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14 dicembre 2008
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Brunetta
: aumentare l'eta' pensionabile delle donne Una volta il cavaliere aveva detto una cosa intelligente, che però non riesce a far applicare: i ministri non dovrebbero sovresporsi in tv, perché la fama da alla testa ... più sono davanti alle tv e meno lavorano e più finiscono per sparare cazzate. Come sempre occorrerebbe fare distinzione e non sparare nel mucchio, ogni situazione è diversa, ci sono donne che non hanno mai fatto nulla in vita loro (rare ma ci sono) ed altre (molte) che hanno lavorato per tre persone, e quindi è sacrosanto che vadano in pensione a 60 anni. Bisognava semmai evitare le sconcezze del passato, quando false contadine andavano in pensione con soli 5 anni di piccoli contributi previdenziali e non avendo mai lavorato in campagna o insegnanti andavano in pensione dopo aver lavorato dieci anni effettivi (cinque li passavano tra gravidanze ed esaurimenti nervosi ...) riscuotendo subito la pensione ... Ma lo sa il Brunetta che ci sono dei nuclei famigliari che si reggono sulla pensione delle madri e delle nonne? Perché il padre ed il nonno sono già morti da tempo? Ed i figli sono disoccupati o lavoratori atipici e part time? Ma in che cazzo di mondo vive? Già noi non sappiamo se e quando andremo in pensione, che almeno possano andare le nostre mogli! Io se potessi mi farei dare indietro tutti i soldi versati all'INPS e la pensione me la farei per conto mio! Essendo un lavoratore atipico da parecchi anni (prima versavo come artigiano e poi agricoltore) in pratica pur avendo versato un piccolo patrimonio, che vada bene mi daranno la pensione minima (quando mi spetterà cioè dopo 40 anni di contribuzione) e se dovessi morire a mia moglie andrebbe la reversibilità del 60% della minima, cioè quasi nulla ... e questo sarebbe un paese civile? e un ministrucolo vorrebbe ancora peggiorare la situazione? ciao claudio m. Risponde il nostro staff In realta' non si tratta di un'idea del governo, ma l'Italia deve adeguarsi ad una decisione del 13 dicembre 2008 della Corte di giustizia europea, che ha condannato il nostro Paese al pagamento di una sanzione pecuniaria per la "discriminazione" tra i sessi dovuta alla norma che riconosce alle lavoratrici pubbliche il diritto alla pensione di anzianita' a 60 anni mentre per gli uomini e' a 65. La Corte rileva che "Come risulta da una costante giurisprudenza, l'art. 141 CE vieta qualsiasi discriminazione in materia di retribuzione tra lavoratori di sesso maschile elavoratori di sesso femminile, quale che sia il meccanismo che genera questa disuguaglianza. Secondo questa stessa giurisprudenza, la fissazione di un requisito di età che varia secondo il sesso per la concessione di una pensione che costituisce una retribuzione ai sensi dell'art. 141 CE è in contrasto con questa disposizione". Inoltre, secondo la Corte, "Anche se l'art. 141, n. 4, CE autorizza gli Stati membri a mantenere o a adottare misure che prevedano vantaggi specifi-ci, diretti a evitare o compensare svantaggi nelle carriere professionali, al fine di assicurare una piena uguaglianza tra uomini e donne nella vita professionale, non se ne può dedurre che questa disposizione consente la fissazione di una tale condizione di età diversa a seconda del sesso. Infatti, le norme nazionali previste da tale disposizione debbono, in ogni caso, contribuire ad aiutare la donna a vivere la propria vita lavorativa su un piano di parità rispetto all'uomo. La fissazione, ai fini del pensionamento, di una condizione d'età diversa a seconda del sesso non è tale da compensare gli svantaggi ai quali sono esposte le carriere dei dipendenti pubblici di sesso femminile aiutando queste donne nella loro vita professionale e ponendo rimedio ai problemi che esse possono incontrare durante la loro carriera professionale". Concordiamo sul fatto che le donne lavorano complessivamente - fra cure domestiche e alla persona e ore di lavoro impiegatizio o professionale - molto di piu' degli uomini, come dimostrato da tutte le indagini statistiche, e quindi sono piu' usurate, tuttavia questo non e' un argomento preso in considerazione (o che poteva essere preso in considerazione) dalla Corte UE, che ha valutato semplicemente le differenze contrattuali fra uomini e donne nel nostro Paese sotto l'aspetto pensionistico e le ha ritenute una discriminazione da eliminare. Pertanto il governo si adegua. Va aggiunto - a onor del vero - che il governo non e' altrettanto lesto ad adeguarsi ad altre decisioni delle Corti europee (come lamentato dalla Corte dei diritti dell'uomo, dal Consiglio d'Europa e come nel caso della sentenza UE sulle concessioni radiotelevisive). ___________ NB:
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