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Uccisi
a colpi di pietre : quando facciamo mea culpa ?
di
Rita Guma*
In questi giorni si sta svolgendo in Italia e nel mondo un'azione
collettiva per scongiurare l'esecuzione per lapidazione di
una donna e madre iraniana condannata a morte per adulterio
(e successivamente - dopo una cura a base di frustate - autoaccusatasi
di concorso nell'omicidio del marito).
Ma
l'Iran non e' l'unico Paese del mondo dove questa pratica
e' in uso. L'Afghanistan, dove le truppe NATO guidate dagli
USA sono di stanza quasi da un decennio e dove il governo
e' in mano ad un 'amico' dell'Occidente, Hamid Karzai, negli
ultimi dieci giorni sono state lapidate due coppie di presunti
adulteri, gli ultimi due dei quali giovanissimi. In
un campo desolato ai margini del loro villaggio nel nord dell'Afghanistan,
centinaia di uomini, pietre in mano, hanno messo in atto la
condanna a morte del mullah, pronunciata dopo che la coppia
era fuggita contro il volere delle famiglie. Lei, Siddiqa,
aveva solo 19 anni...
In questo caso il mullah in questione era stato un talebano
perche', come ha detto un parente di una delle vittime, li'
"I Talebani sono pių potenti del governo". Ma non si tratta
di casi isolati: il Consiglio degli Ulema afghani questo mese
ha chiesto un piu' ampio uso delle sanzioni stile Sharia per
trasgressioni come il furto e l'adulterio. Cio' evidenzia
un 'comune sentire' che spiega come mai nei casi di pena di
morte 'improvvisa', cioe' impartita seduta stante, i responsabili
delle violenze non siano quasi mai rintracciati e sottoposti
a procedimento penale, anche se le loro identita' sono ampiamente
note.(1)
Per chi voglia essere onesto e non acriticamente partigiano,
questi accadimenti sono la prova che non si poteva e non si
puo' lasciare il Paese nelle mani dei Talebani, perche' sono
proprio loro che hanno sempre usato e stanno consentendo che
sia riportata in auge una pratica tribale ammantata di giustificazioni
religiose ma che in ogni caso e' una tripla barbarie: per
la sommarieta' e non equita' dei processi, per la sproporzione
delle accuse rispetto alla pena e per la crudelta', indegnita'
e incivilta' del metodo della lapidazione, una vera e propria
tortura perpetrata in modo 'scientifico'.
Insomma,
se Bush ha sfruttato il terrorismo e Osama Bin Laden per mettere
'le mani' su Kabul, i Talebani non sono resistenti veri, non
sono il popolo combattente, ma sono quelli delle statue millenarie
distrutte e delle donne-nonpersone cui viene imposto il burqa
e che vanno lapidate con processi sommari una volta scoperte
a scegliere con chi fare l'amore.
Tuttavia l'eco di queste morti non e' stato grande quanto
ci si potrebbe aspettare in Italia e nei Paesi che dovrebbero
in questo frattempo aver contribuito, secondo le intenzioni
dichiarate, a restituire la pace e la forza dello Stato di
diritto all'Afghanistan. E' vero che alcuni giornali di grande
diffusione in USA ne hanno parlato e la notizia e' stata ripresa
anche da noi, ma non c'e' stata eco, indignazione e soprattutto
riflessione pubblica. Il perche' e' presto detto: finche'
la notizia dipinge negativamente il diavolo (i Talebani) va
tutto bene, ma far risaltare queste lapidazioni sarebbe l'ulteriore
prova del fallimento della missione di pace, ma soprattutto
- per gli osservatori un po' piu' attenti - e' la prova che
il 'governo amico' e' una truffa.
"E come hanno fatto, dopo dieci anni di occupazione militare,
a riprendere il controllo del paese?" Si chiede infatti commentando
le lapidazioni afghane e il potere dei Talebani il nostro
amico Claudio Giusti**, una persona attiva nel campo dei diritti
umani e della pena capitale da una vita e nonostante cio'
ancora capace di indignarsi: "Chi gli ha fornito le armi?
- chiede Giusti - Non č che i nostri amici di Kabul siano
peggio dei Talebani?". Me lo chiedo anch'io.
E che ci sia del marcio a Kabul non lo diciamo noi, ma la
deputata afghana Malalai Joya - che ha denunciato all'Assemblea
nazionale i signori della guerra seduti sugli scranni della
nascente presunta 'democrazia' (perche' quando i candidati
hanno piccoli eserciti personali e il presidente regge il
suo potere sulle armi della coalizione, non si puo' certo
parlare si democrazia, senza scomodare i fucili dei cecchini
Talebani nei pressi dei seggi elettorali). Ma l'accusa viene
soprattutto dal Congresso degli Stati Uniti, che - a consuntivo
di una inchiesta - ha pubblicato una relazione in cui indica
apertamente personalita' legate ai piu' alti livelli del governo
Karzai (congiunti del presidente e di alcuni ministri, per
intendersi) come gestori di societa' armate 'per la sicurezza'
colluse con i Talebani. Anche questa relazione non mi risulta
abbia avuto eco nel nostro Paese, e forse solo l'Osservatorio
ne ha diffusamente parlato (2).
Il
problema, gia' in qualche modo evidenziato da Einstein, quando
lo scienziato - in uno scambio epistolare con Sigmund Freud
- si chiedeva come prevenire le guerre e esprimeva la convinzione
che l'ONU dovesse avere un suo tribunale ma anche una sua
polizia per punire gli Stati colpevoli di violare il diritto
internazionale, perche', argomentava, un legislatore e un
Tribunale senza polizia non possono farsi rispettare - e'
che le missioni di pace sono affidate non ad una 'polizia'
o esercito dell'ONU, ma di volta in volta ai Paesi che 'si
offrono' di partecipare, il che comporta che c'e' chi sceglie
per prestigio, chi perche' pressato dal segretario dell'ONU
a fare ogni tanto qualcosa da 'membro' delle Nazioni Unite
e non incassarne solo i vantaggi e chi 'sceglie' di partecipare
per ampliare i propri interessi nella regione. Gli USA e l'Italia
sono fra questi ultimi.
Percio'
spesso si inventano pretesti o si ingigantiscono fatti reali
(ma in questo caso i Talebani hanno fornito e continuano a
fornire ottime scuse a 24 carati) pur di entrare in armi in
una regione e mettervi radici (o tentacoli, fate voi). Questo
quando non si 'parte in missione' prima dell'avallo ONU che
poi 'regolarizza' con la giustificazione che nella situazione
di guerra creatasi (ovvero creata dalle potenze occidentali)
i diritti della popolazione locale sono in pericolo. E ovviamente
c'e' il problema - piu' politico - degli equilibri in Consiglio
di sicurezza e dei veti a senso unico, ma non addentriamoci
troppo. Ne', vi prego, facciamone un problema ideologico (che
e' il modo sicuro per non affrontare la situazione), perche'
sto dicendo che non faccio il 'tifo' per i crudeli e oscurantisti
Talebani ma nemmeno chiudo gli occhi di fronte alle enormi
colpe delle potenze occidentali.
Credo
che per il momento dovremmo fermarci a riflettere e cercare
di rispondere a questa domanda: dopo che il loro Paese ha
subito per anni perdite umane e difficolta' economiche per
la presenza delle truppe Occidentali, quei ragazzi morti sotto
il sole a colpi di pietre, mentre venivano lapidati (prima
con pietre piu' piccole, perche' non morissero troppo in fretta,
poi via via piu' grandi, mirando nei posti giusti e poi magari
un masso finale...) si saranno chiesti noi che siamo andati
a fare, in Afghanistan?
*presidente
dell'Osservatorio
**
membro
del Comitato scientifico dell'Osservatorio
 
(1)
Afghanistan: lapidateli! E la folla esegue
(2)
Afghanistan: Congresso USA denuncia tangenti ai signori della
guerra
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