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Corruzione
: tradizione italiana ?
di
Rodolfo
Roselli*
9 dicembre Giornata mondiale per la lotta alla
corruzione
Tutti
sappiamo che non è bastato il 90% degli italiani contrari
al finanziamento pubblico dei partiti, per impedire a questi
di rastrellare i soldi degli italiani per finanziare le loro
campagne elettorali. La normativa poi, prevede una soglia
dell'1% ai soli partiti che alle elezioni hanno superato questa
percentuale di consenso, questo evidentemente per limitare
la frammentazione e la dispersione delle risorse. Ma anche
questa regola si è rivelata una solenne presa in giro, perché
anche i partiti sotto quella soglia, ricevono laute donazioni
da quelli più forti, anzi queste elargizioni servono per "comperare"
il loro vassallaggio, e quindi aumentare il numero dei partitini
satelliti, siano o non siano in Parlamento.
Però
questi stessi partitini tengono ben nascoste queste sovvenzioni
e, in campagna elettorale piangono miseria, non danno rimborsi
elettorali ai propri candidati, e anzi cercano di spillare
soldi anche a questi ultimi, pungolando l'ambizione di qualche
ingenuo. E così nel 2004 Alessandra Mussolini ebbe foraggiato
il suo movimento di Azione Sociale con 673 mila euro da Silvio
Berlusconi, la Democrazia Cristiana di Gianfranco Rotondi
con 220 mila euro, il Partito Repubblicano di Francesco Nucara
con 90 mila euro, i Riformatori Liberali di Benedetto della
Vedova con 450 mila euro e gli Italiani nel Mondo con 700
mila euro e così altri.
Quando
sulla stampa vengono pubblicate sofisticate posizioni politiche
nei confronti di qualche problema nazionale, posizioni che
conducono a spostamenti di personaggi che cambiano la loro
allocazione negli schieramenti, per comprendere tutto questo,
basterebbe conoscere il numero di zeri posti dietro alla cifra
su un assegno, rilasciato loro per "incoraggiare la loro fede
politica". E così forse si può spiegare lo spostamento del
movimento del senatore Sergio De Gregorio ,eletto con Italia
dei Valori, e passato al centrodestra, grazie ad un contratto
con Forza Italia che gli ha fornito un congruo sostegno economico.
Analogamente è avvenuto per lo spontaneo e coscienzioso ripensamento
di Lamberto Dini, dopo aver ricevuto 295 mila euro da un imprenditore
amico di Paolo Berlusconi.
Ma
la pioggia di soldi non deriva soltanto dal tesoretto, estorto
ai cittadini, ma anche dalle donazioni di privati elargite
a singoli uomini politici, perché abbiano memoria di loro,
nel fare certe leggi più o meno ad personam. Io credevo, ma
mi sbagliavo, che questa fosse corruzione. E infatti non è
corruzione l'assegno di 10 mila euro incassato a suo tempo
dall'on. Roberto Ulivi ed elargito dalla Federfarma e altri
8 mila dalle associazioni territoriali di Firenze e Pistoia
per ostacolare le privatizzazioni di Bersani che avrebbero
dato, alla grande distribuzione delle Coop, la possibilità
di vendere farmaci nei supermercati. Ed egualmente non è corruzione
l'elargizione a Bersani per lo stesso motivo, ma per fini
opposti, di 35 mila euro dalla bolognese Manutencoop, e 9
mila dal Consorzio Nazionale Servizi sempre di Bologna. Certamente
44 mila euro sono più convincenti di 18 mila.
Tutti
questi finanziamenti sono contenuti nell'archivio degli uffici
del Parlamento, che dovrebbero registrare chiaramente e con
la massima trasparenza e documentazione tutti i contributi
volontari di privati e società a partiti e uomini politici.
Donatori e riceventi hanno l'obbligo di depositare una dichiarazione
sull'avvenuto finanziamento. Questa norma fu varata in occasione
di Tangentopoli e fino al 2005 scattava questo obbligo per
tutti i contributi superiori a 6.613 euro. Ma ci si accorse
poi che in questo modo venivano allo scoperto quasi tutti
i contributi, e questo il popolo non doveva saperlo. E allora
con un decreto del dicembre 2005 questo limite è stato portato
a 50.000 euro e cosi quasi tutti i contributi sono restati
anonimi, o furbescamente distribuiti.
Ma non basta, perché mentre la legge stabilisce che le dichiarazioni
congiunte sono a disposizione di tutti i cittadini che ne
fanno richiesta, queste non sono mai state messe on-line sui
siti del Parlamento, diversamente da quanto avviene negli
Stati Uniti ove ogni dollaro elargito viene registrato in
Rete. Qui evidentemente si sente la mancanza di quel buon
uomo di Vincenzo Visco che, pur di rispettare la legge, ha
messo subito in rete i redditi e le tasse di tutti gli italiani,
un colpo di teatro da non sottovalutare. Sarebbe anzi il caso
che si mettessero in rete anche i contributi ai politici,
versati in occasione delle campagne elettorali, perché anche
in questo caso esiste l'obbligo di documentare sia i soldi
ricevuti che le spese fatte, insieme all'annuale dichiarazione
dei redditi degli interessati. Ci si domanda come mai in questo
caso l'informatica non si usa, come sappiamo che è prescritto,
nella pubblica amministrazione?
A tale proposito il Ministro Bersani per la sua campagna elettorale
del 2006, da solo ha collezionato oltre 480 mila euro di contributi,
un vero record rispetto ad altri. E si può ben dire che con
questa spesa elettorale il posto di Ministro l'ha comperato
a caro prezzo. L'UDC di Pier Ferdinando Casini, inutile dirlo,
è finanziato dal suocero Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore
ed editore del Messaggero. In due anni ha sganciato circa
900 mila euro. Marco Follini dovrebbe vergognarsi di aver
ricevuto solo 70 mila euro. Ma l'UDC ha ricevuto anche in
totale circa 470 mila euro da Vito Bonsignore che in questo
modo ha potuto 'acquistare' il suo seggio di europarlamentare.
Sempre
casualmente, le società più generose sono le concessionarie
autostradali che sono perfettamente consapevoli che i loro
bilanci dipendono dalle tariffe che il governo farà pagare
agli automobilisti ogni anno. E siccome questi soldi devono
essere estorti agli utenti anche se cambia governo, allora
bisogna contentare tutti. Le Autostrade del gruppo Benetton
hanno finanziato con 150 mila euro ciascuno la Margherita,
i DS, Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC e perfino il comitato
Prodi con 200 mila e Mastella con 50 mila; dalle altre società
autostradali sono arrivati analoghi contributi agli stessi
partiti.
Del
resto Callisto Tanzi lo ha spiegato molto chiaramente. E così
si sviluppa la regola: io do una cosa a te, tu dai una cosa
a me. Il ministro delle Politiche Agricole, a capo del vecchio
Ministero dell'Agricoltura che sembrava abolito da quegli
imbecilli dei cittadini, con referendum popolare, cioè Paolo
De Castro, ebbe un versamento di 10 mila euro da una società
torinese per le corse di cavalli, è lui - correttissimo -
nominò Guido Melzi d'Eril, socio di quella società, commissario
straordinario dell'UNIRE, Unione Nazionale per l'incremento
delle razze equine.
Per
chi volesse divertirsi l'elenco di tutti questi contributi
ed i relativi nominativi si trovano sul sito de l'Espresso
on line. Da quanto sopra si può dedurre un tariffario per
comperare un seggio sia nel Parlamento italiano che in quello
europeo. Da tener presente che, anche se i prezzi di questo
supermercato possono sembrare alti, sono invece molto convenienti
perché ciascuno li può recuperare facilmente con due o tre
mesi del nuovo stipendio e con i privilegi. Mediamente un
seggio alla Camera costa dai 50 ai 75 mila euro, un posto
di senatore in torno ai 100 mila euro e per il Parlamento
europeo si può arrivare ai 250 mila euro. Cifre più basse
e più convenienti per i posti nelle amministrazioni locali,
Regioni, Province e Comuni in funzione del livello e dell'importanza.
Tutte le posizioni di sottogoverno, presidenze di enti pubblici,
posti in CdA si possono ottenere, tirando sul prezzo, intorno
a qualche decina di migliaia di euro. Ma queste cifre possono
essere opinabili perché sono solo delle stime.
Ma
questo non costituisce novità perché da tempi remoti ci muoviamo
nella melma della corruzione e ci viviamo bene tutti. Allora
nascono spontanee molte domande, l'Italia è una nazione corrotta?
Da sempre o da quando? E corrotto il popolo, la società nel
suo complesso? Oppure è corrotta soltanto la classe dirigente
del Paese e il popolo assiste, passivo e stupefatto, a questo
devastante fenomeno? Siamo dunque condannati senza scampo
a portarci appresso questa piaga purulenta che resiste ad
ogni medicina e ad ogni chirurgia? Comunque sembra di essere
ritornati al 1500 quando la Chiesa vendeva le indulgenze,
cioè quando gli eunuchi, che volevano entrare negli ordini
religiosi , dovevano pagare 310 libbre e 15 soldi (dal testo
della Taxa Camarae del 1517). Oggi i trans vengono pagati.
Quindi il fenomeno è molto più antico, le sue radici affondano
non già nel passato prossimo ma in quello remoto. Molto prima
dell'ultima guerra e molto prima del fascismo, l'Italia liberale
e monarchica era infetta nelle midolla e non mancavano neppure
allora intellettuali e artisti che denunciavano con parole
di fuoco il trasformismo e la corruzione.
Gabriele
D'Annunzio apostrofava Nitti con il soprannome di "cagoia",
Salvemini prima ancora lanciava contro Giolitti pesantissime
accuse. A monte la questione morale aveva travolto Crispi,
e lo scandalo della Banca Romana aveva coinvolto addirittura
la monarchia. Il malaffare nelle classi dirigenti meridionali
era presente prima della nascita dello Stato Unitario e la
corruzione infestava da tempo il regno borbonico e quello
papalino. Per non parlare della "romanità": l'impero dei Cesari,
anche nella fase gloriosa degli inizi e ancora più indietro
risalendo a Pompeo, Catilina, Mario e alla schiera dei proconsoli
che depredavano le provincie a beneficio dei propri patrimoni,
fu un "combinat" di forza militare e di corruttela pubblica.
Nel "De Bello Jugurtino" Sallustio fa dire a Giugurta, re
di Numidia, la storica frase: "Roma, venderesti te stessa
se trovassi un compratore".
Dunque esiste una vocazione fatale alla corruttela che inchioda
da più di due millenni la nazione latina e poi quella italica
e italiana a questa peste devastante? La corruzione italiana
è un fenomeno che deriva direttamente dall'estraneità dello
Stato rispetto al popolo, dall'esistenza d'una classe dirigente
barricata a difesa dei suoi privilegi, dall'appropriazione
delle risorse pubbliche da parte dei potenti di turno, dal
proliferare delle corporazioni con proprie deontologie, propri
statuti, propri privilegi; dalla criminalità organizzata e
governata da leggi e codici propri. Infine, in assenza di
una legalità riconosciuta, dalla necessità di supplire a quell'assenza
con la corruzione spicciola, necessaria per mitigare l'arbitrio
con la compravendita di indulgenze civili come da sempre ha
fatto la Chiesa con le indulgenze religiose.
Mi domando se la corruzione pubblica sia un fatto solo italiano.
L'ovvia risposta è no, non è solo un fatto italiano, s'incontra
in tutti i paesi, dove c'è la democrazia e dove c'è la dittatura,
con economie mature o sottosviluppate. Dovunque i titolari
del potere si appropriano d'una quota in più di quanto gli
spetterebbe, dovunque i furbi accalappiano gli allocchi i
quali cercano di rivalersi sui più allocchi di loro. Ma in
Italia c'è un elemento aggravante in più: la fatiscenza dello
Stato, la debolezza delle istituzioni di garanzia, l'assenza
dei controlli,l'inesistenza del culto del buon esempio,l'evanescenza
dello stato di diritto. E allora da quanto sopra si possono
trarre alcune considerazioni.
Non
è vero che il finanziamento pubblico dei partiti, camuffato
con la dizione 'rimborsi elettorali', ha consentito di eliminare
i finanziamenti dei privati e quindi di rendere indipendenti
i rappresentanti del popolo da pressioni delle lobby dei poteri
forti. Quindi non avendo raggiunto lo scopo questi rimborsi
elettorali sono totalmente inutili. Non è vero che i candidati
alle elezioni ricevono i necessari consensi per le loro idee,
per la loro competenza, per la loro esperienza professionale,
ma il tutto dipende dalla forza economica che hanno alle spalle
in occasione della campagna elettorale. Le grandi promesse,
gli ideali sbandierati, i grandi progetti di riforme sono
solo cortine fumogene che nascondono la rete d'interessi finanziari
e industriali che hanno convenuto con i loro finanziatori
in precedenza, e quello e solo quello, sarà il vero programma
segreto che, una volta eletti dovranno ovviamente realizzare.
Non è vero che questa valanga di soldi scambiati, si fermi
solo agli incarichi parlamentari e dell'esecutivo, perché
secondo una reazione a catena, il mercato dei posti pubblici
arriva fino al più basso livello, tutto si compra, tutto ha
un prezzo. Non è vero che questo consolidato modo di agire,
non sia la vera conseguenza dell'inefficienza dello stato
e del nostro posizionamento come paese in coda all'Europa,
perché chi ha comperato a caro prezzo la sua poltrona, ha
fatto un investimento che, giustamente, deve dare una resa.
Allora gli appalti si concedono a chi paga di più, i debiti
delle amministrazioni si finanziano presso le banche amiche,
con i monopoli di gestione dei tributi, con le varie concessioni
, con le cartolarizzazioni pubbliche, si vende anche la ricerca
in certe università, si espongono gli articoli in vendita
nella vetrina dell'immenso supermercato istituzionale, e ognuno
compra e paga il dovuto. Se l'appalto truccato costa troppo,
non ha importanza, si risparmia sul cemento di bassa qualità,
sulla sicurezza degli operai, con qualche bara in più,accompagnata
dalla consueta e simulata esternazione dei vertici, sulle
medicine scadute negli ospedali, sui cantieri autostradali
eterni ,e così via, e se rischio di andare in galera, nessun
problema, mi tirerà fuori qualche strana dimenticanza di un
magistrato, e qualche indulto e prescrizione ben posizionati.
Tutto questo cosa mai ci possiamo attendere che produca ?
L'estensione di questo fenomeno ad ogni livello manda a farsi
benedire in questi acquirenti, la logica, il benessere dei
cittadini, e le cattive amministrazioni si accoppiano con
la stupidità sociale, perché tutti gli amministratori non
avendo la capacità di risolvere i problemi, la nascondono
con la prepotenza sui cittadini, impegnati fino allo spasimo
a difendere ciò che hanno pagato a caro prezzo.
Due
piccoli casi marginali dimostrano la mancanza di razionalità
di questi individui. A Rocca Balascio (in provincia dell'Aquila)
l'acqua corrente viene inquinata da un solvente usato per
riverniciare un serbatoio, i cittadini protestano a Settembre,
ma non viene data alcuna risposta fino al 16 gennaio, quando
la polizia municipale ne vieta l'uso senza spiegare perché.
Il 17 gennaio il sindaco avverte che è fruibile, il 18 gennaio
con i megafoni si dice di non utilizzarla, il 26 gennaio di
comunica che è utilizzabile, non si danno spiegazioni, ma
l'acqua continua ad uscire marrone dai rubinetti. A Bacoli
(in provincia di Napoli) è vietato dal sindaco installare
pannelli solari visibili, un cittadino ne istalla due rendendoli
invisibili al pubblico, il sindaco ne ordina la rimozione.
Lo stesso sindaco sulla sua casa ha un pannello solare ben
visibile.
Questi due piccoli episodi rivelano un diffuso rapporto anormale
tra cittadini e amministrazioni pubbliche in un paese che
aspirerebbe ad essere moderno, ma dove si ha paura a prendere
anche le più piccole decisioni innovative, un paese che pretenderebbe
di seguire l'Europa, ma poi cade nelle sabbie mobili delle
misere questioni di convenienze personali che fanno dimenticare
completamente la ragione per la quale queste persone fanno
parte e devono lavorare nelle istituzioni pubbliche.
Lasciamo pure dunque che il popolo bove s'infiammi per gli
ideali che gli vengono sputati addosso, non si accorgeranno
mai che sono sputi , ma solo ideologie …..dorate.
*
intervento su Radiogamma 5 del 9.12.2009 e su Challenger TV
satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì
 
USA:
corruzione, i politici si fanno processare
Dossier
etica e politica
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