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Perquisizione a Il Giornale : critiche da FNSI e UCPI
di
Mauro W. Giannini
"Nella fretta di parlare male della Fnsi gli onorevoli
Jole Santelli e Giorgio Straquadanio non leggono le agenzie.
Se lo avessero fatto avrebbero notato che sulla grave perquisizione
a Il Giornale e alla nostra collega, Anna Maria Greco, prima
di loro era intervenuto il Sindacato dei giornalisti, nella
persona del suo Segretario, Franco Siddi. Contrariamente a
ciò che dicono gli esponenti PDL, la Fnsi ha sempre a cuore
la libertà di stampa. Comunque se ci inviano i loro indirizzi
email personali saremo felici di inviare i nostri comunicati
in anteprima".
Ed
infatti, a seguito della perquisizione presso Il Giornale
disposta dalla procura di Roma in seguito alla pubblicazione
di documenti interni al Csm riguardanti il procuratore aggiunto
di Milano Ilda Boccassini, la Federazione nazionale della
stampa aveva commentato in una nota: “Oggettivamente, non
se ne può più. Nello scontro politica-magistratura non possono
essere chiamati a pagare i giornalisti se danno notizie, ancorché
su di esse e sulla loro valenza in termini di interesse pubblico,
ciascuno possa avere opinioni diverse. La perquisizione di
oggi a carico della collega de 'Il Giornale' Anna Maria Greco
appare, allo stato, assolutamente incomprensibile, oltreché,
nei fatti, pesantemente invasiva".
"Le
notizie 'riservate', non escono mai con le proprie gambe.
- aggiungeva la nota FNSI - Ma se si volesse prendere a prestito
una espressione del moderno linguaggio politico-giudiziario,
si potrebbe dire che si va a cercare presunte colpe, neanche
meglio precisate, nell''utilizzatore finale'. Cosi non si
può andare avanti. Ai giornalisti è chiesto, tanto più in
questa fase di scontro politico e istituzionale dai toni esasperati,
di alzare l’asticella della responsabilità, per non fare la
fine dei vasi di coccio. Ma occorre misura e rispetto, da
parte di tutti".
Critica
sulla vicenda, per altri profili, anche l'Unione Camere Penali.
"Si possono esprimere ampie riserve, non solo estetiche, in
merito allo 'scoop', strumentale e bacchettone, del 'Giornale'
sulla dottoressa Ilda Boccassini, che segna l'ennesimo episodio
di imbarbarimento dello scontro in atto, cosi come si possono
anche avanzare fondati interrogativi - afferma una nota della
Giunta UCPI - sulla necessita di custodire come il terzo segreto
di Fatima gli atti dei procedimenti disciplinari dei magistrati
risalenti a trenta anni fa, ma non ci si puo esimere dal registrare
anche l'inusitato spiegamento di mezzi processuali con cui,
ancora una volta, la magistratura reagisce quando viene coinvolto
un collega".
"Mentre
tante Procure leggono sonnacchiose sui quotidiani gli atti
dei propri processi di cui per legge e vietata la pubblicazione,
quando viene interessato un magistrato scattano prontamente
i sigilli alle stanze di un organo costituzionale e si perquisiscono
con altrettanta solerzia quelle di un giornale, anch'esso
avamposto del diritto di manifestazione e diffusione del pensiero,
difeso dalla Costituzione", commentano i penalisti. "Se
ce ne fosse stato ancora bisogno, abbiamo avuto la riprova",
conclude la nota UCPI, "di quanto sia discrezionale non solo
l'esercizio dell'azione penale ma anche le sue stesse modalita,
con buona pace del principio di eguaglianza che tutti invocano".
Laconico
il commento del presidente dell'Osservatorio sulla legalità
e sui diritti ONLUS: "Possiamo condividere alcune affermazioni
della FNSI e altre dell'UCPI fatte in questa occasione. Facciamo
pero' notare che - anche per il diritto all'oblio spesso ricordato
dal Garante Privacy - procedimenti di 30 anni fa che non abbiano
prodotto effetti sanzionatori ancora in essere dovrebbero
cadere nel dimenticatoio, che si tratti di magistrati o di
comuni cittadini. Anche questo in nome del principio di uguaglianza
ricordato dai penalisti".
 
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