29 aprile 2008

 
     

Informazione : Ordine dei giornalisti vs grillini , qualche riflessione
di Rita Guma

Mi sembra giusto, dopo il V2 Day e dopo le reazioni degli esponenti del giornalismo associato, fare qualche riflessione, perche' ritengo non si renda giustizia ne' all'una ne' all'altra parte, ne' ai giornalisti ne' ai "grillini".

Per farlo, parto da quella che mi e' parsa una feroce provocazione o una reazione sproporzionata (spero infatti che Enzo Iacopino non dicesse davvero o parlase per assurdo), quella del segretario dell'Ordine Nazionale dei Giornalisti, a margine della manifestazione del 25 aprile a Caserta svolta in solidarieta' con la giornalista de 'Il Mattino' Rosaria Capacchione, che un boss mafioso ha tentato di intimidire nel corso di un processo (prendendo di mira anche il giornalista-scrittore Saviano e un PM antimafia).

Nel ricordare la propria solidarieta' a Lirio Abbate - il collega siciliano minacciato dalla mafia alcuni mesi fa - Iacopino ha sottolineato di essere a Caserta proprio nel giorno in cui Grillo raccoglieva le firme per tre referendum (sull'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, l'abolizione della legge Gasparri e l'eliminazione del finanziamento pubblico all'editoria) "per testimoniare da quale parte e' schierato l'Ordine dei giornalisti con i suoi iscritti: da quello di Rosaria Capacchione, minacciata dalla camorra".

"Sì, c'è sempre un giornalista nel mirino dei nemici dello Stato, del progresso sociale, della crescita democratica e consapevole del Paese. - ha aggiunto il segretario dell'OdG - Ne sono pienamente consapevoli quei cittadini che non hanno tribune, non hanno mai su di loro riflettori, chiedono di poter vivere in una società sicura e di avere una informazione che rispetti la verità osservando regole deontologiche che solo l'Ordine dei giornalisti può garantire. Altri dovrebbero trovare un motivo di riflessione nel fatto che l'anti Stato considera suoi nemici i giornalisti. Questo è, per fortuna, un Paese che consente a tutti, anche a me, di manifestare liberamente un'opinione. Si può perfino scegliere la posizione che coincide con quella dell'anti Stato criminale che tenta di ridurre al silenzio i giornalisti".

Ecco, quest'ultima frase mi ha disturbato in modo particolare. Preciso subito di essere contraria all'abolizione dell'Ordine dei Giornalisti (che andrebbe semmai riformato) e di essere convinta che l'abolizione dei finanziamenti di Stato all'editoria dovrebbe almeno essere preceduta dall'eliminazione del finanziamento ai partiti e dalla regolamentazione per legge dei partiti stessi, mentre concordo con il referendum per abolire la Gasparri.

Quanto all'Ordine dei giornalisti ritengo che esso, come altri Ordini del resto, miri spesso a limitare l'accesso alla professione e non sanzioni sempre chi andrebbe sanzionato per le violazioni deontologiche, tuttavia abbiamo casi noti e meno noti in cui l'Ordine ha agito senza guardare in faccia a nessuno, ad es con la sospensione dalla professione a Farina per la sua collaborazione con il Sismi o, in altri casi, ad altri colleghi per notizie inventate ma pubblicate dalla stampa nazionale o infine con bocciature di candidati eccellenti - ad es. Veltroni - all'abilitazione come giornalisti professionisti. Cosi' pure ci sono state prese di posizione ferme in casi nazionali, anche se altre sono state opinabili, come il caso L'Unita'-Berlusconi.

Peraltro non credo che l'informazione "allo stato brado" che verrebbe fuori con la vittoria del Referendum di Grillo sull'abolizione dell'Ordine potrebbe dare sufficienti garanzie di attendibilita', accuratezza e correttezza. Mi pare invece che gia' oggi, su varie pseudotestate e blog con pretesa di informazione, ci siano tanti improvvisatori che scrivono di tutto e di piu' spacciandosi per controinformatori quando in realta' sono disinformatori, quando non diffamatori, e che con la dispersione dovuta ad internet ci sia difficolta' ad effettuare controlli. Tuttavia nemmeno fra i giornalisti 'ufficiali' mancano quelli che 'prendono fischi per fiaschi', volutamente o meno, o sono ben felici di 'scrivere sotto dettatura' di qualche politico, non per bisogno o costrizione, ma per militanza politica o per fare carriere piu' brillanti.

Come infatti sanno i lettori dell'Osservatorio, abbiamo sempre denunciato i problemi dell'informazione 'ufficiale' italiana, ma per avere giornalisti corretti con o senza Ordine dovremmo essere un altro Paese. Il grosso problema infatti non e' l'Ordine, ma la pervasivita' della politica nella comunicazione (intendo politica di destra, centro e sinistra), che fa si' oggi e fara' si' domani che in moltissimi casi faccia carriera solo chi si piega alla scelta politica dell'editore. E un altro grosso problema e' l'ideologia che pervade una gran massa degli Italiani, per cui molti non riescono ad essere obiettivi, ma partono sempre da preconcetti e cercano sempre di dimostrare una tesi, anche davanti all'evidenza ed anche se non costretti dall'editore. Il problema e' quando invece che di commenti ci si occupa di cronaca.

Detto questo, pero', la frase di Iacopino che accosta la battaglia di Grillo contro l'Ordine alle minacce e agli attacchi mafiosi contro i giornalisti mi pare davvero un colpo basso che non rende onore ad una istituzione come l'Ordine. Oltre un milione di cittadini che firmano democraticamente un referendum per l'abolizione dell'Ordine non sono nemmeno lontanamente avvicinabili all'antistato e alla mafia, che agiscono ben poco democraticamente, che usino o meno la lupara.

Peraltro, per amor di verita', occorre dire che i giornalisti non sono tutti contro la mafia e che le dichiarazioni unanimi a sostegno dei giornalisti minacciati ed intimiditi non hanno costellato sempre la storia del giornalismo italiano. Se cio' fosse sempre accaduto, non solo i giornalisti minacciati sarebbero molte centinaia, e non poche decine, ma il problema mafioso sarebbe in parte risolto. Invece nei decenni di storia repubblicana si sono avuti molti commentatori iscritti all'albo che - liberta' di opinione, certo - hanno lavorato ai fianchi le procure antimafia offrendone un'immagine negativa all'opinione pubblica. Ci sono zone della Sicilia dove alcuni giornali non possono uscire, per una sorta di 'monopolio' delle edicole da parte di altri giornali in cui pero' lavorano dei giornalisti iscritti all'albo. Ci sono TG che danno piu' spazio al tacchino farcito che alle minacce mafiose ai colleghi o alle condanne per mafia di noti esponenti politici.

Pertanto ci fanno piacere le recenti prese di posizione dell'Ordine contro la mafia (cui abbiamo sempre dato spazio, ritenendole molto importanti) e la presenza di Iacopino alle manifestazioni di solidarieta' per Abbate e Capacchione, ma l'Ordine non puo' garantire per lo spirito antimafia di tutti i giornalisti, come non puo' affermare che i cittadini liberi che democraticamente pensano di proporre alla nazione un referendum dove democraticamente si vota per l'abolizione dell'Ordine siano vicini per posizioni all'antistato. No, questi cittadini si muovono 'dentro' lo Stato e chiedono solo liberta' e correttezza di informazione. Una liberta' che oggi e' compromessa gravemente, nonostante l'esistenza dell'Ordine dei Giornalisti, tanto che siamo da anni nel mirino di vari organismi europei e non, istituzionali e non, per le varie anomalie che attanagliano i media nel nostro Paese e che non mi sembra siano state fra i primi pensieri dell'Ordine in questi anni.

Percio' - ad di la' delle critiche a modi e contenuti delle esternazioni di Grillo sui giornalisti, che posso condividere - piuttosto che accostare le scelte di oltre un milione di cittadini agli attacchi della mafia ai giornalisti, l'Ordine potrebbe provare a mostrare con i fatti ai cittadini (quelli e tutti gli altri) che i giornalisti e i loro organismi ufficiali sono tutti dalla stessa parte. Quella della libera informazione.

Speciale informazione

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Informazione libera: i giornalisti sui referendum di Beppe Grillo