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Per
Ehsan Fattahian impiccato
riceviamo
e pubblichiamo
Ehsan Fattahian aveva 28 anni, nato a Kermanshah, colpevole
anche di appartenere a una minoranza curda che vive nel Kurdistan
iraniano. Fu arrestato per apostasia due anni fa, fu condannato
a dieci anni di carcere, ma poi la Corte Suprema ha commutato
la pena e lo ha condannato
a morte. E’ stata anticipata anche la corda intorno al
collo, di almeno 24 ore.
Non
sto parlando del Civil gioco di ruolo dell’Impiccato, esiste:
“E’ il classico gioco dell’impiccato che si faceva alle elementari.
Riuscirai a scoprire la parola prima che l’impiccato venga
ucciso? La sua sorte dipende solo da te!”
Avevano
suonato i tamburi d’ Iran, i canti del Kurdistan anche in
Italia…Morte e carcere non hanno confini e colori. Alla libertà
e alla giustizia si offrono muri e cappi. Potete raccontare
quello che vi pare, sull’Iran, sugli Usa, i Servizi Segreti
ed Israele, potete raccontare quello che vi pare su Allah
e Cristo, musulmani e cattolici, Budda e Zoroastro, su tutti
i profeti del mondo , la Pace e la Guerra, il nucleare e la
giustizia, la resistenza e la sicurezza, il petrolio e il
capitale, la borghesia e il proletariato, gli intellettuali
e i contadini, l’ Occidente e il Medio Oriente ma io e non
sono sola, piango questa morte, l’amico che non conoscevo,un
figlio non mio, il ragazzo che nell’ultima lettera dalla prigione
di Sanandaj ha scritto:
«Non voglio parlare della morte; vorrei porre domande sulle
ragioni dietro essa. Oggi, quando la punizione è la risposta
per coloro che cercano libertà e giustizia, come può uno temere
la propria sorte. Quelli di “noi” che sono stati condannati
a morte da “loro” sono colpevoli solamente di cercare una
strada per un mondo più giusto e migliore. E “loro”, sono
consapevoli dei propri gesti?».
Doriana
Goracci
La vera prigione (di Ken Saro-Wiwa)
Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è Non è Non è.
Sono
le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E’ questo E’ questo E’ questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.
 
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