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NEW del 12 luglio
2005
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Abu
Omar e lotta al terrorismo : stampa USA valuta il metodo Italia Strano, ma vero: volendo leggere qualcosa di semplice e sensato sulla "guerra al terrorismo" tocca ricorrere a un giornale americano, il Chicago Tribune, il quotidiano che ha seguito con particolare attenzione la vicenda della presunta "rendition" di Abu Omar. Meglio dimenticare i proclami teo-con degli ultimi giorni, le dichiarazioni sullo stato di guerra (ma contro quale paese?), e concentrarsi sulla situazione storica e geografica di Europa e Stati Uniti per capire che, pur essendo alleati, e senza timore di essere tacciati di anti-americanismo e irriconoscenza, non possiamo affrontare il problema terrorismo usando tutti lo stesso approccio. Secondo Tom Hundley e John Crewdson, corrispondenti del Chicago Tribune, gli Stati Uniti vedono la guerra contro il terrorismo come una guerra che si conduce lontano dal suolo patrio. Nel suo discorso del 28 giugno, a Fort Bragg, il Presidente Bush ha detto che l'esercito degli Stati Uniti combatte in Iraq e in Afghanistan "per sconfiggere [i terroristi] all'estero, prima che ci attacchino in casa". Gli Stati europei hanno invece un atteggiamento diverso gia' alla base. Siccome importanti strati della loro popolazione indigena sono di fede musulmana, e poiche' si trovano geograficamente assai vicini al Medio Oriente, gli europei devono necessariamente fare piu' affidamento sulle arti nascoste dei sistemi di sorveglianza della polizia, e sui risultati del lavoro di intelligence. Dopo quasi 30 anni di lotta contro l'IRA, la polizia britannica ha sviluppato una delle strutture di raccolta di notizie di intelligence fra le piu' estese e costose del mondo. Negli ultimi tre anni hanno sgominato almeno due, se non cinque, cellule che stavano progettando grossi attentati in Gran Bretagna. In Italia, la magistratura e le forze di polizia hanno acquisito un'esperienza preziosa combattendo la mafia e le Brigate Rosse, esperienza che hanno poi impiegato nel monitoraggio dell'attivita' delle cellule islamiche. E' questa una delle ragioni per cui le autorita' italiane hanno reagito con profondo fastidio al presunto rapimento dell'imam Abu Omar da parte di agenti della CIA. Abu Omar si trovava sotto la stretta sorveglianza delle autorita' italiane e aveva fornito una finestra sul complicatissimo e chiuso mondo dei militanti islamici in Italia. Ora quella finestra si e' chiusa. Le autorita' italiane hanno chiesto il rinvio a giudizio di 13 agenti della CIA per sequestro di persona aggravato, e la qualita' delle relazioni tra Italia e Stati Uniti e' al suo minimo storico. "Invece di un'indagine contro i terroristi, ci ritroviamo questa indagine su un rapimento della CIA" ha protestato un funzionario italiano di alto grado. Speciale terrorismo con dossier sul terrorismo islamico
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Caso Abu Omar: contro il terrorismo due sistemi a confronto |
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