Osservatorio sulla legalita' e sui diritti
Osservatorio sulla legalita' onlusscopi, attivita', referenti, i comitati, il presidenteinvia domande, interventi, suggerimentihome osservatorio onlusnews settimanale gratuitaprima pagina
24 agosto 2010
tutti gli speciali

Uccisi a colpi di pietre : quando facciamo mea culpa ?
di Rita Guma*

In questi giorni si sta svolgendo in Italia e nel mondo un'azione collettiva per scongiurare l'esecuzione per lapidazione di una donna e madre iraniana condannata a morte per adulterio (e successivamente - dopo una cura a base di frustate - autoaccusatasi di concorso nell'omicidio del marito).

Ma l'Iran non e' l'unico Paese del mondo dove questa pratica e' in uso. L'Afghanistan, dove le truppe NATO guidate dagli USA sono di stanza quasi da un decennio e dove il governo e' in mano ad un 'amico' dell'Occidente, Hamid Karzai, negli ultimi dieci giorni sono state lapidate due coppie di presunti adulteri, gli ultimi due dei quali giovanissimi. In un campo desolato ai margini del loro villaggio nel nord dell'Afghanistan, centinaia di uomini, pietre in mano, hanno messo in atto la condanna a morte del mullah, pronunciata dopo che la coppia era fuggita contro il volere delle famiglie. Lei, Siddiqa, aveva solo 19 anni...

In questo caso il mullah in questione era stato un talebano perche', come ha detto un parente di una delle vittime, li' "I Talebani sono pių potenti del governo". Ma non si tratta di casi isolati: il Consiglio degli Ulema afghani questo mese ha chiesto un piu' ampio uso delle sanzioni stile Sharia per trasgressioni come il furto e l'adulterio. Cio' evidenzia un 'comune sentire' che spiega come mai nei casi di pena di morte 'improvvisa', cioe' impartita seduta stante, i responsabili delle violenze non siano quasi mai rintracciati e sottoposti a procedimento penale, anche se le loro identita' sono ampiamente note.(1)

Per chi voglia essere onesto e non acriticamente partigiano, questi accadimenti sono la prova che non si poteva e non si puo' lasciare il Paese nelle mani dei Talebani, perche' sono proprio loro che hanno sempre usato e stanno consentendo che sia riportata in auge una pratica tribale ammantata di giustificazioni religiose ma che in ogni caso e' una tripla barbarie: per la sommarieta' e non equita' dei processi, per la sproporzione delle accuse rispetto alla pena e per la crudelta', indegnita' e incivilta' del metodo della lapidazione, una vera e propria tortura perpetrata in modo 'scientifico'.

Insomma, se Bush ha sfruttato il terrorismo e Osama Bin Laden per mettere 'le mani' su Kabul, i Talebani non sono resistenti veri, non sono il popolo combattente, ma sono quelli delle statue millenarie distrutte e delle donne-nonpersone cui viene imposto il burqa e che vanno lapidate con processi sommari una volta scoperte a scegliere con chi fare l'amore.

Tuttavia l'eco di queste morti non e' stato grande quanto ci si potrebbe aspettare in Italia e nei Paesi che dovrebbero in questo frattempo aver contribuito, secondo le intenzioni dichiarate, a restituire la pace e la forza dello Stato di diritto all'Afghanistan. E' vero che alcuni giornali di grande diffusione in USA ne hanno parlato e la notizia e' stata ripresa anche da noi, ma non c'e' stata eco, indignazione e soprattutto riflessione pubblica. Il perche' e' presto detto: finche' la notizia dipinge negativamente il diavolo (i Talebani) va tutto bene, ma far risaltare queste lapidazioni sarebbe l'ulteriore prova del fallimento della missione di pace, ma soprattutto - per gli osservatori un po' piu' attenti - e' la prova che il 'governo amico' e' una truffa.

"E come hanno fatto, dopo dieci anni di occupazione militare, a riprendere il controllo del paese?" Si chiede infatti commentando le lapidazioni afghane e il potere dei Talebani il nostro amico Claudio Giusti**, una persona attiva nel campo dei diritti umani e della pena capitale da una vita e nonostante cio' ancora capace di indignarsi: "Chi gli ha fornito le armi? - chiede Giusti - Non č che i nostri amici di Kabul siano peggio dei Talebani?". Me lo chiedo anch'io.

E che ci sia del marcio a Kabul non lo diciamo noi, ma la deputata afghana Malalai Joya - che ha denunciato all'Assemblea nazionale i signori della guerra seduti sugli scranni della nascente presunta 'democrazia' (perche' quando i candidati hanno piccoli eserciti personali e il presidente regge il suo potere sulle armi della coalizione, non si puo' certo parlare si democrazia, senza scomodare i fucili dei cecchini Talebani nei pressi dei seggi elettorali). Ma l'accusa viene soprattutto dal Congresso degli Stati Uniti, che - a consuntivo di una inchiesta - ha pubblicato una relazione in cui indica apertamente personalita' legate ai piu' alti livelli del governo Karzai (congiunti del presidente e di alcuni ministri, per intendersi) come gestori di societa' armate 'per la sicurezza' colluse con i Talebani. Anche questa relazione non mi risulta abbia avuto eco nel nostro Paese, e forse solo l'Osservatorio ne ha diffusamente parlato (2).

Il problema, gia' in qualche modo evidenziato da Einstein, quando lo scienziato - in uno scambio epistolare con Sigmund Freud - si chiedeva come prevenire le guerre e esprimeva la convinzione che l'ONU dovesse avere un suo tribunale ma anche una sua polizia per punire gli Stati colpevoli di violare il diritto internazionale, perche', argomentava, un legislatore e un Tribunale senza polizia non possono farsi rispettare - e' che le missioni di pace sono affidate non ad una 'polizia' o esercito dell'ONU, ma di volta in volta ai Paesi che 'si offrono' di partecipare, il che comporta che c'e' chi sceglie per prestigio, chi perche' pressato dal segretario dell'ONU a fare ogni tanto qualcosa da 'membro' delle Nazioni Unite e non incassarne solo i vantaggi e chi 'sceglie' di partecipare per ampliare i propri interessi nella regione. Gli USA e l'Italia sono fra questi ultimi.

Percio' spesso si inventano pretesti o si ingigantiscono fatti reali (ma in questo caso i Talebani hanno fornito e continuano a fornire ottime scuse a 24 carati) pur di entrare in armi in una regione e mettervi radici (o tentacoli, fate voi). Questo quando non si 'parte in missione' prima dell'avallo ONU che poi 'regolarizza' con la giustificazione che nella situazione di guerra creatasi (ovvero creata dalle potenze occidentali) i diritti della popolazione locale sono in pericolo. E ovviamente c'e' il problema - piu' politico - degli equilibri in Consiglio di sicurezza e dei veti a senso unico, ma non addentriamoci troppo. Ne', vi prego, facciamone un problema ideologico (che e' il modo sicuro per non affrontare la situazione), perche' sto dicendo che non faccio il 'tifo' per i crudeli e oscurantisti Talebani ma nemmeno chiudo gli occhi di fronte alle enormi colpe delle potenze occidentali.

Credo che per il momento dovremmo fermarci a riflettere e cercare di rispondere a questa domanda: dopo che il loro Paese ha subito per anni perdite umane e difficolta' economiche per la presenza delle truppe Occidentali, quei ragazzi morti sotto il sole a colpi di pietre, mentre venivano lapidati (prima con pietre piu' piccole, perche' non morissero troppo in fretta, poi via via piu' grandi, mirando nei posti giusti e poi magari un masso finale...) si saranno chiesti noi che siamo andati a fare, in Afghanistan?

*presidente dell'Osservatorio

** membro del Comitato scientifico dell'Osservatorio

per approfondire...

(1) Afghanistan: lapidateli! E la folla esegue

(2) Afghanistan: Congresso USA denuncia tangenti ai signori della guerra

Speciale pena di morte

Speciale diritti

_____
NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI
CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

°
avviso legale