NEW del 27 giugno 2005

 
 
       
 

Iraq : Rumsfeld , insurrezione potrebbe durare 12 anni
di Rico Guillermo

L'insurrezione irachena potrebbe durare 12 anni e gli USA non sono andati in Iraq per fermare la guerriglia (leggi la guerra non e' davvero vinta) ma per aiutare gli Iracheni a farlo. Queste le ammissioni, in rapida successione, da parte del segretario alla difesa USA Rumsfeld, ammissioni che in buona parte sovvertono le dichiarazioni di tutti questi anni (pre e post guerra) sull'Iraq.

Intanto gli ultimi sondaggi Press-Ipsos dimostrano dubbi degli elettori USA riguardo al raggiungimento di uno sbocco per la guerra, con oltre la meta' dei cittadini che ritiene un errore l'aver invaso l'Iraq.

Donald H. Rumsfeld - in un'intervista televisiva alla Fox e poi all'NBC ieri - ha ammesso che la violenza in Iraq potrebbe peggiorare, dato che i nuovi eletti stanno scrivendo la Costituzione ed i cittadini iracheni si preparano ad installare un nuovo governo per la fine dell'anno, ma sia lui che alti ufficiali delle forze armate degli Stati Uniti hanno chiesto agli Americani di essere pazienti e sostenere le loro truppe mentre la guerra progredisce.

Il capo del Pentagono ha detto che il progresso del lato politico sta minacciando gli insorti ed ha reso nota la propria previsione di un crescendo di violenze tra oggi ed il referendum per l'approvazione della costituzione, cui seguiranno le elezioni in dicembre.

Rispondendo ad una domanda sull'adeguatezza numerica delle truppe USA per sgominare gli insorti, Rumsfeld ha spiegato che "le insurrezioni tendono ad andare sui cinque, sei, otto, dieci o dodici anni" e "le forze della coalizione, le forze straniere non stanno andando a reprimere l'insurrezione. Stiamo andando generare un ambiente in cui la gente irachena e le forze irachene di sicurezza possano vincere contro l'insurrezione".

Il generale John Abizaid, comandante dell'esercito USA per la zona nord del Medio Oriente, ha fatto contemporaneamente appello sulla CNN per un supporto del pubblico ai soldati ed alla loro missione.

Intanto appaiono confermate le indiscrezioni del giornale britannico Sunday Times, secondo cui le autorita' USA stanno trattando con gli insorti ed avrebbero avuto due incontri "faccia a faccia", il 3 e il 13 giugno vicino Balad, a nord di Baghdad.

Con oltre 1.730 soldati morti, le violenze crescenti, i sondaggi preoccupanti e diverse richieste autorevoli di ritiro dall'Iraq, l'amministrazione Bush ha fatto sapere che ad oggi non vi e' una tabella di marcia per riportare le truppe a casa.

George W. Bush, che ha incontrato due giorni fa alla Casa Bianca il primo ministro iracheno Ibrahim al-Jaafari, ha detto convintamente "stiamo facendo la cosa giusta", ma i fatti - e i passi indietro sulla politica per anni proclamata - dimostrano che il governo USA e' in difficolta'.

Speciale pace e diritti umani


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