04 febbraio 2009

 
     

Obama : Cheney paventa attacco terroristico agli USA , ma...
di Rico Guillermo

In un'intervista a Politico, martedi', l'ex Vice President Dick Cheney ha avvertito che vi è una "alta probabilità" che i terroristi tentino un catastrofico attacco nucleare o biologico nei prossimi anni, e ha detto che teme che le politiche dell'amministrazione Obama rendano più probabile che il tentativo abbia successo.

Nell'intervista, Cheney ha difeso l'amministrazione Bush per la questione della prigione di Guantanamo Bay - che ha definito "un programma di prima classe" e "uno strumento necessario" - e per gli interrogatori duri ai sospetti terroristi. Cheney ha detto che proteggere la sicurezza del Paese è un affare duro, sporco e cattivo: "Queste sono persone malvage. E non vinceremo questa guerra porgendo l'altra guancia ".

Poiche' Obama vuole chiudere Guantanamo entro l'anno, parlando di informazioni di intelligence, l'ex vice di Bush ha detto che almeno 61 dei detenuti che sono stati rilasciati da quel carcere militare durante l'amministrazione Bush - "cioe' circa l'11-12%" - sono "tornati in attività di terrorismo". Egli ha detto: "Se si rilascia il nocciolo duro dei terroristi di al Qaeda detenuti a Guantanamo, penso che torneranno in attività per cercare di uccidere più Americani e predisporre ulteriori attacchi di uccisione di massa". Ovviamente contrarieta' anche sulla scelta di trasferire i detenuti di Guantanamo in altre carceri in territorio USA, dove potrebbero "diffondere il loro veleno".

Criticando la politica sulla sicurezza della nuova amministrazione, Cheney ha detto che Obama prosegue la campagna elettorale ma che l'America non ha tanto bisogno di essere amata quanto di essere rispettata, ed egli non crede che il team del neopresidente sia in grado di fare questo.

Ma, secondo Spencer Ackerman, del Washington Independent, Cheney "e' un bugiardo" ed ha potuto parlare in liberta' perche' i tre intervistatori di Politico - Mike Allen, John F. Harris e Jim VandeHei - "non sono stati in grado di contestare una sola parola" di quanto ha detto.

Sul numero di 61 detenuti, cioe' l'11-12% degli internati di Guantanamo, che sarebbero tornati al terrorismo attivo, Ackerman sottolinea che uno studio dell'Universita' di Seton Hall ha evidenziato come in realta' si tratti di un numero molto inferiore. Dato confermato dal ministro della difesa di Obama (ma ex ministro anche con Bush) Gates, secondo cui solo il 4-5% dei detenuti di Guantanamo rilasciati e' stato coinvolto nuovamente in attivita' terroristiche.

"Né Harris, ne' Allen, ne' VandeHei hanno ricordato ai propri lettori che Cheney ha una lunga storia di inganno circa la sicurezza nazionale", denuncia Ackerman, che ricorda come persino l'ex leader del partito repubblicano Dick Armey abbia detto che Cheney menti' sulla capacita' nucleare di Saddam Hussein prima della votazione sulla guerra in Iraq del 2002, al fine di prevenire lo scomodo scetticismo presente nel proprio stesso partito.

Ogni giorno che l'amministrazione Obama fa retrocedere l'eredita' dell'amministrazione Bush e gli Stati Uniti non sono attaccati e', secondo Ackerman, "un altro giorno in cui le pretese di Cheney che gli Stati Uniti abbiano bisogno di abbracciare la tortura, la guerra preventiva e la sorveglianza illegale, al fine di essere sicuri sono delegittimate" e quindi l'ex vicepresidente ha poca scelta, e puo' solo dire che il Paese e' piu' vicino ad un altro attacco.

In merito alle ipotesi catastrofiche di Cheney, l'editoriale di un altro giornale USA ricorda che "Abbiamo gia' visto questo film", perche' in "una serie di occasioni nel corso degli ultimi cinque anni, Cheney ha evidenziato una abilità per cercare di spaventare gli Americani". La prima occasione fu la corsa per la presidenza del senatore John Kerry, nel 2004: in quella occasione Cheney parlo' di pericolo di essere colpiti nuovamente - "se facciamo la scelta sbagliata" - "in un modo che sarà devastante da il punto di vista degli Stati Uniti". In occasione dell'elezione parlamentare in cui si paventava la presa di controllo del Congresso da parte dei Democratici, Cheney affermo' che Al-Qaeda e altri terroristi in Iraq "cercando di spezzare la volontà del popolo americano. Sono molto sensibili al fatto che abbiamo in programma una campagna elettorale".

Ma - nonostante i vanti di Cheney - le politiche per la sicurezza di Bush sono state criticate sia dalla Commissione bipartisan per l'11 settembre nominata quando il Congresso era dominato dai Repubblicani che dalla Commissione congressuale in materia di prevenzione delle armi di distruzione di massa e di terrorismo. Quest'ultima, in una relazione dello scorso dicembre, ha affermato che in materia di antiterrorismo il governo Bush ha innovato e attuato nuove iniziative dall'11 settembre 2001, ma la sua attenzione è stata principalmente limitata alla difesa, all'intelligence ed ai programmi di sicurezza, lasciando il fianco scoperto a nuovi attentati.

In conseguenza di tali politiche, a quella data (cioe' quando Obama era ancora il presidente eletto) la Commissione riteneva che la probabilita' che una grande citta' USA venisse colpita da armi di distruzione di massa fosse maggiore che in passato.

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