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Popoli
indigeni : anche gli USA firmano la Dichiarazione ONU
di
Rico Guillermo
Con uno sguardo a consuntivo al 2010, pur con tutte le nostre
critiche alla giustizia USA e alla situazione di Guantanamo,
forse un po' il Nobel per la pace Obama se lo e' meritato,
non fosse altro che per la firma della Dichiarazione delle
Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni, con la quale
tutti gli Stati membri ONU si impegnano a riconoscere i diritti
internazionali delle popolazioni indigene.
Gli
Stati Uniti erano uno dei quattro paesi che in controtendenza
avevano votato contro la dichiarazione quando era stata presentata
per l'adozione in occasione dell'Assemblea Generale nel 2007.
Australia, Canada e Nuova Zelanda erano stati gli altri tre.
Si tratta di quattro Paesi che hanno storicamente perpetrato
annessioni forzate e rilevanti violazioni dei diritti umani
degli indigeni. Da allora, questi tre paesi hanno sottoscritto
la Dichiarazione, apportando, come si fa in questi casi, postille
specifiche. Gli USA hanno firmato per ultimi ed in extremis
(a meta' dicembre).
Con
la firma, ogni Stato si e' impegnato ad accettare le prescrizioni
di
rispetto delle popolazioni indigene come popoli distinti con
il diritto di determinare il proprio sviluppo in base alla
propria cultura e priorita' e alle leggi consuetudinarie.
La
dichiarazione afferma inoltre che i governi consultano le
popolazioni indigene, al fine di ottenere preventivamente
il loro consenso libero ed informato prima dell'approvazione
di qualsiasi progetto che incida sulle loro terre, che comporti
qualunque possibile spostamento o delocalizzazione delle popolazioni,
e inoltre in caso di adozione o attuazione di misure amministrative
o legislative che possono incidere su di loro.
L'adesione
degli USA ha scatenato molte reazioni positive fra i circoli
dei diritti indigeni a livello globale.
Tonya
Gonnella Frichner, rappresentante regionale per il Nord America
al Forum permanente dell'ONU sulle questioni indigene (UNPFII),
ha espresso la sua soddisfazione per il sostegno ufficiale
degli Stati Uniti alla dichiarazione, dando atto al cambiamento
di impostazione dell'amministrazione di Barack Obama con un
"Era ora" e spiegando "Contiamo sulla buona volonta'
degli Stati Uniti, il che significherebbe che gli Stati Uniti
potrebbero andare avanti, senza restrizioni, in modo positivo
nell'attuazione della dichiarazione come e' stata adottata
dalle Nazioni Unite".
Myrna
Cunningham, esponente degli indigeni del Nicaragua, e membro
di nuova nomina dell'UNPFII, ha auspicato che l'approvazione
rafforzi il rispetto per i popoli indigeni. "La Dichiarazione
costituisce non solo uno standard internazionale per quanto
riguarda le questioni dei popoli indigeni, ma stabilisce anche
un ordine del giorno. - ha detto - Così, se debitamente presa
in considerazione, l'approvazione degli Stati Uniti della
Dichiarazione si tradurrebbe in un rispetto forte per le popolazioni
indigene e per l'attuazione di misure specifiche per garantire
la loro piena partecipazione a progetti che li riguardano".
Jannie Lasimbang, della comunità Sabah della Malaysia, ha
detto che per le popolazioni indigene asiatiche l'approvazione
da parte degli Stati Uniti sarebbe una ragione di piu' per
i governi per riconoscere i popoli indigeni nei loro rispettivi
paesi. "Sarà anche l'accento sulla necessità di mettere la
dichiarazione in atto, in particolare per gli aspetti che
fanno valere i diritti dei popoli indigeni", ha aggiunto,
sottolineando che il
presidente Obama ha ricordato la necessita' di dare "ai
nativi americani il riconoscimento che meritano e la necessita'
di imparare dalla storia per andare avanti ed affrontare molti
aspetti legati all'autodeterminazione dei popoli indigeni".
Ha
espresso la convinzione nell'importanza della firma statunitense
anche Kanyinke Sena, un indigeno del Kenya: "Data la presenza
ed influenza degli Stati Uniti a livello mondiale, questo
cambio di politica da' un nuovo alleato alle popolazioni indigene
a livello mondiale che necessitano di una grande leva politica,
sociale ed economica, che li sostenga nella marcia in avanti
verso il riconoscimento, il rispetto e la tutela dei diritti
delle popolazioni indigene, sulla base della dichiarazione".
Infatti
molte fra le richieste della dichiarazione non sono ancor
oggi rispettate in molti Paesi firmatari, fra cui, inutile
dirlo, gli stessi Stati Uniti, i quali possono pero' contare
- per mettere in atto la dichiarazione - sull'esperienza di
un personaggio d'eccezione. Si tratta di James Anaya, un indiano
americano del New Mexico che e' docente universitario di diritti
umani alla scuola di legge dell'Universita' dell'Arizona e
nel 2008 e' stato nominato relatore speciale ONU sulla situazione
dei diritti umani e delle liberta' fondamentali delle popolazioni
indigene.
Anaya, che si e' detto "entusiasta" per la comunicazione
data dallo stesso Obama della firma statunitese in calce alla
dichiazione, ha spiegato che essa "e' il risultato di anni
di attivismo da parte dei popoli indigeni all'interno della
scena internazionale per costruire un programma d'azione per
invertire secoli di negazione dei diritti umani fondamentali.
Vi si afferma il diritto dei popoli indigeni di continuare
la loro esistenza come comunita' distinte in condizioni di
parita' nei loro territori tradizionali, e di conservare e
trasmettere alle generazioni future la loro identita' culturale".
"Con l'approvazione della Dichiarazione, gli Stati Uniti hanno
rafforzato l'impegno a migliorare le condizioni dei nativi
americani e per affrontare promesse non mantenute. I popoli
indigeni possono ora guardare la dichiarazione come mezzo
di partecipazione degli Stati Uniti a tale impegno. - ha concluso
Anaya - Non vedo l'ora di iniziative da parte degli Stati
Uniti per assicurare l'attuazione delle norme espresse nella
dichiarazione, e sono pronta ad assistere a tal fine in coordinamento
con relativi meccanismi delle Nazioni Unite".
 
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