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Gridiamo
tutti " Nemmeno una morta in più !" per Susana Chavez
riceviamo
e pubblichiamo
E così ci ritroviamo a chiedere a Tutte e Tutti, di dare un
segnale chiaro dall’Italia, di protesta solidarietà amore
e rabbia: il giorno 17 gennaio, che è lunedì, si riesce a
fare un presidio dove è possibile, in qualsiasi grande piccola
città , fosse solo di un’ora…là davanti ? Magari
cantando Gracias alla vida…
Che
detto nella loro lingua è Manifestaciones Internacionales
en Embajadas y Consulados de Mexico lunedì 17 gennaio 2011
10.00.00… Sabato 15 gennaio…laggiù: “Nos vemos el 15 de enero
a las 12 en el ángel de la independecia para gritar NI UNA
MUERTA MÁS!!!!!(...)” MUJER: EN MEMORIA DE MARISELA ESCOBEDO
Y SUSANA CHÁVEZ
Il
10 gennaio, …sul Paese delle donne: “Nei primi cinque giorni
del 2011 a Ciudad Juarez cinque donne sono state torturate
e uccise. Si conferma l’agghiacciante media del 2010: una
morte al giorno. Due i sospettati hanno 17 e 19 anni. Per
protestare contro la negligenza con cui il governo federale
e statale hanno portato avanti le ricerche degli assassini
delle centinaie di donne torturate e uccide a Ciudad Juarez
dal 1994, lo scorso 8 gennaio un gruppo di madri e attiviste
hanno occupato il ponte internazionale Paso del Norte. Le
manifestanti hanno bloccato l’accesso al ponte con un tabellone
di legno su cui erano riportati tutti i nomi delle donne torurate
e uccise in questi anni tra cui Rubí Marisol Frayre Escobedo
e quello di sua madre, Marisela Escobedo uccisa pochi giorni
fa mentre manifestava davanti al davanti al palazzo del governo
a Chihuahua per il mancato arresto dell’assassinio di Rubì.
Il tabellone era dipinto di rosa, colore simbolo dei gruppi
che si battono contro i femminicidi con al centro una croce
di chiodi e lo slogan “Ni una màs”. La manifestazione ha bloccato
3 dei 4 ingressi al ponte internazionale posto sotto la vigilanza
permanente dell’esercito messicano. Le proteste sono state
rivolte soprattutto contro la Procura statale a cui sono state
assegnate le indagini sugli ultimi femminicidi e che come
già in passato non sembra voler avanzare nella ricerca dei
colpevoli.”
La risposta? ”nemmeno
una morta in più” ed hanno ammazzato lei Susana Chavez.
CE LA FACCIAMO ad organizzarci? Sarebbe bello poter urlare
tutte-i assieme basta femminicidio , nello stesso momento,
dal Messico all’Italia.” Intanto…si chiede all’Italia: Basta
con il femminicidio e la tratta a Ciudad Juarez, l’Italia
condanni. “…L’UDI – Unione Donne in Italia esprime solidarietà
a tutti i familiari delle vittime, delle donne e ragazze “sparite
per forza” e tutto il nostro sdegno per questo ennesimo atto
nella guerra nascosta chiamata “femminicidio” dove l’unico
soggetto in guerra portatore di morte è il genere maschile.
Chiediamo che lo Stato messicano adempia agli obblighi derivanti
dalla sentenza di condanna della Corte Interamericana per
i Diritti Umani (femminicidi di Campo Aldonegro) per essersi
reso responsabile per “la violazione del diritto alla vita,
all’integrità personale e alla libertà personale nei confronti
delle vittime di femminicidio”.Chiediamo che lo Stato italiano,
nella persona del Ministro degli Esteri Frattini, condanni
pubblicamente il femminicidio e la tratta a Ciudad Juarez.
Lo stesso ministro che si dice convinto dell’utilità della
presenza dei soldati italiani in Afghanistan per aiutare le
donne di quel paese a liberarsi dal giogo dell’oppressione
talebana, che ha denunciato più volte la discriminazione di
genere, gli stupri e le acidificazioni che patiscono le donne
afghane a causa di un regime opprimente e maschilista, dovrebbe
sentire il dovere di spendere anche nel caso del femminicidio
messicano, parole pubbliche di sdegno e di condanna nei confronti
dello Stato messicano, il quale ha dimostrato con la sua negligenza,
le sue carenti indagini, le inadempienze, e la crescente impunità
di essere uno Stato che “odia le donne”.
Chiediamo che le Parlamentari italiane, incluse quelle che
siedono in Europa, si pronuncino su tutto questo, perché è
un dovere civile e politico farlo, perché il femminicidio
non ha confini, perché i diritti umani “non sono affare interno
di ogni Stato” come purtroppo sentiamo dire anche all’Onu,
dove stanno per prevalere posizioni di opportunismo economico
e politico sulla pelle delle donne, delle bambine e dei bambini
e di quanti finora, ovunque nel mondo, restano soggetti inascoltati
e senza diritti.”
L’
invito l’ ho fatto a nome mio e di altre…grazie per chi risponde
e cammina. E siccome la vita ci piace tanto la ringraziamo,
con chi c’è e chi non c’è, ma resiste nella Memoria, come
tutte le donne che non si sa perchè hanno pagato con morte
violenta e infame, la loro Resistenza.
Doriana
Goracci
 
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