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03 gennaio 2010
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Popoli indigeni : anche gli USA firmano la Dichiarazione ONU
di Rico Guillermo

Con uno sguardo a consuntivo al 2010, pur con tutte le nostre critiche alla giustizia USA e alla situazione di Guantanamo, forse un po' il Nobel per la pace Obama se lo e' meritato, non fosse altro che per la firma della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni, con la quale tutti gli Stati membri ONU si impegnano a riconoscere i diritti internazionali delle popolazioni indigene.

Gli Stati Uniti erano uno dei quattro paesi che in controtendenza avevano votato contro la dichiarazione quando era stata presentata per l'adozione in occasione dell'Assemblea Generale nel 2007. Australia, Canada e Nuova Zelanda erano stati gli altri tre. Si tratta di quattro Paesi che hanno storicamente perpetrato annessioni forzate e rilevanti violazioni dei diritti umani degli indigeni. Da allora, questi tre paesi hanno sottoscritto la Dichiarazione, apportando, come si fa in questi casi, postille specifiche. Gli USA hanno firmato per ultimi ed in extremis (a meta' dicembre).

Con la firma, ogni Stato si e' impegnato ad accettare le prescrizioni di rispetto delle popolazioni indigene come popoli distinti con il diritto di determinare il proprio sviluppo in base alla propria cultura e priorita' e alle leggi consuetudinarie. La dichiarazione afferma inoltre che i governi consultano le popolazioni indigene, al fine di ottenere preventivamente il loro consenso libero ed informato prima dell'approvazione di qualsiasi progetto che incida sulle loro terre, che comporti qualunque possibile spostamento o delocalizzazione delle popolazioni, e inoltre in caso di adozione o attuazione di misure amministrative o legislative che possono incidere su di loro.

L'adesione degli USA ha scatenato molte reazioni positive fra i circoli dei diritti indigeni a livello globale.

Tonya Gonnella Frichner, rappresentante regionale per il Nord America al Forum permanente dell'ONU sulle questioni indigene (UNPFII), ha espresso la sua soddisfazione per il sostegno ufficiale degli Stati Uniti alla dichiarazione, dando atto al cambiamento di impostazione dell'amministrazione di Barack Obama con un "Era ora" e spiegando "Contiamo sulla buona volonta' degli Stati Uniti, il che significherebbe che gli Stati Uniti potrebbero andare avanti, senza restrizioni, in modo positivo nell'attuazione della dichiarazione come e' stata adottata dalle Nazioni Unite".

Myrna Cunningham, esponente degli indigeni del Nicaragua, e membro di nuova nomina dell'UNPFII, ha auspicato che l'approvazione rafforzi il rispetto per i popoli indigeni. "La Dichiarazione costituisce non solo uno standard internazionale per quanto riguarda le questioni dei popoli indigeni, ma stabilisce anche un ordine del giorno. - ha detto - Così, se debitamente presa in considerazione, l'approvazione degli Stati Uniti della Dichiarazione si tradurrebbe in un rispetto forte per le popolazioni indigene e per l'attuazione di misure specifiche per garantire la loro piena partecipazione a progetti che li riguardano".

Jannie Lasimbang, della comunità Sabah della Malaysia, ha detto che per le popolazioni indigene asiatiche l'approvazione da parte degli Stati Uniti sarebbe una ragione di piu' per i governi per riconoscere i popoli indigeni nei loro rispettivi paesi. "Sarà anche l'accento sulla necessità di mettere la dichiarazione in atto, in particolare per gli aspetti che fanno valere i diritti dei popoli indigeni", ha aggiunto, sottolineando che il presidente Obama ha ricordato la necessita' di dare "ai nativi americani il riconoscimento che meritano e la necessita' di imparare dalla storia per andare avanti ed affrontare molti aspetti legati all'autodeterminazione dei popoli indigeni".

Ha espresso la convinzione nell'importanza della firma statunitense anche Kanyinke Sena, un indigeno del Kenya: "Data la presenza ed influenza degli Stati Uniti a livello mondiale, questo cambio di politica da' un nuovo alleato alle popolazioni indigene a livello mondiale che necessitano di una grande leva politica, sociale ed economica, che li sostenga nella marcia in avanti verso il riconoscimento, il rispetto e la tutela dei diritti delle popolazioni indigene, sulla base della dichiarazione".

Infatti molte fra le richieste della dichiarazione non sono ancor oggi rispettate in molti Paesi firmatari, fra cui, inutile dirlo, gli stessi Stati Uniti, i quali possono pero' contare - per mettere in atto la dichiarazione - sull'esperienza di un personaggio d'eccezione. Si tratta di James Anaya, un indiano americano del New Mexico che e' docente universitario di diritti umani alla scuola di legge dell'Universita' dell'Arizona e nel 2008 e' stato nominato relatore speciale ONU sulla situazione dei diritti umani e delle liberta' fondamentali delle popolazioni indigene.

Anaya, che si e' detto "entusiasta" per la comunicazione data dallo stesso Obama della firma statunitese in calce alla dichiazione, ha spiegato che essa "e' il risultato di anni di attivismo da parte dei popoli indigeni all'interno della scena internazionale per costruire un programma d'azione per invertire secoli di negazione dei diritti umani fondamentali. Vi si afferma il diritto dei popoli indigeni di continuare la loro esistenza come comunita' distinte in condizioni di parita' nei loro territori tradizionali, e di conservare e trasmettere alle generazioni future la loro identita' culturale".

"Con l'approvazione della Dichiarazione, gli Stati Uniti hanno rafforzato l'impegno a migliorare le condizioni dei nativi americani e per affrontare promesse non mantenute. I popoli indigeni possono ora guardare la dichiarazione come mezzo di partecipazione degli Stati Uniti a tale impegno. - ha concluso Anaya - Non vedo l'ora di iniziative da parte degli Stati Uniti per assicurare l'attuazione delle norme espresse nella dichiarazione, e sono pronta ad assistere a tal fine in coordinamento con relativi meccanismi delle Nazioni Unite".


per approfondire...

Violenze sui bambini o genocidio? Il caso dei Nativi Americani

Indigeni: fra diritti violati e l'estinzione per povertà

Dossier diritti

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