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04 maggio 2010
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Brasile : resteranno impuniti i delitti della dittatura ?
di Rico Guillermo*

La Corte Suprema federale brasiliana ha confermato l'applicabilita' della legge di amnestia del 1979 che protegge i membri del precedente governo militare rispetto ad eventuali processi per le esecuzioni extragiudiziali, le torture e gli stupri commessi nel periodo fra il 1964 e il 1985, anche se il diritto convenzionale e consuetudinario internazionale non consente eccezioni rispetto al perseguimento dei responsabili di torture, esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie, sparizioni forzate, genocidi, crimini contro l'umanita' e crimini di guerra.

I supremi giudici hanno infatti deciso giovedi' scorso a maggioranza accogliendo l'interpretazione che i crimini commessi da membri del regime militare sono stati atti politici e, pertanto, oggetto della sanatoria. Il precedente governo militare aveva emesso la legge di amnistia del 1979 che esonera tutte le persone accusate di "reati politici e quelli legati a crimini politici", escludendo gli accusati di terrorismo, sequestro di persona, rapine e attentati ai singoli.

Migliaia di persone furono imprigionate, torturate e scomparvero, durante la dittatura militare nel Paese, come avvenuto in altri Stati sudamericani nello stesso periodo, ma, a differenza di Argentina, Bolivia, Cile, Peru' e Uruguay, il Brasile non ha assicurato alla giustizia le persone accusate di gravi violazioni dei diritti umani commesse in quel periodo.

In Brasile, infatti, contrariamente a quanto avvenuto in altri Paesi latinoamericani che avevano sperimentato la dittatura e reagirono contro di essa, i militari della giunta brasiliana - dopo aver varato la legge di amnistia e concesso sempre maggiori aperture democratiche - si ritirarono discretamente dalla scena, mantenendo pero' una certa influenza nei centri di potere economico, mentre una parte dell'elite che era cresciuta e si era modernizzata sotto la dittatura si e' proposta come partito "democratico" condividendo il potere con altri partiti fino all'elezione di Lula.

Critiche all'attuale decisione della Corte brasiliana sono pervenute da Amnesty International, secondo cui "Questo e' un affronto alla memoria dei migliaia uccisi, torturati e violentati da parte dello Stato che avrebbe dovuto proteggerli. Le vittime e i loro parenti si sono visti nuovamente negare l'accesso alla verita', alla giustizia e al risarcimento" ha detto Tim Cahill, ricercatore di Amnesty International in Brasile, rilevando che "In un paese che vede migliaia di uccisioni extragiudiziali, ogni anno, per mano dei funzionari della sicurezza e in cui molti altri sono torturati nelle stazioni di polizia e nelle carceri, questa sentenza segnala chiaramente che nessuno in Brasile e' considerato responsabile quando lo Stato uccide e tortura i suoi cittadini".

La Corte interamericana dei diritti dell'uomo ha recentemente ribadito che "... tutte le disposizioni di amnistia che prescrivano o istituiscano misure volte ad eliminare la responsabilita' sono irricevibili allorche' destinate ad impedire l'indagine e la punizione dei responsabili di gravi violazioni dei diritti umani come di torture, esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie e sparizioni forzate, tutto vietato, perche' viola i diritti non revocabili riconosciuti dal diritto internazionale dei diritti umani".

Dal 1991, il Brasile ha sottoscritto in pratica tutti i trattati internazionali sui diritti umani.

* si ringrazia Claudio Giusti

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