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Giustizia
: conciliazione , le proposte dei giovani avvocati
di
staff
"Una delle cause che senz’altro ingolfa i Tribunali della
Repubblica e che contribuisce a dilatare i tempi dei processi
è l’elevato ricorso alla tutela giurisdizionale da parte di
cittadini ed imprese". Lo sostiene Giuseppe Sileci, Presidente
dell'Associazione Italiana Giovani Avvocati.
Il
28 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema
di decreto legislativo in materia di mediazione e conciliazione
delle controversie civili e commerciali, in attuazione della
delega prevista dall’art. 60 della L. 18 giugno 2009 n. 69.
"Lo sforzo del legislatore di incrementare il ricorso
ai sistemi alternativi di risoluzione delle controversie (ADR)
– ha affermato Sileci - è giustamente finalizzato al contenimento
del contenzioso giurisdizionale. L’intento è di certo meritorio
ed è condiviso dall’AIGA che da sempre crede nell’utilità
delle ADR ed ha favorito la diffusione della loro conoscenza
attraverso la sottoscrizione di protocolli e l’organizzazione
di eventi sul tema".
Secondo
l'AIGA, tuttavia, e' necessario apportare dei correttivi al
DDL approvato dal Consiglio dei Ministri. L'AIGA li suggerisce
in un apposito documento che in particolare propon di riservare
all’avvocato la funzione di mediatore "per valorizzare
quelle competenze tecnico-giuridiche, proprie della formazione
forense, indispensabili per il buon esito della conciliazione".
La proposta trovera' certamente l'opposizione di coloro che
- pur laureatisi in giurisprudenza - non hanno superato l'esame
per l'esercizio della professione forense, ma che hanno frequentato
gli appositi corsi per conciliatore e sono iscritti nell'albo
el minitesro della giustizia, i quali vedono nella legge sulla
conciliazione una opportunita' professionale.
Ma, rilevano i giovani avvocati, "la mediazione potrebbe
costituire anche un ottimo rimedio per smaltire l’attuale
arretrato della giustizia civile e per prevenirne la formazione
di nuovo: introducendo una fase conciliativa nel processo
quando questo pende da più di tre anni si potrebbe implementare
la naturale propensione delle parti processuali a definire
transattivamente le controversie, come dimostrato dall’elevato
numero di cause che ogni anno si definisce con un provvedimento
diverso dalla sentenza".
Nel
2007, su 452.546 procedimenti ordinari civili esauriti presso
gli uffici del giudice di pace, ben 180.152 si sono conclusi
con un provvedimento diverso dalla sentenza mentre su 1.382.642
procedimenti civili di cognizione ordinaria definiti - in
essi comprese anche le cause di lavoro e previdenza e quelle
agrarie - ben 634.677 si sono conclusi senza che sia stata
emessa una sentenza, e, ricorda l'AIGA, dietro di esso c’è
molto spesso un abbandono del giudizio concordato tra le parti
stesse.
 
Gli
emendamenti AIGA: relazione illustrativa
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