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29 dicembre 2023
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La dittatura militare in Argentina e i desaparecidos
di Demetrio Delfino *

La dittatura militare in Argentina rappresenta, ancora oggi, un accadimento di grande interesse storico-politico poiché il cosiddetto settennato militare non fu altro che l’effetto non solo, di una situazione politica locale davvero travagliata ma, financo, l’effetto di una situazione geo-politica complessa a livello mondiale.

Sul tema, si è scritto davvero tanto peraltro, in questo lavoro, che non potrà che essere contenuto e focalizzato su certi argomenti, ci si limiterà ad esporre quelle che sono state le cause di un periodo davvero buio che, di fatto, ha portato alla sparizione di oltre trentamila persone considerate invise al governo del tempo: i così detti desaparecidos.

E’ importante quindi partire dalla situazione geo-politica a livello mondiale nell’ambito della quale si colloca l’Argentina pre-dittatura militare.

Per sintetizzare il problema che ci occupa, potremmo dire che, negli anni successivi al secondo conflitto mondiale, i Paesi del globo si dividevano in due grandi categorie: quelli allineati con le maggiori potenze nonché, i Paesi non allineati in pratica, i Paesi che vennero chiamati terzo-mondisti. Malgrado l’Argentina si collocasse tra questi ultimi, lo stesso Paese sud – americano non poteva, di certo, considerarsi estraneo ad ogni tipo di influenza delle grandi potenze poiché, comunque, non si rende nota cosa difforme dal vero se si evidenzia che l’Argentina, già da allora, venisse influenzata, quanto meno in parte, dalla politica statunitense.

Successivamente al secondo conflitto mondiale, la figura più importante del complesso quadro politico argentino fu, senza dubbio, il colonnello Juan Domingo Peron, sulla cui figura è davvero opportuno trattenersi. La figura di Peron è particolarmente importante poiché è proprio comprendendo e recependo la sua ideologia politica che è possibile comprendere i problemi che coinvolgevano l’Argentina del tempo.

Juan Domingo Peron, colonello e politico, fu il fondatore di un movimento che si collocò tra il capitalismo e il socialismo movimento che, venne chiamato peronismo. In realtà, non appare davvero semplice focalizzare, in poche parole, le caratteristiche del peronismo e non appare semplice poiché, il movimento in questione, presentò non solo elementi facenti parte del socialismo ma, altresì, elementi tipici del patriottismo, della democrazia e nel contempo, presentò, altresì, degli elementi che assomigliavano alla dottrina fascista malgrado, Peron, abbia sempre rinnegato tali affinità.

Tale miscellanea di elementi, di fatto, ha permeato particolarmente la politica e tutta la società dell’Argentina tanto è vero che, attualmente, i partiti politici operanti in Argentina continuano ad ispirarsi al peronismo.

Ciò che appare chiaro della sua politica, malgrado con qualche sbavatura, è stata la politica estera la quale, a propria volta, risentì fortemente delle ideologie politiche economiche che si ispirarono a John Maynard Keynes, politiche meglio note come keynesiane le quali, sostanzialmente, attribuiscono allo Stato un ruolo di primo piano nel gestire gli aspetti economici del paese.

Peron, riteneva di dovere sostenere una politica estera basata, essenzialmente, sulla neutralità al fine di non apparire, comunque, influenzato, anche se di fatto lo fu, dall’America; ad ogni buon conto, sostenne che l’Argentina dovesse collocarsi nei Paesi terzomondisti e quindi separata dai blocchi filorusso e filoamericano.

Nell’ambito di una politica che sotto certi aspetti potremo definire istrionica, è interessante menzionare due episodi che caratterizzarono il peronismo: il primo, fu particolarmente noto alle cronache del tempo poiché, Peron, ritenne di dovere concedere asilo ai nazisti che scappavano per non essere sottoposti a processo per i loro crimini malgrado, per converso, non si possa assolutamente sostenere che Peron ebbe e/o divulgò ideologie vicine al nazionalsocialismo hitleriano il secondo, perché, comunque, il peronismo non racchiuse alcun tipo di ideologia antisemita e, addirittura, con la fondazione Evita Peròn ( moglie e consigliera del Militare – politico argentino), vennero forniti cospicui aiuti al neonato Stato di Israele.

Evidentemente, sotto certi profili, potremo definire la politica del colonello Peron come una politica pluri-sfaccettata, quasi una sorta della “politica del momento” che racchiudeva, forse, quella idea più volte profusa e stigmatizzata da Abramo Lincoln secondo cui, …la migliore idea politica e quella di non averne alcuna…ma, semmai, la “migliore” idea è quella di cercare di trovare la “migliore” soluzione ad un concreto problema.

Ciò posto, sempre al fine di cercare di comprendere la causa dei fenomeni, è opportuno chiedersi come nasce il peronismo e, soprattutto, perché nasce. Se dovessimo individuare una data determinante per l’esordio del peronismo, non si è parecchio lontani dal vero se ci richiamiamo al Giugno del 1944.

In quell’anno, risultava essere in carica, quale primo ministro, il generale Edelmiro Juliàn Farrell e, appunto nel Giugno di quell’anno, Peron, oltre a mantenere il ministero della guerra e la carica di segretario del lavoro e della sicurezza sociale, venne nominato vicepresidente del governo.

In quel momento l’Argentina stava avendo una forte industrializzazione, la classe operaia era in continua espansione e, di fatto, nel Paese stava avvenendo una grande trasformazione economico e sociale. Le riforme promosse da Peron nel campo del lavoro, si ispiravano ad una sorta di militarizzazione della mano d’opera, alla figura di uno Stato paternalista che accentrava e che si occupava di tutto, compreso l’oneroso compito di mantenere la classe operaia facendo in modo, peraltro, che quest’ultima aderisse e sostenesse l’attuale governo.

Una volta eletto presidente, Peron cercò di aumentare il potere della classe operaia facendo sì che la già potente Confederazione Generale del Lavoro, acquisisse un ruolo di maggiore rilievo nell’ambito del governo argentino nonché, qualche anno più tardi ed esattamente nell’anno 1947, approvò un piano economico per sostenere le industrie che, dallo stesso Peron, erano state precedentemente nazionalizzate.

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* Componente del Comitato Tecnico-Giuridico dell'Osservatorio


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