 |
Mussolini
: caduto il segreto di Stato sui diari di Claretta
di
staff
A settant’anni dalla loro stesura e dopo una serie di vicissitudini
travagliate - fra cui il segreto di Stato - che ne hanno in
passato ostacolato la pubblicazione, i diari di Claretta Petacci
possono finalmente essere letti dagli Italiani, in un'opera
a cura di Mauro Suttora, giornalista del gruppo Rizzoli Corriere
della Sera, collaboratore di 'Newsweek' e del 'New York Observer'
e autore di altri saggi fra cui Pannella & Bonino (Kaos 2001)
e No sex in the city (Cairo 2007).
Per
illustrare l'opera, riportiamo - per gentile concessione dell'autore
- l'introduzione dello stesso Suttora:
"Claretta Petacci è l’amante più famosa nella storia
d’Italia. Figlia del medico del Vaticano Francesco Saverio,
ha vent’anni quando conosce Benito Mussolini nel 1932. Abita
in famiglia a Roma proprio accanto a villa Torlonia, sulla
via Nomentana, dove il dittatore vive con la possessiva moglie
Rachele e i figli. Dei primi cinque anni di relazione rimangono
solo biglietti, lettere, e le trascrizioni di qualche telefonata
o colloquio.
Il diario comincia nell’ottobre 1937, un anno dopo l’inizio
dei loro rapporti intimi. Ed è sterminato. La Petacci, infatti,
è una grafomane: le pagine del solo 1938 sono 1810. Abbiamo
quindi operato una selezione, eliminando molti fogli ripetitivi
con fantasie amorose o episodi insignificanti. Quel che rimane,
tuttavia, è di estremo interesse. Se Renzo De Felice, massimo
storico del fascismo, avesse potuto leggere questi diari accanto
a quelli di Ciano, Bottai e De Bono, il resoconto seppur ebbro
d’amore della Petacci gli avrebbe permesso di precisare meglio
quello che lui stesso definisce ‘cambio d’umore’ del duce
dopo la proclamazione dell’impero nel ‘36: “Mussolini si rinchiuse
in se stesso. Non aveva amici, non frequentava nessuno fuori
dai rapporti d’ufficio, diffidava di tutto e si sentiva circondato
da collaboratori fragili e insicuri”, scrive De Felice [Mussolini
il duce, 1936-1940, Einaudi 1981, pagg. 274-75]. E questo,
paradossalmente, all’apogeo del fascismo.
Il problema è che, dal ‘37 in poi, il dittatore deve telefonare
almeno una dozzina di volte al giorno alla gelosissima Claretta.
La quale lo sospetta - e a ragione - di incontrare altre amanti
a palazzo Venezia, e perfino a villa Torlonia. Lì infatti,
in una dépendance, alloggia una favorita del duce: Romilda
Ruspi Mingardi. Cosicché anche di sera, tornato a casa, a
Mussolini tocca chiamare ogni mezz’ora la Petacci per tranquillizzarla.
Lei annota maniacalmente l’orario e il contenuto di ogni telefonata,
e fornisce un resoconto quasi stenografico, parola per parola,
dei pomeriggi d’amore a palazzo Venezia o sulla spiaggia reale
di Castelporziano. Insomma, abbiamo per la prima volta una
cronaca intima, minuto per minuto, della vita quotidiana del
fondatore del fascismo.
Con momenti esilaranti, che ricordano il film Il grande dittatore
di Charlie Chaplin. Come quando il duce, rientrando dal balcone
di palazzo Venezia dopo uno dei suoi roboanti discorsi, si
lamenta di quanto gli facciano male “gli stivaloni”. Oppure
quando l’uomo più potente d’Italia - e fra i più importanti
del mondo - s’inginocchia di fronte a Claretta, (sper)giurandole
fedeltà eterna fino al successivo tradimento. O quando le
sussurra parole d’amore di nascosto da casa, terrorizzato
che la moglie Rachele possa sorprenderlo. Come in un vaudeville.
Proprio in quelle settimane maturano gravissimi eventi: l’Asse
con i nazisti, le leggi razziali, l’annessione dell’Austria
alla Germania. Hitler e Mussolini preparano la tragedia più
grande della storia umana. Il dittatore comanda, controlla
e opprime 44 milioni di italiani. Ma una volta all’ora, dalle
nove del mattino alle dieci di sera, fine settimana inclusi,
il suo cervello è da un’altra parte: deve telefonare all'amante.
E negare o scusarsi per le scappatelle da traditore seriale.
Poiché all’epoca non esistevano registratori, non si possono
considerare fedeli al cento per cento i resoconti di questi
diari.
Ma non c’è neppure motivo di dubitare che quelle parole il
Benito innamorato le abbia pronunciate. Claretta è un’amante
ossessiva, ossessionata e ossessionante. Usa la scrittura
del diario anche come terapia, non avendo null’altro da fare
nelle sue giornate se non vivere per Mussolini. Non ha mai
lavorato, ha lasciato la scuola dopo il ginnasio. Ma non ha
ragioni per mentire, o distorcere la realtà. Almeno quella
percepita dal suo cuore, appassionato fino allo spasimo, tanto
da farsi uccidere col suo Benito nel 1945. Ecco quindi, dopo
settant'anni, il duce privato. Furbo e ingenuo assieme, falso
e sincero, brillante e vergognoso. Spesso puerile fino all’imbarazzo.
Così tipicamente italiano, vanaglorioso, maschilista. Ma vero.
Questi
diari hanno una storia complicata e affascinante. Il 18 aprile
1945, prima di seguire per l’ennesima volta il suo duce nell’ultima
fuga, Claretta li affida alla contessa Rina Cervis, che li
seppellisce nel giardino della propria villa a Gardone (Brescia).
Nel ’50 i carabinieri li trovano e li confiscano. Da allora
tutti i governi italiani hanno imposto il segreto di stato
sul loro contenuto, anche se è probabile che siano passati
al vaglio dei servizi segreti statunitense e inglese. Essi
fanno parte, infatti, delle tragiche e ancora in parte misteriose
vicende dipanatesi negli ultimi giorni della guerra: la cattura
di Claretta e Mussolini a Dongo (Como), la loro prima (e ultima)
notte assieme, la fucilazione il giorno dopo, i corpi appesi
in piazzale Loreto a Milano. E le domande, tuttora senza una
risposta definitiva, sull’oro di Dongo (il tesoro della Repubblica
sociale sequestrato ai gerarchi in fuga), sui documenti che
Mussolini portava con sé illudendosi che gli salvassero la
vita, su un possibile carteggio con Winston Churchill per
una pace separata. E il premier inglese che, di tutti i posti
al mondo, sceglie proprio il lago di Como per le sue vacanze
nell’estate ’45, forse alla ricerca di qualcosa.
Il segreto imposto sui diari di Claretta in questi sette decenni
ha provocato una marea di supposizioni, centinaia di articoli
e decine di libri. La sorella Miriam si è battuta fino alla
sua morte, nel ’91, per averli indietro dallo stato. La sua
battaglia è stata continuata da Ferdinando Petacci, nipote
di Claretta, ultimo e unico erede della famiglia e quindi
titolare dei diritti di pubblicazione dei diari. Nel 2003
ho conosciuto e intervistato Ferdinando a Phoenix in Arizona
(Usa), dove vive. All'età di tre anni era nell’auto con la
zia a Dongo quando fu arrestata dai partigiani, e suo padre
Marcello venne fucilato. Egli è convinto, come alcuni storici,
che Claretta e Marcello siano stati spie inglesi o almeno
tramiti fra Mussolini e i servizi segreti britannici, e che
proprio per questo siano stati eliminati. Ferdinando Petacci
espone questa tesi nella prefazione.
Forse
i diari di Claretta scioglieranno qualche mistero, quando
lo stato li desecreterà allo scadere dei settant’anni dalla
loro compilazione. Ma il contenuto di questi diari è già abbastanza
esplosivo (per le frasi pronunciate da Mussolini su Hitler
e contro gli ebrei, il papa, la moglie, la principessa Maria
José di Savoia, i francesi, gli inglesi, gli spagnoli) anche
senza sapere se Claretta fosse un’informatrice, oltre che
una venticinquenne follemente innamorata del suo potente amante.
Scrive infatti il 15 ottobre 1950 Emilio Re, ispettore generale
degli Archivi di Stato, nella sua relazione su questi diari
per il ministero degli Interni: “Si cercano i diari di Mussolini.
I più veri e importanti diari di Mussolini sono proprio questi
della Petacci, dove il dittatore ridiventa uomo, si rivela
senza trucchi e senza artefici. Nei diari e nelle lettere
c’è non solo la vita sentimentale del dittatore, ma anche
quella politica e quindi, nei momenti cruciali, la vita dell’intero
Paese. La Petacci era tutt’altro che priva d’ingegno e qualche
volta - quando non le faceva velo la gelosia - dotata anche
di una notevole penetrazione. Non era soltanto l’amica del
dittatore, ma ne era anche, per così dire, la ‘fiduciaria’,
qualche volta l’incitatrice, se non la consigliera. Di qui
l’interesse pubblico, l’importanza straordinaria e fuori dal
comune che rivestono”.
Ringrazio
l’Archivio Centrale dello Stato, la cui lunga custodia di
questi documenti ne garantisce l’autenticità (a differenza
di tanti altri presunti diari di Mussolini o Hitler), il sovrintendente
Aldo G. Ricci e la dottoressa Luisa Montevecchi, curatrice
del Fondo Petacci. Grazie anche all’impeccabile lavoro di
Veronica Albonico, che mi ha aiutato a decifrare migliaia
di fogli quasi illeggibili.
Mussolini
segreto
Diari 1932-1938
di Claretta Petacci
a cura di Mauro Suttora
Ed Rizzoli, 2009
pagg. 528, euro 21,00 0
 
Dossier
informazione
|
|