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04 ottobre 2009
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Rovesciare Berlusconi ? No, vogliamo poterlo criticare liberamente
di Rita Guma*

Il problema non e' rovesciare Berlusconi, ma poter criticare lui e le leggi che emana senza essere aggrediti, tacciati di essere comunisti, sfascisti, e senza essere inseriti in dossier come quelli di Pio Pompa.

Il problema e' poter parlare - come avviene in tutte le democrazie occidentali, a partire dagli Stati Uniti - dei suoi scheletri nell'armadio, giudiziari, finanziari, legislativi e personali, senza essere censurati, radiati dalla TV pubblica, insultati etc etc.

Il problema e' poter avere una stampa libera di riportare i fatti di rilevanza pubblica senza che intervenga una legge ad hoc per i potenti e i loro amici che imponga la segretezza degli atti per tutto il tempo necessario ad ingannare i cittadini sulla reale natura di chi li governa.

Il problema e' poter avere TG imparziali e non veline di palazzo che, oltre a selezionare le informazioni da dare in modo da non nuocere all'editore di riferimento, si lanciano anche in attacchi ad una libera manifestazione di dissenso cercando di travisarne il fine e il contenuto, nella miglior tradizione propagandistica.

Per un Anno Zero che evidentemente attacca il premier (riportano pero' fatti reali che non trovano spazio nel resto della RAI) c'e' peraltro un Porta a Porta prono in modo imbarazzante al capo del governo, mentre un TG dovrebbe assicurare, pur nella diversa prospettiva da sempre addottata dalle tre reti (e che una volta almeno rispecchiavano nel complesso l'intero caleidoscopio del sentire popolare) una informazione completa e corretta, non tagliata e cucita su misura, e editoriali garbati e rispettosi di TUTTI i cittadini, non solo di quelli che sostengono l'editore di riferimento.

Insomma, non abbiamo problemi su Berlusconi al governo, abbiamo problemi se Berlusconi diventa Ceausescu, come sempre piu' sta accadendo. Ricordo di aver visto a suo tempo in Romania la TV unica in cui gli intervenuti alle trasmissioni recitavano poemi a Ceausescu e in cui cori maschili e femminili cantavano odi al dittatore. Vi ricorda qualcosa?

Per noi Berlusconi puo' restare al suo posto ma deve poter essere criticato, e - se egli stesso si mette nei pasticci con stallieri mafiosi poi definiti 'eroi', con falsi in bilancio, minorenni o candidate 'appariscenti' nelle liste - si deve poterlo dire, scrivere e commentare. Se gli vengono poste domande sulle sue frequentazioni (dalle 11 domande della Padania su come avesse fatto i primi soldi e sui suoi rapporti con la mafia alle 10 domande odierne di repubblica sui suoi rapporti con le 'donnine'), egli deve rispondere, come fanno tutti i leader dei Paesi occidentali.

Se cio' non gli e' gradito, non ha che da comportarsi secondo quei principi che dice di difendere, cattolici apostolici romani e secondo l'etica del merito e non del clientelismo - mantenendosi distante da inquisiti e condannati, invece di candidarli o asumerli al suo servizio - e non ci sara' nulla da rimproverargli, ne' - per noi cittadini - ci sara' da temere che egli sia ricattabile da chi conosce questi altarini ma lo aiuta a coprirli...

La manifestazione di ieri a Roma e' stata un successo, anche se i partiti (ma e' normale, e questo un giornalista onesto dovrebbe saperlo) hanno cercato di strumentalizzarla, rendendo a mio avviso un pessimo servizio agli organizzatori, ai partecipanti 'laici' ed ai cittadini tutti, perche' si e' potuto parlare di manifestazione della sinistra o dell'opposizione, mentre al raduno avevano aderito l'Ordine dei Giornalisti, l'Unione Nazionale Cronisti, l'Unione Stampa Cattolica Italiana e molte organizzazioni (come la nostra) che di politico non hanno proprio niente, anzi sono trasversali e super partes.

Che ci fossero le bandiere era proprio quello che i sostenitori del Berlusconi editore di 6 reti (quindi non del politico e amministratore della cosa pubblica, che avrebbe pieno titolo a governare, liberato dai suoi conflitti di interessi e dalla possibilita' di condizionare i media e quindi l'opinione pubblica) volevano, per poter dire, ecco, non era il popolo, la gente, erano i partiti. Ed e' cio' che alcuni giornali, ad es La Stampa (il cui Comitato di redazione aveva peraltro aderito all'iniziativa) hanno infatti detto (fingendo di fare cronaca, mentre hanno infarcito di commenti tendenziosi l'intero pezzo, omettendo informazioni significative sull'inziativa).

Cosi', mentre il PD critica l'editoriale di Minzolini, dovrebbe fare mea culpa, insieme all'Italia dei valori ed alla Sinistra extraparlamentare. Dire 'ci siamo' porta consensi al partito, ma etichetta la causa, che era sacrosanta e trasversale. Perche' e' ovvio che anche i partiti di opposizione in questi casi sono portatori di un conflitto di interessi, visto che mirano proprio a sostituire Berlusconi, prima o poi. Ed e' ovvio che se Berlusconi puo' controllare sei reti nazionali e molta stampa le bandiere di partito sarano usate per indurre i telespettatori e i lettori a pensare che in piazza ci fossero partiti e non semplici giornalisti e cittadini.

Quando e' in pericolo la liberta' di stampa (e quindi la democrazia), i partiti debbono agire, non manifestare (o per lo meno non manifestare con una bandiera, come aveva chiesto la FNSI). Agire nelle aule parlamentari, diversamente da come e' stato fatto per lo scudo fiscale, agire facendo in modo che sui grandi giornali non embedded sia dato spazio a tutta l'informazione, e non solo a quella che fa comodo all'altra parte o danneggia l'avversario.

Cio' non accade. Insomma, il problema in Italia, come sempre, non e' solo la maggioranza, ma anche l'opposizione.

* presidente Osservatorio

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