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Rovesciare
Berlusconi ? No, vogliamo poterlo criticare liberamente
di
Rita Guma*
Il
problema non e' rovesciare Berlusconi, ma poter criticare
lui e le leggi che emana senza essere aggrediti, tacciati
di essere comunisti, sfascisti, e senza essere inseriti in
dossier come quelli di Pio Pompa.
Il problema e' poter parlare - come avviene in tutte le democrazie
occidentali, a partire dagli Stati Uniti - dei suoi scheletri
nell'armadio, giudiziari, finanziari, legislativi e personali,
senza essere censurati, radiati dalla TV pubblica, insultati
etc etc.
Il
problema e' poter avere una stampa libera di riportare i fatti
di rilevanza pubblica senza che intervenga una legge ad hoc
per i potenti e i loro amici che imponga la segretezza degli
atti per tutto il tempo necessario ad ingannare i cittadini
sulla reale natura di chi li governa.
Il problema e' poter avere TG imparziali e non veline di palazzo
che, oltre a selezionare le informazioni da dare in modo da
non nuocere all'editore di riferimento, si lanciano anche
in attacchi ad una libera manifestazione di dissenso cercando
di travisarne il fine e il contenuto, nella miglior tradizione
propagandistica.
Per
un Anno Zero che evidentemente attacca il premier (riportano
pero' fatti reali che non trovano spazio nel resto della RAI)
c'e' peraltro un Porta a Porta prono in modo imbarazzante
al capo del governo, mentre un TG dovrebbe assicurare, pur
nella diversa prospettiva da sempre addottata dalle tre reti
(e che una volta almeno rispecchiavano nel complesso l'intero
caleidoscopio del sentire popolare) una informazione completa
e corretta, non tagliata e cucita su misura, e editoriali
garbati e rispettosi di TUTTI i cittadini, non solo di quelli
che sostengono l'editore di riferimento.
Insomma,
non abbiamo problemi su Berlusconi al governo, abbiamo problemi
se Berlusconi diventa Ceausescu, come sempre piu' sta accadendo.
Ricordo di aver visto a suo tempo in Romania la TV unica in
cui gli intervenuti alle trasmissioni recitavano poemi a Ceausescu
e in cui cori maschili e femminili cantavano odi al dittatore.
Vi ricorda qualcosa?
Per noi Berlusconi puo' restare al suo posto ma deve poter
essere criticato, e - se egli stesso si mette nei pasticci
con stallieri mafiosi poi definiti 'eroi', con falsi in bilancio,
minorenni o candidate 'appariscenti' nelle liste - si deve
poterlo dire, scrivere e commentare. Se
gli vengono poste domande sulle sue frequentazioni (dalle
11 domande della Padania su come avesse fatto i primi soldi
e sui suoi rapporti con la mafia alle 10 domande odierne di
repubblica sui suoi rapporti con le 'donnine'), egli deve
rispondere, come fanno tutti i leader dei Paesi occidentali.
Se
cio' non gli e' gradito, non ha che da comportarsi secondo
quei principi che dice di difendere, cattolici apostolici
romani e secondo l'etica del merito e non del clientelismo
- mantenendosi distante da inquisiti e condannati, invece
di candidarli o asumerli al suo servizio - e non ci sara'
nulla da rimproverargli, ne' - per noi cittadini - ci sara'
da temere che egli sia ricattabile da chi conosce questi altarini
ma lo aiuta a coprirli...
La
manifestazione di ieri a Roma e' stata un successo, anche
se i partiti (ma e' normale, e questo un giornalista onesto
dovrebbe saperlo) hanno cercato di strumentalizzarla, rendendo
a mio avviso un pessimo servizio agli organizzatori, ai partecipanti
'laici' ed ai cittadini tutti, perche' si e' potuto parlare
di manifestazione della sinistra o dell'opposizione, mentre
al raduno avevano aderito l'Ordine dei Giornalisti, l'Unione
Nazionale Cronisti, l'Unione Stampa Cattolica Italiana e molte
organizzazioni (come la nostra) che di politico non hanno
proprio niente, anzi sono trasversali e super partes.
Che
ci fossero le bandiere era proprio quello che i sostenitori
del Berlusconi editore di 6 reti (quindi non del politico
e amministratore della cosa pubblica, che avrebbe pieno titolo
a governare, liberato dai suoi conflitti di interessi e dalla
possibilita' di condizionare i media e quindi l'opinione pubblica)
volevano, per poter dire, ecco, non era il popolo, la gente,
erano i partiti. Ed e' cio' che alcuni giornali, ad es La
Stampa (il cui Comitato di redazione aveva peraltro aderito
all'iniziativa) hanno infatti detto (fingendo di fare cronaca,
mentre hanno infarcito di commenti tendenziosi l'intero pezzo,
omettendo informazioni significative sull'inziativa).
Cosi',
mentre il PD critica l'editoriale di Minzolini, dovrebbe fare
mea culpa, insieme all'Italia dei valori ed alla Sinistra
extraparlamentare. Dire 'ci siamo' porta consensi al partito,
ma etichetta la causa, che era sacrosanta e trasversale. Perche'
e' ovvio che anche i partiti di opposizione in questi casi
sono portatori di un conflitto di interessi, visto che mirano
proprio a sostituire Berlusconi, prima o poi. Ed e' ovvio
che se Berlusconi puo' controllare sei reti nazionali e molta
stampa le bandiere di partito sarano usate per indurre i telespettatori
e i lettori a pensare che in piazza ci fossero partiti e non
semplici giornalisti e cittadini.
Quando e' in pericolo la liberta' di stampa (e quindi la democrazia),
i partiti debbono agire, non manifestare (o per lo meno non
manifestare con una bandiera, come aveva chiesto la FNSI).
Agire nelle aule parlamentari, diversamente da come e' stato
fatto per lo scudo fiscale, agire facendo in modo che sui
grandi giornali non embedded sia dato spazio a tutta l'informazione,
e non solo a quella che fa comodo all'altra parte o danneggia
l'avversario.
Cio'
non accade. Insomma, il problema in Italia, come sempre, non
e' solo la maggioranza, ma anche l'opposizione.
*
presidente Osservatorio
 
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