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15 gennaio 2010
tutti gli speciali

Gridiamo tutti " Nemmeno una morta in più !" per Susana Chavez
riceviamo e pubblichiamo

E così ci ritroviamo a chiedere a Tutte e Tutti, di dare un segnale chiaro dall’Italia, di protesta solidarietà amore e rabbia: il giorno 17 gennaio, che è lunedì, si riesce a fare un presidio dove è possibile, in qualsiasi grande piccola città , fosse solo di un’ora…là davanti ? Magari cantando Gracias alla vida…

Che detto nella loro lingua è Manifestaciones Internacionales en Embajadas y Consulados de Mexico lunedì 17 gennaio 2011 10.00.00… Sabato 15 gennaio…laggiù: “Nos vemos el 15 de enero a las 12 en el ángel de la independecia para gritar NI UNA MUERTA MÁS!!!!!(...)” MUJER: EN MEMORIA DE MARISELA ESCOBEDO Y SUSANA CHÁVEZ

Il 10 gennaio, …sul Paese delle donne: “Nei primi cinque giorni del 2011 a Ciudad Juarez cinque donne sono state torturate e uccise. Si conferma l’agghiacciante media del 2010: una morte al giorno. Due i sospettati hanno 17 e 19 anni. Per protestare contro la negligenza con cui il governo federale e statale hanno portato avanti le ricerche degli assassini delle centinaie di donne torturate e uccide a Ciudad Juarez dal 1994, lo scorso 8 gennaio un gruppo di madri e attiviste hanno occupato il ponte internazionale Paso del Norte. Le manifestanti hanno bloccato l’accesso al ponte con un tabellone di legno su cui erano riportati tutti i nomi delle donne torurate e uccise in questi anni tra cui Rubí Marisol Frayre Escobedo e quello di sua madre, Marisela Escobedo uccisa pochi giorni fa mentre manifestava davanti al davanti al palazzo del governo a Chihuahua per il mancato arresto dell’assassinio di Rubì. Il tabellone era dipinto di rosa, colore simbolo dei gruppi che si battono contro i femminicidi con al centro una croce di chiodi e lo slogan “Ni una màs”. La manifestazione ha bloccato 3 dei 4 ingressi al ponte internazionale posto sotto la vigilanza permanente dell’esercito messicano. Le proteste sono state rivolte soprattutto contro la Procura statale a cui sono state assegnate le indagini sugli ultimi femminicidi e che come già in passato non sembra voler avanzare nella ricerca dei colpevoli.”

La risposta? ”nemmeno una morta in più” ed hanno ammazzato lei Susana Chavez. CE LA FACCIAMO ad organizzarci? Sarebbe bello poter urlare tutte-i assieme basta femminicidio , nello stesso momento, dal Messico all’Italia.” Intanto…si chiede all’Italia: Basta con il femminicidio e la tratta a Ciudad Juarez, l’Italia condanni. “…L’UDI – Unione Donne in Italia esprime solidarietà a tutti i familiari delle vittime, delle donne e ragazze “sparite per forza” e tutto il nostro sdegno per questo ennesimo atto nella guerra nascosta chiamata “femminicidio” dove l’unico soggetto in guerra portatore di morte è il genere maschile.
Chiediamo che lo Stato messicano adempia agli obblighi derivanti dalla sentenza di condanna della Corte Interamericana per i Diritti Umani (femminicidi di Campo Aldonegro) per essersi reso responsabile per “la violazione del diritto alla vita, all’integrità personale e alla libertà personale nei confronti delle vittime di femminicidio”.Chiediamo che lo Stato italiano, nella persona del Ministro degli Esteri Frattini, condanni pubblicamente il femminicidio e la tratta a Ciudad Juarez. Lo stesso ministro che si dice convinto dell’utilità della presenza dei soldati italiani in Afghanistan per aiutare le donne di quel paese a liberarsi dal giogo dell’oppressione talebana, che ha denunciato più volte la discriminazione di genere, gli stupri e le acidificazioni che patiscono le donne afghane a causa di un regime opprimente e maschilista, dovrebbe sentire il dovere di spendere anche nel caso del femminicidio messicano, parole pubbliche di sdegno e di condanna nei confronti dello Stato messicano, il quale ha dimostrato con la sua negligenza, le sue carenti indagini, le inadempienze, e la crescente impunità di essere uno Stato che “odia le donne”.
Chiediamo che le Parlamentari italiane, incluse quelle che siedono in Europa, si pronuncino su tutto questo, perché è un dovere civile e politico farlo, perché il femminicidio non ha confini, perché i diritti umani “non sono affare interno di ogni Stato” come purtroppo sentiamo dire anche all’Onu, dove stanno per prevalere posizioni di opportunismo economico e politico sulla pelle delle donne, delle bambine e dei bambini e di quanti finora, ovunque nel mondo, restano soggetti inascoltati e senza diritti.

L’ invito l’ ho fatto a nome mio e di altre…grazie per chi risponde e cammina. E siccome la vita ci piace tanto la ringraziamo, con chi c’è e chi non c’è, ma resiste nella Memoria, come tutte le donne che non si sa perchè hanno pagato con morte violenta e infame, la loro Resistenza.

Doriana Goracci


per approfondire...

Violenze sessuali e femminicidio: allarme da rapporto ONU

Violenze sessuali: mezzo milione di donne vittime

Dossier diritti

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