12 novembre 2008

 
     

Arbitrarietà e discriminazione nell'imposizione della pena di morte americana
di Claudio Giusti*

< prima parte

Geografia La geografia ha un'importanza fondamentale nel decidere le sorti dell'accusato e non mi riferisco certo al fatto che non tutti gli stati hanno la pena capitale, perché è noto che certe giurisdizioni hanno la condanna a morte facile, mentre altre sono restie ad applicarla. La città di Baltimora, pur avendo un numero di omicidi alto, ha mandato nel braccio un numero di condannati esiguo rispetto alla contea di Baltimora, che di omicidi ne ha molti meno.

Queste disparità si notano in tutti i 36 stati non abolizionisti e la ragione principale risiede nell'alto costo dei processi capitali che ne sconsigliano un uso troppo frequente. Così abbiamo assistito, nello stato di Washington, al patteggiamento di 48 omicidi da parte di Gary Ridgway (The Green River Killer), ma anche alla contea Harris che ha fatto tre volte le esecuzioni di quella di Dallas, anche se le due contee hanno, grosso modo, lo stesso numero di omicidi. Come se non bastasse, ad aumentare la confusione, si può intromettere la giurisdizione federale. Un reato può diventare capitale a causa delle sue "caratteristiche federali" (come ad esempio un murder committed during a drug-related drive-by shooting), o perché commesso in territorio federale (riserve indiane, parchi nazionali, passaggi a livello, riva di un lago appartenente al governo federale, ecc.), o all'interno di una struttura federale. (The term ''Federal facility'' means a building or part thereof owned or leased by the Federal Government, where Federal employees are regularly present for the purpose of performing their official duties.)

Nell'Indian Country si raggiunge il sublime, perché qui si sovrappongono le giurisdizioni tribale, statale e federale. La prima si occupa di misdemeanor; quella federale dei felonies commessi da Indians e quella statale di quelli dei non-Indians. Così, in uno stato abolizionista, il "viso pallido" omicida non rischia la forca come invece accade al "pellerossa". Augh!.)

Discriminazione razziale nella pena capitale. I rapporti di Amnesty International sull'argomento sono di una tediosità mortale. Citano una quantità interminabile di casi in cui, su centinaia di omicidi avvenuti in stati e contee, l'unico a finire sulla forca è il negro che ha ammazzato un bianco. Dopo un po' la lettura diventa una noia insopportabilmente soporifera e l'inevitabile conclusione è che la giustizia americana è così sfacciatamente razzista che, se non ci fosse chi nega l'evidenza, non varrebbe nemmeno la pena di parlarne.

Se un adulto americano ogni cento è dietro le sbarre per i neri si arriva a uno ogni nove. Metà dei due milioni e cinquecentomila carcerati sono neri, ma questi sono solo il 13% della popolazione. Un terzo dei ventenni di colore è in prigione o in libertà vigilata e per i giovani neri passare un periodo di tempo in prigione è un "rito di passaggio", come lo era per noi fare il servizio militare. Il loro tasso d'incarcerazione è di 13.000 per centomila, mentre per i loro coetanei bianchi è di 1.700. Ci sono più ragazzi neri in prigione che all'università.

I dati della pena di morte sono anche peggiori. Su 1129 esecuzioni i neri uccisi sono 384 e i bianchi 638. Anche se il 50% delle vittime degli omicidi è nero e la quasi totalità degli omicidi avviene all'interno dei due gruppi razziali, l'80% delle vittime dei "giustiziati" era bianco. L'80% delle esecuzioni è avvenuto ovviamente nel Sud (un terzo in Texas). I neri che hanno ucciso un bianco sono 228, 15 i bianchi che hanno ucciso un nero (mai nessuno in Texas). Un quinto dei neri è stato condannato da giurie completamente bianche.

Gli studi scientifici che dimostrano l'applicazione razzialmente discriminatoria della pena di morte si sprecano. Il famoso studio del professor Baldus non servì a salvare McCleskey, ma dimostrò che gli assassini di bianchi avevano almeno 4 volte più probabilità di essere condannati a morte rispetto agli assassini di neri e da allora sono state spese centinaia di migliaia di giornate di lavoro per dimostrare quello che ogni americano ha sotto il naso tutti i giorni.

Legal lynching: il caso paradigmatico di Napoleon Beazley Le ragioni per cui i neri usano il termine linciaggio legale (legal lynching) per indicare la pena capitale sono facilmente comprensibili. John Lutting e Ivan Holland avevano entrambi 63 anni quando furono assassinati, a pochi mesi l'uno dall'altro, nella cittadina texana di Tyler. Il primo era un noto esponente della ricca borghesia bianca, padre di un giudice federale, mentre il secondo era un homeless nero.

Il primo fu ucciso da tre ragazzi di colore che volevano rubargli una delle sue due Mercedes, l'altro fu assassinato per divertimento da tre giovani nazisti bianchi. I tre assassini neri vennero rapidamente individuati dalla polizia e i due fratelli Coleman furono ricattati dalla Procura. Se volevano salvarsi la pelle dovevano testimoniare contro il diciassettenne Napoleon Beazley, quello che aveva sparato, e dovevano farlo come voleva il Procuratore. I due accettarono e fu solo dopo la loro testimonianza che patteggiarono l'ergastolo con possibilità di parola dopo 80 anni (si, avete letto bene, dopo ottant'anni di carcere).

Al processo la loro testimonianza fu fondamentale per convincere la giuria di soli bianchi a condannare a morte Beazley. Mentre il Procuratore lo definiva un "animale" i due fratelli lo descrissero come uno spietato assassino, un freddo killer, una belva assetata di sangue umano, mentre invece Beazley era così terrorizzato dall'enormità del suo delitto che, temendo si suicidasse, i fratelli gli tolsero la pistola.

Il figlio del povero Lutting è un giudice federale che in un paio d'occasioni è stato in odore di nomina alla Scotus. Smontò il suo ufficio in Virginia trasferendosi armi e bagagli (impiegati compresi) in Texas per seguire il processo. Secondo alcuni ne fu il regista occulto. L'Accusa si procurò una giuria bianca eliminando con tutti i mezzi, legali e illegali, ogni potenziale giurato di colore. Uno di questi non venne accettato perché, 12 anni prima, aveva avuto una condanna per un DUI. La stessa condanna però non escluse un giurato bianco notoriamente razzista. Non si fece caso che uno dei giurati era stato in rapporti economici con la vittima e che una delle giurate era solita esporre la bandiera confederata (simbolo dell'organizzazione razzista cui era iscritta).

Nemmeno Perry Mason avrebbe salvato Napoleon Beazley dal verdetto di colpevolezza, ma una difesa efficiente e anche un solo giurato nero avrebbero potuto salvargli la pelle. Al contrario due dei tre nazisti assassini patteggiano pene detentive di una quarantina d'anni, con la possibilità di parola dopo venti. Mentre il terzo non fu nemmeno incriminato. Napoleon Beazley fu ucciso il 22 maggio 2002, lo stesso giorno in cui la Corte Suprema del Missouri garantiva uno stay permanente al minorenne Simmons, in attesa che la Corte Suprema Federale si pronunciasse sulla legalità della pena di morte per i minorenni, cosa che avvenne con la sua abolizione il 1 marzo 2005.

Una giuria di dodici suoi pari La tradizione del diritto anglosassone di Common Law prevede che l'imputato sia giudicato da una giuria di dodici "suoi pari", ma nei processi capitali questo non accade mai. Gli imputati sono sempre dei poveri disgraziati: dei miserabili che un tempo avremmo definito sottoproletariato urbano. Al contrario chi li giudica appartiene alla piccola borghesia e di questa classe si porta dietro gli stereotipi e i pregiudizi. Le mere sembianze dell'imputato, facendolo o meno rientrare nello stereotipo del criminale (looking deathworthy), spingono da una parte o dall'altra la giuria. Senza contare poi la devastante influenza che hanno i victims impact statements (Payne).

In ogni felony la giuria decide il verdetto (colpevole o non colpevole) sempre all'unanimità. Non possono decidere autonomamente, ma devono scegliere fra le opzioni proposte dalle parti, con le eventuali LIO/P. Se questa unanimità non viene raggiunta si deve rifare il processo. L'unanimità è richiesta, dopo un vero e proprio secondo dibattimento, anche nella sentenza capitale. Quindi, con l'esclusione di Alabama e Florida, anche un solo giurato pietoso può fare la differenza fra la vita e la morte ed è per questo che i procuratori cercano di non avere neri e donne nelle loro giurie, perché sanno che il loro può essere l'unico voto che rende inutile il lavoro di anni. Per farlo hanno a disposizione armi legali e illegali. Con i peremptory strikes allontanano i giurati che non sono riusciti a far sparire con una giustificazione (per cause) che il giudice possa accettare.

Nel processo americano vince chi inizia con gli opening statements più facilmente comprensibili e conclude con closing arguments che raccontano una storia semplice da capire e ricordare. Quello che convince una giuria non è la solidità delle prove, ma la coerenza del racconto del Procuratore. Se la storia che le viene esposta funziona sotto l'aspetto narrativo è difficile che la giuria vada poi a vedere se vi sono prove sufficienti della colpevolezza dell'imputato. Solo così si spiegano tante condanne a morte: alla giuria è piaciuto di più il racconto che le ha fatto l'Accusa rispetto a quello della Difesa. Più che un processo un premio letterario.

Il delitto di Perugia in America

Giurie e pena di morte

Diritti delle vittime

Thou Shalt Not Kill Any Nice People

Looking deathworthy

Deadly Speculation Misleading Texas Capital Juries With False Predictions Of Future Dangerousness

Dallas Morning News "Striking differences" August 2005 (January 24, 2006) con gli articoli comparsi nella serie del 1986

Ex-judge wants man off death row Houston Chronicle Nov. 9, 2008

* membro del Comitato scientifico dell'Osservatorio

Speciale giustizia USA

Speciale diritti

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