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17 dicembre 2009
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Giustizia : conciliazione , le proposte dei giovani avvocati
di staff

"Una delle cause che senz’altro ingolfa i Tribunali della Repubblica e che contribuisce a dilatare i tempi dei processi è l’elevato ricorso alla tutela giurisdizionale da parte di cittadini ed imprese". Lo sostiene Giuseppe Sileci, Presidente dell'Associazione Italiana Giovani Avvocati.

Il 28 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di decreto legislativo in materia di mediazione e conciliazione delle controversie civili e commerciali, in attuazione della delega prevista dall’art. 60 della L. 18 giugno 2009 n. 69. "Lo sforzo del legislatore di incrementare il ricorso ai sistemi alternativi di risoluzione delle controversie (ADR) – ha affermato Sileci - è giustamente finalizzato al contenimento del contenzioso giurisdizionale. L’intento è di certo meritorio ed è condiviso dall’AIGA che da sempre crede nell’utilità delle ADR ed ha favorito la diffusione della loro conoscenza attraverso la sottoscrizione di protocolli e l’organizzazione di eventi sul tema".

Secondo l'AIGA, tuttavia, e' necessario apportare dei correttivi al DDL approvato dal Consiglio dei Ministri. L'AIGA li suggerisce in un apposito documento che in particolare propon di riservare all’avvocato la funzione di mediatore "per valorizzare quelle competenze tecnico-giuridiche, proprie della formazione forense, indispensabili per il buon esito della conciliazione". La proposta trovera' certamente l'opposizione di coloro che - pur laureatisi in giurisprudenza - non hanno superato l'esame per l'esercizio della professione forense, ma che hanno frequentato gli appositi corsi per conciliatore e sono iscritti nell'albo el minitesro della giustizia, i quali vedono nella legge sulla conciliazione una opportunita' professionale.

Ma, rilevano i giovani avvocati, "la mediazione potrebbe costituire anche un ottimo rimedio per smaltire l’attuale arretrato della giustizia civile e per prevenirne la formazione di nuovo: introducendo una fase conciliativa nel processo quando questo pende da più di tre anni si potrebbe implementare la naturale propensione delle parti processuali a definire transattivamente le controversie, come dimostrato dall’elevato numero di cause che ogni anno si definisce con un provvedimento diverso dalla sentenza".

Nel 2007, su 452.546 procedimenti ordinari civili esauriti presso gli uffici del giudice di pace, ben 180.152 si sono conclusi con un provvedimento diverso dalla sentenza mentre su 1.382.642 procedimenti civili di cognizione ordinaria definiti - in essi comprese anche le cause di lavoro e previdenza e quelle agrarie - ben 634.677 si sono conclusi senza che sia stata emessa una sentenza, e, ricorda l'AIGA, dietro di esso c’è molto spesso un abbandono del giudizio concordato tra le parti stesse.

per approfondire...

Gli emendamenti AIGA: relazione illustrativa

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