26 aprile 2009

 
     

Obama e torture : la pubblicazione dei memo divise la Casa Bianca
di Rico Guillermo*

Secondo il Washington Post, la decisione di pubblicare i quattro memorandum dell'amministrazione Bush sulle torture e' stata molto dibattuta, all'interno dell'amministrazione Obama.

I massimi consiglieri in materia del presidente si sono incontrati la sera del 15 aprile. Cinque direttori della CIA - cioe' Leon E. Panetta e i suoi quattro predecessori - e il massimo consulente antiterrorismo di Obama hanno espresso ferma opposizione al rilascio dei memo segreti in cui i legali dell'amministrazione Bush esprimono pareri favorevoli alle tecniche di interrogatorio dure. Erano viceversa favorevoli il segretario alla Giustizia Eric H. Holder Jr., il direttore dell'Intelligence nazionale Dennis C. Blair e il consigliere della Casa Bianca Gregory B. Craig.

Il segretario alla Difesa Robert M. Gates - che ha ricoperto tale ruolo pure nell'ultima parte dell'amministrazione Bush - aveva detto che avrebbe sostenuto la pubblicazione delle informazioni riservate perche' lo riteneva inevitabile e perche' la Casa Bianca era disposta a promettere l'immunita' per gli agenti della CIA che avessero commesso gli abusi sotto la copertura dei pareri legali dei consiglieri di Bush. Anche il presidente del Consiglio dei Capi di Stato maggiore Mike Mullen era sulle posizioni di Gates.

Secondo quanto riferito al quotidiano USA da un funzionario che era presente, Obama, seduto nel'ufficio del suo capo dello staff Rahm Emanuel con una dozzina dei suoi consiglieri politici, giuridici e di sicurezza, ha chiesto un mini-dibattito fra un funzionario a favore del rilascio dei promemoria ed un altro di parere opposto. Quando è finita, Obama ha dettato in loco un progetto della sua dichiarazione sulla pubblicazione dei memorandum che sarebbe poi stata resa nota il giorno dopo.

Ma alla Casa Bianca vi era anche la diffusa sensazione che rendere pubbliche le note e ripudiare le dure tecniche di interrogatorio che l'ultima amministrazione ha cercato di tenere segrete sarebbe stata la scintilla di un dibattito sulla sicurezza a livello nazionale con i conservatori che potrebbe minare una piu' ampia agenda di barack Obama. Diversi consiglieri del presidente hanno sostenuto, per esempio, che occorresse esaminare la possibilita' di rilasciare le informazioni solo dopo aver esaminato l'istituzione di una Commissione verita', rinviando in questo modo la questione di mesi. Ma Obama ha respinto l'idea.

Ora Obama e' pressato da ex funzionari di Bush e si trova di fronte a crescenti pressioni per accettare una tale commissione. Alcuni gruppi di attivisti liberali hanno presentato petizioni con 250.000 firme al ministro della Giustizia durante un'udienza alla Casa Bianca, chiedendogli di nominare un procuratore indipendente che esamini la fonte delle tettiche di interrogatorio. Nel frattempo, Washington vede un vivace dibattito non solo circa la questione delle tecniche, ma anche sulla saggezza di Obama, che ha deciso di esercitare il suo potere di trasformare istantaneamente il "top secret" in documenti pubblici.

Diversi collaboratori di Obama - intervistati dal giornale in forma anonima - hanno evidenziato che la decisione del presidente e' stata in linea con le sue frequenti critiche durante la campagna elettorale alle politiche in materia di interrogatori del presidente uscente George W. Bush. Peraltro, al suo secondo giorno nello studio Ovale, Obama ha firmato un ordine esecutivo con il divieto di prigioni segrete e tattiche dure di interrogatorio.

Inoltre, dicono i collaboratori di Obama, se si fosse lasciato il pubblico nella forzata ignoranza come in passato, l'opera dell'amministrazione Obama sarebbe compromessa dall'azione dell'ex vicepresidente Richard B. Cheney, che continua a lanciare l'allarme sostenendo il rischio di un ipotetico grave attacco terroristico. Invece ora i cittadini sanno come venivano estorte le informazioni e possono comprendere come queste fossero poco attendibili, visto che le tecniche usate per ottenerle avrebbero indotto chiunque a dire qualunque cosa.

* si ringrazia Claudio Giusti

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