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NEW del 23 giugno
2006
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Intercettazioni
: tutela della privacy ad intermittenza Se qualcuno ha avuto occasione di leggere l'ultimo numero di un noto settimanale (*) avra' avuto modo di inquietarsi non poco. I vertici di Telecom sostengono di aver scoperto un archivio segreto; si tratta di un database contenente miliardi di file con numeri, orari, dati anagrafici degli utenti, etc. Le indagini di Telecom - sempre stando al settimanale - sono state avviate dopo l'inchiesta della Procura di Milano. Non e' una vicenda di poco conto: e' possibile infatti che da questa "rete parallela" spioni pubblici e privati abbiano "succhiato" informazioni riservate violando su scala di massa la privacy di migliaia e migliaia di cittadini ignari. Ancora piu' inquietante e' il fatto che a questa vicenda di violazione della privacy su scala di massa siano collegati anche altri "fattacci" della cronaca recente come, ad esempio, la "cancellazione" dai tabulati telefonici della Telecom, consegnati alla Procura di Palermo nell'ambito di importanti indagini antimafia, di alcune chiamate dei boss mafiosi. Da questo punto di vista lo scandalo del "database Telecom" potrebbe essere definito come la madre di tanti altri scandali laterali ma non per questo meno importanti. Di fronte a questo scenario colpisce il silenzio dei politici. Ci si sarebbe aspettata una levata di scudi in difesa delle "garanzie del cittadino violate dalla multinazionale telefonica". E invece silenzio assoluto. Al solito, la politica in Italia si interessa delle garanzie solo nel momento in cui sono messi a repentaglio non i diritti dei cittadini, ma i diritti degli onorevoli parlamentari. E infatti arriviamo alle vicende di questi ultimi giorni. O perlomeno, alle vicende di cui si parla nei Tg di Rai e Mediaset, che sono solo una parte di quello che effettivamente accade. Succede che alcuni giudici abbiano eseguito delle intercettazioni ambientali - nel pieno rispetto delle procedure stabilite dalla legge - allo scopo di accertare se fossero stati compiuti dei reati durante alcune operazioni sospette a carico di certe persone, tra cui il principe di Savoia. I contenuti delle intercettazioni sono poi andati a finire sui giornali, come del resto la legge consente di fare, ed e' venuto alla luce un mondo squallido fatto di ricatti, di scambio di favori, di denaro e di prestazioni sessuali. Tanto piu' squallido se si pensa che - ove confermata - nella vicenda appaiono implicati anche personaggi legati alla politica che quindi dovrebbero avere a cuore gli interessi generali, non quelli personali (o perlomeno, non solo quelli). La classe politica italiana avrebbero dovuto cogliere l'occasione - come dicemmo gia' tempo fa in altro commento - per prendere le distanze dalle mele marce, per isolare i comportamenti spregevoli e coloro che antepongono l'arricchimento personale e/o l'interesse privato all'interesse pubblico. E invece, sorvolando elegantemente sull'intreccio delle nefandezze che veniva portato alla luce dalle stesse intercettazioni, ha preferito inveire contro la "violazione della privacy" dei personaggi eccellenti coinvolti nelle losche vicende. Il guardasigilli Mastella, che improvvisamente ritrova l'accordo con Fini ed altri esponenti del precedente governo, si dichiara pronto a cambiare la legge sulle intercettazioni ambientali. Avevamo gia' visto un film analogo quando si parlava dei pentiti e del loro presunto "uso politico" per colpire questo o quell'esponente di partito. Alla campagna di delegittimazione dei pentiti segui' la promulgazione di una legge che di fatto scoraggio' i pentimento o la collaborazione con la giustizia, mettendo di fatto i bastoni tra le ruote a Forze dell'ordine e magistratura impegante nel contrasto alla criminalita' organizzata. Adesso e' il turno delle intercettazioni ambientali che - a detta di un consistente schieramento bipartisan - ledono la "privacy". Peccato che l'ampio fronte "garantista-ad-intermittenza" abbia perso ormai la credibilita'. Riesce ad acquisire un certo grado di consenso grazie alla propaganda ed al bombardamento di un parte dei mass-media nonche' all'opera interessata di alcuni giornalisti pennivendoli, ma puzza di menzogna, di opportunismo e di codardia. E l'odore nauseabondo si sente lontano dieci miglia! Dove sono gli iper-garantisti quando pochi giornalisti indipendenti denunciano l'uso illegale delle informazioni contenute negli archivi telefonici? Che fine hanno fatto i vari Mastella, Polito, Fini, Violante, quando ad essere colpiti non sono stati i diritti alla privacy degli eletti, ma quelli degli elettori? Senza contare che nel caso dei personaggi eccellenti le intercettazioni ambientali sono state eseguite nel pieno rispetto delle procedure stabilite dallo stesso Parlamento, mentre l'intromissione dei "furbetti" negli archivi telefonici e' avvenuta abusivamente. L'Osservatorio e' e rimane garantista: per cui crede fermamente nella presunzione d'innocenza, fino a prova contraria. Ma ci sentiamo, in questo caso, di dare ragione a Pannella - che certo non e' mai stato tenero coi magistrati - quando dice che "chi assume una carica politica perde il diritto di non essere conosciuto". Un po' come i calciatori, del resto, per i quali la pubblicazione dei contenuti delle intercettazioni non e' stata accompagnata dalle grida sguaiate bi-partisan dei deputati contro la "privacy violata". Ed allora, nell'attesa che la magistratura continui nell'opera di accertamento dei fatti e delle loro conseguenze penali, coi suoi tempi e con le sue procedure, i politici la smettano di propinarci il loro "garantismo interessato" a cui riesce sempre piu' difficile credere, e comincino a far cambiar mestiere a coloro che vengono colti con le mani nel sacco. (*) L'Espresso, 22.06.2006. * Referente per Ravenna ed Emilia Romagna dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus ___________ NB:
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