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NEW del 05 luglio
2005
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Rapimento
Abu Omar e giusto processo: diritti solo per i politici ? Non ho mai avuto dubbi riguardo quella sciagurata riforma dell'art. 111 Cost denominata "giusto processo". Non perche' non sia stato giusto introdurre alcuni principi del processo accusatorio nella nostra procedura penale, ma perche' la motivazione profonda che spinse il legislatore in quel periodo (governava il centro-sinistra, ma l'approvazione fu quasi unanime) fu per molti non tanto la volonta' di riformare in senso effettivamente garantista il processo penale ma piuttosto la voglia di rivincita verso uno dei poteri dello Stato (la magistratura) che aveva osato mettere sotto indagine gli affari - ed i malaffari - dei politici. Era evidente gia' in quel periodo come la classe politica, sia al governo che all'opposizione, non fosse animata da una cultura giuridica garantista: perche' il garantista VERO (scusate se uso le maiuscole) e' consapevole che un processo e' giusto non soltanto se vengono osservati e rispettati i diritti dell'imputato, ma anche se si svolge secondo tempi ragionevoli evitando l'attesa biblica di una sentenza che o non arriva mai o quando arriva e' ormai "fulminata" dalla prescrizione. E' importante fare questo salto indietro nel passato (non tanto remoto) per capire l'incredibile vicenda del sequestro dell'imam Abu Omar. E anche per cercare di capire come mai questa inquietante vicenda possa essere accaduta in un paese - il nostro - che ha dato i natali a Cesare Beccaria e nel quale la preoccupazione maggiore della classe politica da dieci anni a questa parte non e' sembrata essere altra che quella di proteggere - e di proteggersi - dall'invadenza e dallo "strapotere" di giudici e pubblici ministerisi, come se vivessimo in un eterno "stato di polizia". Viene da chiedersi, ora, dove siano finiti tutti quelli che gridavano al "ritorno dell'inquisizione", che strepitavano contro l'ormai vicino "crollo dello stato di diritto" ogni qualvolta un politico veniva, non dico arrestato, ma semplicemente messo sotto inchiesta per corruzione, concorso in associazione mafiosa, o per reati contro la pubblica amministrazione e via dicendo. Qui si sta parlando di una persona, l'imam Abu Omar, sospettato di essere colluso col terrorismo islamico, che viene prelevato con la forza illegalmente nel centro di Milano, trasportato in una base militare Usa per essere interrogato/torturato, e poi trasferito, sempre illegalmente, in un paese del nord Africa noto per non essere particolarmente rispettoso dei diritti umani degli imputati e dei prigionieri. In questa aberrante vicenda, oltre alla violazione delle convenzioni internazionali sui diritti dell'uomo, c'e' la violazione sfacciata di una serie di leggi della Repubblica Italiana (ancora sovrana...). Questo e' il paese dove i (falsi) garantisti hanno la faccia tosta di sostenere che "Craxi fu perseguitato dai giudici", nonostante le sentenze di condanna dell'allora segretario del Psi siano state emesse da tribunali della Repubblica nel pieno rispetto dei diritti dell'imputato e confermate dalla Corte di Cassazione (e dalla Corte UE, ndr). Ma i (falsi) garantisti ad oltranza non ancora contenti ed in nome della lotta allo "strapotere dei pubblici ministeri", imposero al parlamento l'approvazione prima della riforma dell'art. 513 c.p.p., poi la riforma dell'art. 111 Cost, visto che la riforma del 513 fu cassata dalla Consulta per incostituzionalita'. Ebbene, oggi di fronte ad un sequestro di persona che richiama alla memoria l'operato degli squadroni della morte operanti in America latina negli anni 70-80, di fronte al disprezzo dei piu' elementari diritti dell'uomo e di fronte alla legalita' di un paese sovrano messa letteralmente sotto i piedi dai servizi segreti di un paese straniero, nessuno di quei novelli Cesare Beccaria ha sentito il dovere di dire una benche' minimaparola di condanna. Il Parlamento ed i mass-media (a parte la lodevole eccezione del Corsera e di altri giornali non schierati con la maggioranza) sanno solo esprimere un assordante silenzio o - peggio - penose bugie. Come dire: garantisti ad oltranza quando si devono difendere i soliti noti e i "colletti bianchi" messi sotto inchiesta dai magistrati, forcaioli all'ultima potenza quando invece ci vanno di mezzo gli extra-comunitari o altri cittadini di serie "B". Ma allora, se cosi' stanno le cose, non c'e' da stare tranquilli. Se una classe politica e una significativa area intellettuale non avvertono l'importanza di considerare come valori universali la legalita' e la difesa dei diritti umani, ma li considerano degni di essere difesi a spada tratta solo se l'inquisito in quel momento e' il potente di turno, il finanziere, il banchiere o il parlamentare, allora significa proprio che Cesare Beccaria in questo Paese c'e' nato per sbaglio e che da un momento all'altro e' facile che il potere si faccia prendere dalle tentazioni autoritarie. Firma l'appello perche' i diritti si insegnino a scuola
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