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Brasile
: resteranno impuniti i delitti della dittatura ?
di
Rico Guillermo*
La
Corte Suprema federale brasiliana ha confermato l'applicabilita'
della legge di amnestia del 1979 che protegge i membri del
precedente governo militare rispetto ad eventuali processi
per le esecuzioni extragiudiziali, le torture e gli stupri
commessi nel periodo fra il 1964 e il 1985, anche se il diritto
convenzionale e consuetudinario internazionale non consente
eccezioni rispetto al perseguimento dei responsabili di torture,
esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, sparizioni
forzate, genocidi, crimini contro l'umanita' e crimini di
guerra.
I supremi giudici hanno infatti deciso giovedi' scorso a maggioranza
accogliendo l'interpretazione che i crimini commessi da membri
del regime militare sono stati atti politici e, pertanto,
oggetto della sanatoria. Il precedente governo militare aveva
emesso la legge di amnistia del 1979 che esonera tutte le
persone accusate di "reati politici e quelli legati a crimini
politici", escludendo gli accusati di terrorismo, sequestro
di persona, rapine e attentati ai singoli.
Migliaia
di persone furono imprigionate, torturate e scomparvero, durante
la dittatura militare nel Paese, come avvenuto in altri Stati
sudamericani nello stesso periodo, ma, a differenza di Argentina,
Bolivia, Cile, Peru' e Uruguay, il Brasile non ha assicurato
alla giustizia le persone accusate di gravi violazioni dei
diritti umani commesse in quel periodo.
In
Brasile, infatti, contrariamente a quanto avvenuto in altri
Paesi latinoamericani che avevano sperimentato la dittatura
e reagirono contro di essa, i militari della giunta brasiliana
- dopo aver varato la legge di amnistia e concesso sempre
maggiori aperture democratiche - si ritirarono discretamente
dalla scena, mantenendo pero' una certa influenza nei centri
di potere economico, mentre una parte dell'elite che era cresciuta
e si era modernizzata sotto la dittatura si e' proposta come
partito "democratico" condividendo il potere con altri partiti
fino all'elezione di Lula.
Critiche
all'attuale decisione della Corte brasiliana sono pervenute
da Amnesty International, secondo cui "Questo e' un affronto
alla memoria dei migliaia uccisi, torturati e violentati da
parte dello Stato che avrebbe dovuto proteggerli. Le vittime
e i loro parenti si sono visti nuovamente negare l'accesso
alla verita', alla giustizia e al risarcimento" ha detto Tim
Cahill, ricercatore di Amnesty International in Brasile, rilevando
che "In un paese che vede migliaia di uccisioni extragiudiziali,
ogni anno, per mano dei funzionari della sicurezza e in cui
molti altri sono torturati nelle stazioni di polizia e nelle
carceri, questa sentenza segnala chiaramente che nessuno in
Brasile e' considerato responsabile quando lo Stato uccide
e tortura i suoi cittadini".
La Corte interamericana dei diritti dell'uomo ha recentemente
ribadito che "... tutte le disposizioni di amnistia che prescrivano
o istituiscano misure volte ad eliminare la responsabilita'
sono irricevibili allorche' destinate ad impedire l'indagine
e la punizione dei responsabili di gravi violazioni dei diritti
umani come di torture, esecuzioni extragiudiziali, sommarie
o arbitrarie e sparizioni forzate, tutto vietato, perche'
viola i diritti non revocabili riconosciuti dal diritto internazionale
dei diritti umani".
Dal
1991, il Brasile ha sottoscritto in pratica tutti i trattati
internazionali sui diritti umani.
*
si ringrazia Claudio Giusti
 
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Dossier
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