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10 agosto 2007
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Caruso
: Treu e Biagi assassini . Un politico puo' dire quello che vuole ? Un nuovo episodio che coinvolge un esponente istituzionale autore di affermazioni feroci e controverse su fatti storici ha visto ieri protagonista Francesco Caruso, che ha definito "assassini" gli autori delle leggi sul lavoro Tiziano Treu e Marco Biagi. L'occasione dell'esclamazione del deputato indipendente di Rifondazione Comunista ed sponente No Global, le ultime due morti sul lavoro, verificatesi a Mugnano e Bolzano. Caruso ha spiegato che "certe leggi hanno armato le mani dei padroni, per permettere loro di precarizzare e sfruttare con maggior intensità la forza-lavoro e incrementare in tal modo i loro profitti, a discapito della qualità e della sicurezza". Dopo la pioggia di critiche politiche, Caruso ha spiegato su SkyNews24 di non credere "che siano Treu e Biagi gli assassini. Credo che le loro leggi siano servite e siano state utilizzate da veri e propri assassini, cioè dai padroni e quei personaggi che gestiscono i cantieri e le imprese e attraverso le loro leggi hanno fatto il grimaldello per aumentare i profitti e diminuire la sicurezza" e in seguito ribadisce di non aver "mai accusato nessuno di essere un assassino", ma afferma che la "legge Biagi va abrogata per rispetto ai morti nei cantieri". L'affermazione era stata condannata dal segretario del Prc, Franco Giordano, che ha specificato come la responsabilita' sia sol di Caruso e come ci sia incompatibilita' culturale di tali affermazioni con il PRC, e dal premier Romano Prodi, che ha anche telefonato a Treu per solidarieta'. La presidenza della Repubblica ha definito le parole di Caruso "un indegno vaneggiamento", mentre il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, le ritiene "demenziali", il ministro della famiglia Rosy Bindi le ha definite "farneticanti" e Daniele Capezzone, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, "inqualificabili, sotto ogni punto di vista". Lo stesso Treu afferma che "non sono certo le uscite irresponsabili e deliranti di Caruso che servono ad affrontare questi difficili problemi. Simili dichiarazioni servono solo ad avvelenare il clima e sono tanto più gravi in quanto rivolte anche a Marco Biagi, che non può replicare perché vittima di terroristi assassini". Il giuslavorista fu ucciso il 19 marzo 2002 a Bologna dalle Brigate Rosse a 52 anni, Dal punto di vista politico, la condanna delle parole di Caruso e' stata pressocche' unanime. Sotto il profilo legale la vicenda Caruso richiama due recenti episodi, la sentenza della Corte di Cassazione sulle affermazioni riguardanti via Rasella e la sentenza di primo grado di assoluzione dell'attuale parlamentare ed allora consigliere comunale fiorentino Totaro. Oltre un mese fa, a Firenze, il giudice Giacomo Rocchi ha assolto il senatore di Alleanza Nazionale, Achille Totaro dopo una vicenda giudiziaria durata sette anni con l'accusa di diffamazione della Medaglia d’Oro al Valor Militare, il partigiano gappista Bruno Fanciullacci, che aveva definito "assassino vigliacco" in quanto autore della morte del filosofo Giovanni Gentile, intellettuale repubblichino. Il 10 Gennaio 2000, nel corso di una seduta di Consiglio comunale in Palazzo Vecchio a Firenze, l'allora consigliere Totaro aveva dichiarato: "Fanciullacci si deve definire un assassino. E non solo, Gentile venne colpito mentre era indifeso. Un'azione non di guerra, ma l'opera di un vigliacco. Un assassino vigliacco". Il giudice ha emesso la sentenza di assoluzione con formula piena per il senatore Achille Totaro e per tutti gli altri esponenti di An imputati nel processo, poiche' il fatto non costituisce reato. Nelle motivazioni della sentenza, il giudice argomenta che che Totaro ha esercitato il diritto di critica politica in quanto politico e non storico e che ha diritto ad esprimere la sua opinione in virtu' dell'articolo 21 della Costituzione. Ivano Tognarini, presidente dell'Istituto storico della Resistenza in Toscana, in una nota commento' che "questa è la teorizzazione dell'uso politico della storia: in questo caso il politico non si limita a dire strafalcioni, ma formula giudizi trancianti, ben oltre il confine dell'offesa personale". Commento che si potrebbe attagliare anche alle frasi di Caruso. Ma il 6 agosto la Corte di Cassazione ha condannato per diffamazione il quotidiano della famiglia Berlusconi per alcune affermazioni del 1996 contro i partigiani che compirono l'azione di via Rasella che provocò 33 morti e scatenò la rappresaglia delle Ss alle Fosse Ardeatine. Il quotidiano atribuiva in definitiva al gruppo dei gappisti guidato da Rosario Bentivegna, le responsabilità della strage che provocò 335 morti. La Cassazione, nella sua sentenza, fa una accurata analisi storica e spiega che l'attentato contro i tedeschi del battaglione 'Ss Bozen', fu un "legittimo atto di guerra rivolto contro un esercito straniero occupante e diretto a colpire unicamente dei militari"... "pienamente atti alle armi, tra i 26 e i 43 anni, dotati di sei bombe e pistole". La Corte ridimensiona poi il numero dei morti civili, che storicamente afferma essere due, e nota che i partigiani non furono avvertiti da manifesti che invitavano gli attentatori a consegnarsi per evitare rappresaglie", asserzione che "trova puntuale smentita nel fatto che la rappresaglia delle Fosse Ardeatine era iniziata circa 21 ore dopo l'attentato e soprattutto nella direttiva del Minculpop la quale disponeva che si tenesse nascosta la notizia di Via Rasella, che venne effettivamente data a rappresaglia già avvenuta". Secondo gli ermellini, si sarebbero potute esprimere "dure critiche sulla scelta dell'attentato, l'organizzazione, i suoi scopi", ma questo non basta a giustificare tante inesattezze e falsita'. E' quindi da ritenersi "lesiva dell'onorabilità politica e personale" di Bentivegna "la non rispondenza a verità di circostanze non marginali come l'ulteriore parificazione tra partigiani e nazisti con riferimento all'attentato di via Rasella e l'assimilazione tra Erich Priebke e Bentivegna" fatta in un editoriale da Vittorio Feltri, allora direttore del quotidiano. Al di la' dello specifico episodio, quindi, la Cassazione ha confermato che si deve essere puniti se si alterareno i fatti sulla stampa gettando discredito ed attribuendo intenzioni diverse agli autori di certi fatti storici. La differenza di questi casi e' che qui si trattava di un giornale, per Caruso e Totaro si tratta invece di esponenti istituzionali. Poiche' per il caso Totaro la procura di Firenze ha gia' annunciato ricorso, e' lecito coinvolgere anche questo caso nella riflessione sulle esternazioni dei politici su fatti storici. Per i parlamentari, la Corte Costituzionale ha gia' chiarito che non tutti i commenti possono essere fatti rientrare nella immunita' garantita ai legislatori dall'art. 48 Cost., ma solo quelle strettamente connesse alle proprie funzioni. Per quanto riguarda i consiglieri comunali, la Corte per i diritti dell'uomo ha valutato che debba valere la stessa immunita' che per i parlamentari, anche ove non prevista dalla legge dello Stato. Con il combinato disposto delle due pronunce occorrerebbe in primo luogo definire se le affermazioni di Caruso e Totaro possano essere ritenute connesse all'attivita' istituzionale o trascendano la stessa, e in tale secondo caso (perche' nel primo l'mmunita' impedirebbe di fare giudiziariamente una simile valutazione) capire se per gli esponenti delle istituzioni debba valere almeno in tribunale la verita' storica come chiarito dalla Corte di Cassazione per la stampa o se essi possano interpretare la storia a proprio piacimento. * si ringrazia Claudio Giusti ___________ NB:
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