di codardo oltraggio” - nei comunicati
di adesione alla manifestazione ha sempre sostenuto che, pur
avendo ben chiaro chi sta da una parte e chi dall’altra, non
è possibile delegare ad alcuno l’esclusiva di impersonare
la libertà d’informazione. E che dunque riconosce il diritto
di Augusto Minzolini a criticare nei suoi editoriali le posizioni
del sindacato unico e unitario dei giornalisti. A
maggior ragione ieri quando il Tg1 delle 20 ha correttamente
elencato al quarto posto dei suoi titoli: “A Roma manifestazione
per la libertà di stampa. In piazza giornalisti ma anche politici
di sinistra e Cgil. Scontro maggioranza-opposizione”.
Ma
abbiamo detto con estrema chiarezza, anche, che il giornalismo
non è politica e che troppi giornalisti invece di svolgere
il loro mestiere si comportano, o tentano di farlo, da politici.
Questo tipo di preteso giornalismo diventa così uno strumento
di battaglia politica - con tutte le sue asprezze, ruvidità
e colpi proibiti - nella quale colpire gli avversari e difendere
gli amici, piuttosto che il mezzo per portare i cittadini
a conoscenza delle opinioni dei protagonisti della politica.
Così si coinvolge indebitamente tutto il mondo del giornalismo,
anche quello che è attento a rispettare ruolo e limite propri,
ad essere cioè lo specchio che riflette gli avvenimenti e
la società che descrive, a cercare di interpretare i fatti
e a spiegare cosa ci sia dietro la facciata. E abbiamo lottato,
con tutte le nostre forze, contro il ddl Alfano sulle intercettazioni,
con la medesima determinazione con lui lo facemmo nel 2007
contro l’analogo disegno di legge Mastella.
Lo scontro in atto in realtà, lo ha dimostrato proprio la
giornata di ieri, è ben più ampio. Lo ha rilevato con precisione
Roberto Natale, presidente della Fnsi : “siamo in piazza per
parlare dei problemi dell’informazione, non come problemi
di una categoria, ma come attacco al diritto di una comunità
nazionale ad essere informata”. Nessuna ipocrisia neanche
sui numeri. Alla manifestazione ieri saremo stati in circa
100 mila. Dal palco, con il consueto ottimismo degli organizzatori,
il conduttore Andrea Vianello, ha parlato di 150 mila presenti.
Dalle prime file gli hanno ribattuto che eravamo il doppio
e lui ha detto al microfono, “300 mila? e va bene”. Dando
l’estro ai colleghi sempre a caccia di sensazionalismo, anche
quello più stupido, di titolare “Per gli organizzatori 300
mila in piazza”.
Ha
fatto da pendant la miserabile sortita della Questura di Roma
non paga di “dare i suoi numeri” pessimisti – come prevede
il tradizionale fair –play del gioco delle parti - quanto
ottimisti sono quelli degli organizzatori. Ha voluto pedantemente,
farsescamente dettagliare che Piazza del Popolo ha una superficie
di 17.100 metri quadrati e che poichè “l’area di 1 mq può
contenere al massimo la presenza di quattro persone” alla
manifestazione hanno partecipato in tutto 60 mila persone.
La Questura si è dimenticata di precisare quale debbano essere
peso e circonferenza addominale delle quattro persone che
devono stiparsi in un metro quadro: esiste infatti l’eventualità
che quattro individui del peso di 70 chili vadano bene, ma
che se uno di loro ne pesa 90 faccia saltare tutte le statistiche.
Esiste
anche, e la Questura lo sa bene, il via vai di partecipanti
per cui un medesimo metro quadrato nel corso di una manifestazione
della durata di diverse ore viene occupato da molte persone
in più delle quattro teoricamente indicate: (8, 12, 16 e così
via). Ma esiste, soprattutto, il filmato, lungo ore ed ore,
che l’elicottero della polizia che roteava ossessivamente
su piazza del Popolo ha registrato: dal quale doveva risaltare
con tutta evidenza che pieni erano anche l’adiacente piazzale
Flaminio e per un lungo tratto anche il “Tridente” – via di
Ripetta, via del Corso, via del Babuino – che si diparte da
piazza del Popolo.
Dalla
grande e bella manifestazione politica di ieri esce un messaggio
e un impegno. Il messaggio che il tema della libertà dell’informazione
non è solo patrimonio dei giornalisti, che troppo spesso l’hanno
mantenuto nel chiuso delle loro stanze paurosi di declinarlo
all’aperto e che, proprio per essere stato portato in una
piazza così grande e politica, ha per una volta tanto “sfondato
il video” occupando televisioni e quotidiani. L’impegno a
continuare con la spina dorsale dritta, e con la massima efficacia,
la battaglia in difesa del diritto-dovere di cronaca – il
diritto del cittadino di essere informato in modo corretto,
completo e tempestivo, il dovere del giornalista di farlo
secondo scienza e coscienza – essendo consapevoli della lapalissiana
circostanza che ha ricordato ieri Saviano: “verità e potere
non coincidono mai”.
*
presidente dell'Unione Nazionale Cronisti Italiani
 
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