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Giustizia , segreti e bugie : vibranti interventi a Cagliari
di
Mauro W. Giannini
L'Aula Magna della Facoltà di Giurisprudenza era gremita,
ieri 25 febbraio, per il convegno "Giustizia, segreti e bugie"
organizzato dall'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Onlus ed i presenti - fra cui tanti giovani - hanno seguito
con attenzione e con ripetuti applausi gli interventi dello
stesso Spataro e del dott. Mauro Mura, Procuratore capo di
Cagliari, del prof. Giovanni Cocco, Ordinario di Diritto penale
presso la facoltà e del giornalista Mauro Manunza, già presidente
dell'Ordine per la Sardegna. Ha coordinato gli interventi
l'avv. Demetrio Delfino, presidente dei Probi Viri dell'Osservatorio,
mentre il saluto dell'associazione è stato portato dal presidente
nazionale dell'Osservatorio, ing. Rita Guma.
Gli
interventi hanno preso spunto dalle vicende raccontate nel
il volume “Ne valeva la pena. Storie di terrorismi e mafie,
di segreti di Stato e di giustizia offesa” di Armando Spataro
(Ed. Laterza, 2010), che è stato presentato in occasione dell'incontro.
Si è pertanto parlato principalmente della vicenda di Abu
Omar - l'imam rapito a Milano il 17 febbraio 2003 da 23 agenti
della CIA in collaborazione con alcuni personaggi italiani
e condotto poi in Egitto, dove ha subìto ogni sorta di torture
- e del processo che ne e' scaturito e nel quale il dott.
Spataro è stato PM.
I
profili affrontati sono stati principalmente la negazione
dei diritti umani che certa politica ha cercato di giustificare
oppure nascosto grazie al segreto di Stato nel corso della
cosiddetta "guerra al terrore", e l'impossibilità di raggiungere
la verità - anche processuale - e l'uguaglianza davanti alla
legge, a causa dell'imposizione del segreto di stato nei processi
con cui si cerca di sanzionare le anzidette violazioni.
Trascinante
è stato l'intervento del dott. Spataro, che ha raccontato
la vicenda con indignazione per la violazione dei diritti
perpetrata e spiegato che, senza il rapimento, le forze dell'ordine
italiane - cui ha riconosciuto una altissima preparazione
e professionalità in materia di antiterrorismo - avrebbero
certamente ottenuto con i consueti metodi di indagine le informazioni
di cui avevano bisogno (dato che tenevano sotto osservazione
l'imam), riuscendo ad arrestare l'intero gruppo dei soggetti
coinvolti con il terrorismo, come gia' fatto tante altre volte.
Invece, con la tortura (metodo, ha osservato, notoriamente
inutile perche' il torturato in quella situazione è disposto
a confessare di tutto) non si è ottenuto nulla, e con il rapimento
si è distrutta la possibilita' di raggiungere gli obiettivi
cui gli investigatori italiani stavano gia' lavorando.
Rispondendo
ad una delle domande del pubblico, il prof. Spataro ha ricordato
quando - giovane sostituto procuratore - trovò il magistrato
Guido Galli, che egli affiancava nelle inchieste, appena ucciso
dai terroristi di Prima Linea, con il corpo insanguinato e
che stringeva il codice penale fra le mani.
Il
procuratore capo Mauro Mura ha parlato della lotta al terrorismo
in Italia ed ha fra l'altro ricordato alcuni importanti passaggi
che hanno consentito alle autorità inquirenti di affinare
e potenziare il loro lavoro nel corso dei decenni, ad esempio
l'introduzione del lavoro di squadra, che ha fatto superare
il monadismo precedente del PM.
L'intervento
di Mauro Manunza si è incentrato sul titolo dell'incontro
perchè, ha osservato, il giornalista dovrebbe essere di per
sè la negazione dei segreti e delle bugie e la libertà e la
democrazia si fondano sulla conoscenza. Al contrario, vi sono
alcuni giornalisti che hanno collaborato con i servizi segreti
- in spregio a quanto stabilito dalla legge - ed altri che
- pur volendo indagare sui fatti - ne sono stati impediti
dal segreto di Stato, che rende la verità impenetrabile.
 
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