23 febbraio 2009

 
     

Sicurezza e ronde : noi che da anni operiamo fra gli emarginati
riceviamo e pubblichiamo

Dopo il via libero del governo alle ronde, sembra che il problema della sicurezza delle città, sia finalmente risolto.

Eppure da più di 10 anni, la Fondazione dei Fratelli di San Francesco D’Assisi onlus, si occupa di grave emarginazione anche su strada, operando per la solidarietà. Da sempre i punti fermi della Fondazione, sono l’accoglienza, l’assistenza , la promozione umana e l’integrazione della persona, nel pieno rispetto della legalità e della sicurezza.

anche se l’idea nasce da intenzioni più che lodevoli, la sicurezza deve essere fatta da chi ne fa una professione, avendo quindi a disposizione l’autorità e i mezzi per poter intervenire sulla persona.

Anziché stanziare tanti fondi per le ronde cittadine, secondo noi sarebbe certamente più utile e costruttivo dare questi fondi alle forze dell’ordine, incentivandoli maggiormente e professionalizzandoli sempre più .

ci lascia invece alquanto dubbiosi, che associazioni nate per dare solidarietà e sicurezza , il cui compito principale era quello di occuparsi del disagio sociale degli ultimi (extracomunitari regolari e non, clochard , tossicodipendenti ecc ) improvvisamente diventino realtà dedicate solo alla sicurezza.

Utile sarebbe una maggiore “collaborazione” da parte dei giudici. Spesso infatti la lamentela che si sente da parte di polizia, carabinieri ecc, è che quando arrestano una persona, impiegando quindi un notevole sforzo di uomini e tempo, il giudice spesso non riconosce l’adeguata pena.

Fr. Clemente Moriggi
FONDAZIONE DEI FRATELLI
DI SAN FRANCESCO D’ASSISI – ONLUS

Commento del nostro staff:

Per quanto riguarda l'ultima affermazione del gentile scrivente, ricordiamo che gli arresti avvengono unilateralmente, mentre le decisioni dei giudici, sia in ordine alla conferma della custodia cautelare, sia per quanto riguarda le condanne, devono tener conto della legge e dell'intervento dei legali dell'indagato (imputato).

Riportiamo uno stralcio dell'intervista di Claudio Sabelli Fioretti al magistrato Piercamillo Davigo (La Stampa del 16/02/2009) che spiega come mai spesso gli arresti non siano confermati e le pene "adeguate" (per il pubblico, forse, ma evidentemente non per la legge) non siano comminate:

...«Però il Pm è costretto a prendere decisioni nell'immediato, magari chiamato alle due di notte. E' sollecitato a fare arresti in maniera esagerata dalla polizia giudiziaria».

E perché mai?
«Per le forze di polizia c'è un indice di produttività. Se fanno mille arresti sono considerati più bravi che se ne fanno 600. E allora tendono ad arrestare, anche quando, come succede frequentemente, non ne ricorrono le ragioni. La maggior parte degli arresti sono facoltativi. Come per le intercettazioni...».

Ricordiamo anche due interventi dei penalisti romani che gettano una diversa luce su alcune facili conclusioni in merito ad arresti e pene: 1, 2.

Forse per alcuni reati occorrerebbe cambiare le leggi, non il modus operandi dei giudici, ma ovviamente andrebbe rivista la proporzionalita' di alcune pene, visto che per un semplice furto si arriva a sei anni, per un falso in bilancio a quattro.

Speciale diritti

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