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NEW del 14 giugno
2005
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Referendum
: non si fanno solo le battaglie già vinte Ho letto diversi commenti sull'esito del referendum e ne ho tratto molto sconforto. Alcuni hanno sbeffeggiato chi e' andato a votare - etichettato come sicuro militante con paraocchi della sinistra o dei radicali - o chi il referendum ha sostenuto perche' esso era una battaglia persa. Passi per chi parla dal punto di vista politico, dato che e' indubbio come l'impatto d'immagine per chi sostiene una battaglia persa e' politicamente negativo, ma mi sembra volgare e irrispettoso aggredire verbalmente chi ha inteso con il voto esercitare un suo diritto costituzionalmente garantito e mi sembra antidemocratico tentare di cancellare milioni di persone che alle urne ci sono andate. Qualcuno se l'e' presa anche con il presidente Ciampi, che doveva essere super partes (e come? facendo a meta'con la moglie Franca: io voto e tu no o viceversa?) e che invece ha taciuto fino all'ultimo per poi commentare con molta semplicita' che da quando aveva 26 anni ha esercitato questo diritto che prima gli era negato (dal regime fascista, che non ha nominato). Personalmente ho votato. Non sono militante a sinistra ne' radicale (e non ho votato quattro si'), ed i lettori dell'Osservatorio hanno potuto verificare come non abbiamo preso alcuna posizione nel merito dei quesiti referendari. Tuttavia non accetto che una qualsiasi Chiesa mi dica cosa fare con i miei diritti civili, di 'cives', cittadino, mentre ascolto i suoi argomenti pro o contro un quesito, cosi' come ascolto quelli di tutti. E, come ho gia' avuto occasione di dire, non mi hanno molto convinto ne' gli argomenti degli uni ne' quelli degli altri, essendo entrambi intrisi di animosita' e richiami che poco o nulla avevano a che vedere con la natura dei quesiti, tipo la possibilita' di andare all'estero per i piu' ricchi (anche il turismo sessuale si fa all'estero, ma non per questo approviamo in Italia gli abusi sui minori) da una parte, la vita non si vota dall'altra. Non credo che il desiderio coincida con il diritto (nella nostra Costituzione non esiste il diritto alla felicita' come in quella degli USA), ma nel momento in cui il parlamento italiano ha deciso di regolamentare l'aiuto di Stato alle coppie che cercano la fecondazione assistita, ha sancito che la sterilita' e' una malattia e non uno status da accettare. Pertanto e' in quest'ottica legale che occorreva porsi, anche per quanto riguardava l'eterologa, dato che la proposta era ritoccare la legge, e non abrogare del tutto la legge. Un'altra considerazione ridicola che e' stata fatta e' che l'Italia e' il Paese dei moderati. In primo luogo, quello degli astensionisti e' sempre stato il primo partito d'Italia, ai referendum e negli altri contesti. I milioni di Italiani che sistematicamente non votano non si riconoscono necessariamente nella Chiesa e sicuramente non si riconoscono ne' in Berlusconi o Casini, nella lega in AN o in Fassino, altrimenti andrebbero a votare. Solo pochi sciocchi o pochi fanatici potrebbero bersi la chiave di lettura per cui improvvisamente sarebbero diventati tutti filo-Ruini o filo-Arcore (a pochi giorni poi dalle regionali in cui erano tutti filo-queglialtri). Ricordiamo anche che andare e' piu' difficile che non andare, e che molti hanno dovuto decidere di restare a casa sapendo che sarebbero stati segnati a dito o erano ricattabili, cosa che era certo stata messa in conto da chi ha esortato da vari pulpiti all'astensione. Cosi' come ben pochi potrebbero credere che i cittadini abbiano consapevolmente deciso di far fare al parlamento in una materia cosi' delicata, ma piuttosto che molti abbiano ritenuto molto complessi i quesiti e quindi non se la siano sentita di pronunciarsi, mentre altri abbiano semplicemente pensato che la cosa non li avrebbe mai riguardati e quindi non valeva la pena di recarsi alle urne esponendosi al pubblico ludibrio. Io ci sono andata, ma non faccio parte della schiera dei "finocchi" (qualcuno ha tirato in ballo anche questi "argomenti" per commentare l'esito del referendum...): sono una professionista sposata e tipica mamma del sud (e non certo un'estremista o radicale), quindi la classica 'moderata'. Alla Chiesa dei microfoni che vorrebbe rappresentarmi anche a livello "politico" vorrei pero' chiedere piu' coerenza su tutti i fronti. Un embrione vale almeno quanto un bambino dilaniato a Baghdad o in un altro posto del globo, dove qualche potente amico interviene mentre si e' girati dall'altra parte facendo mere enunciazioni di principio senza incidere minimamente e magari benedicendo in altra sede l'aggressore. Se si arriva all'ingerenza di un invito al non voto, con quanta maggiore autorita' si potrebbe usare con certi governanti lo strumento religioso della scomunica. Sarebbe stata e sarebbe ancora una formidabile arma per la difesa dei diritti umani, soprattutto in certi Paesi (vedi America Latina). Ma spesso si sono visti solo pochi preti o vescovi militanti rischiare personalmente operando per salvare vite umane (talora perdendo la propria). Come ultima considerazione vorrei dire che non si fanno solo le battaglie gia' vinte. La scienza ed il progresso civile si sono sempre ottenuti quando qualcuno - meglio ancora un gruppo - si e' prefisso di fare qualcosa che sembrava impossibile. Con questo non dico di condividere le battaglie di Pannella & Co o di volere che avesse successo questa, ma sicuramente centinaia di migliaia di associazioni in tutto il mondo che laicamente o religiosamente si occupano di diritti umani o di altri settori del volontariato, con questa logica di combattere le battaglie gia' vinte - che puo' appartenere solo alla politica cencelliana e poltroniera, ma non alla societa' civile - non sarebbero mai nemmeno nate.
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Fecondazione: i dubbi legali sul referendum Fecondazione : Osservatorio sul referendum e sull'astensione |
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