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09 dicembre 2009
tutti gli speciali

Corruzione : tradizione italiana ?
di Rodolfo Roselli*

9 dicembre Giornata mondiale per la lotta alla corruzione

Tutti sappiamo che non è bastato il 90% degli italiani contrari al finanziamento pubblico dei partiti, per impedire a questi di rastrellare i soldi degli italiani per finanziare le loro campagne elettorali. La normativa poi, prevede una soglia dell'1% ai soli partiti che alle elezioni hanno superato questa percentuale di consenso, questo evidentemente per limitare la frammentazione e la dispersione delle risorse. Ma anche questa regola si è rivelata una solenne presa in giro, perché anche i partiti sotto quella soglia, ricevono laute donazioni da quelli più forti, anzi queste elargizioni servono per "comperare" il loro vassallaggio, e quindi aumentare il numero dei partitini satelliti, siano o non siano in Parlamento.

Però questi stessi partitini tengono ben nascoste queste sovvenzioni e, in campagna elettorale piangono miseria, non danno rimborsi elettorali ai propri candidati, e anzi cercano di spillare soldi anche a questi ultimi, pungolando l'ambizione di qualche ingenuo. E così nel 2004 Alessandra Mussolini ebbe foraggiato il suo movimento di Azione Sociale con 673 mila euro da Silvio Berlusconi, la Democrazia Cristiana di Gianfranco Rotondi con 220 mila euro, il Partito Repubblicano di Francesco Nucara con 90 mila euro, i Riformatori Liberali di Benedetto della Vedova con 450 mila euro e gli Italiani nel Mondo con 700 mila euro e così altri.

Quando sulla stampa vengono pubblicate sofisticate posizioni politiche nei confronti di qualche problema nazionale, posizioni che conducono a spostamenti di personaggi che cambiano la loro allocazione negli schieramenti, per comprendere tutto questo, basterebbe conoscere il numero di zeri posti dietro alla cifra su un assegno, rilasciato loro per "incoraggiare la loro fede politica". E così forse si può spiegare lo spostamento del movimento del senatore Sergio De Gregorio ,eletto con Italia dei Valori, e passato al centrodestra, grazie ad un contratto con Forza Italia che gli ha fornito un congruo sostegno economico. Analogamente è avvenuto per lo spontaneo e coscienzioso ripensamento di Lamberto Dini, dopo aver ricevuto 295 mila euro da un imprenditore amico di Paolo Berlusconi.

Ma la pioggia di soldi non deriva soltanto dal tesoretto, estorto ai cittadini, ma anche dalle donazioni di privati elargite a singoli uomini politici, perché abbiano memoria di loro, nel fare certe leggi più o meno ad personam. Io credevo, ma mi sbagliavo, che questa fosse corruzione. E infatti non è corruzione l'assegno di 10 mila euro incassato a suo tempo dall'on. Roberto Ulivi ed elargito dalla Federfarma e altri 8 mila dalle associazioni territoriali di Firenze e Pistoia per ostacolare le privatizzazioni di Bersani che avrebbero dato, alla grande distribuzione delle Coop, la possibilità di vendere farmaci nei supermercati. Ed egualmente non è corruzione l'elargizione a Bersani per lo stesso motivo, ma per fini opposti, di 35 mila euro dalla bolognese Manutencoop, e 9 mila dal Consorzio Nazionale Servizi sempre di Bologna. Certamente 44 mila euro sono più convincenti di 18 mila.

Tutti questi finanziamenti sono contenuti nell'archivio degli uffici del Parlamento, che dovrebbero registrare chiaramente e con la massima trasparenza e documentazione tutti i contributi volontari di privati e società a partiti e uomini politici. Donatori e riceventi hanno l'obbligo di depositare una dichiarazione sull'avvenuto finanziamento. Questa norma fu varata in occasione di Tangentopoli e fino al 2005 scattava questo obbligo per tutti i contributi superiori a 6.613 euro. Ma ci si accorse poi che in questo modo venivano allo scoperto quasi tutti i contributi, e questo il popolo non doveva saperlo. E allora con un decreto del dicembre 2005 questo limite è stato portato a 50.000 euro e cosi quasi tutti i contributi sono restati anonimi, o furbescamente distribuiti.

Ma non basta, perché mentre la legge stabilisce che le dichiarazioni congiunte sono a disposizione di tutti i cittadini che ne fanno richiesta, queste non sono mai state messe on-line sui siti del Parlamento, diversamente da quanto avviene negli Stati Uniti ove ogni dollaro elargito viene registrato in Rete. Qui evidentemente si sente la mancanza di quel buon uomo di Vincenzo Visco che, pur di rispettare la legge, ha messo subito in rete i redditi e le tasse di tutti gli italiani, un colpo di teatro da non sottovalutare. Sarebbe anzi il caso che si mettessero in rete anche i contributi ai politici, versati in occasione delle campagne elettorali, perché anche in questo caso esiste l'obbligo di documentare sia i soldi ricevuti che le spese fatte, insieme all'annuale dichiarazione dei redditi degli interessati. Ci si domanda come mai in questo caso l'informatica non si usa, come sappiamo che è prescritto, nella pubblica amministrazione?

A tale proposito il Ministro Bersani per la sua campagna elettorale del 2006, da solo ha collezionato oltre 480 mila euro di contributi, un vero record rispetto ad altri. E si può ben dire che con questa spesa elettorale il posto di Ministro l'ha comperato a caro prezzo. L'UDC di Pier Ferdinando Casini, inutile dirlo, è finanziato dal suocero Francesco Gaetano Caltagirone, costruttore ed editore del Messaggero. In due anni ha sganciato circa 900 mila euro. Marco Follini dovrebbe vergognarsi di aver ricevuto solo 70 mila euro. Ma l'UDC ha ricevuto anche in totale circa 470 mila euro da Vito Bonsignore che in questo modo ha potuto 'acquistare' il suo seggio di europarlamentare.

Sempre casualmente, le società più generose sono le concessionarie autostradali che sono perfettamente consapevoli che i loro bilanci dipendono dalle tariffe che il governo farà pagare agli automobilisti ogni anno. E siccome questi soldi devono essere estorti agli utenti anche se cambia governo, allora bisogna contentare tutti. Le Autostrade del gruppo Benetton hanno finanziato con 150 mila euro ciascuno la Margherita, i DS, Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC e perfino il comitato Prodi con 200 mila e Mastella con 50 mila; dalle altre società autostradali sono arrivati analoghi contributi agli stessi partiti.

Del resto Callisto Tanzi lo ha spiegato molto chiaramente. E così si sviluppa la regola: io do una cosa a te, tu dai una cosa a me. Il ministro delle Politiche Agricole, a capo del vecchio Ministero dell'Agricoltura che sembrava abolito da quegli imbecilli dei cittadini, con referendum popolare, cioè Paolo De Castro, ebbe un versamento di 10 mila euro da una società torinese per le corse di cavalli, è lui - correttissimo - nominò Guido Melzi d'Eril, socio di quella società, commissario straordinario dell'UNIRE, Unione Nazionale per l'incremento delle razze equine.

Per chi volesse divertirsi l'elenco di tutti questi contributi ed i relativi nominativi si trovano sul sito de l'Espresso on line. Da quanto sopra si può dedurre un tariffario per comperare un seggio sia nel Parlamento italiano che in quello europeo. Da tener presente che, anche se i prezzi di questo supermercato possono sembrare alti, sono invece molto convenienti perché ciascuno li può recuperare facilmente con due o tre mesi del nuovo stipendio e con i privilegi. Mediamente un seggio alla Camera costa dai 50 ai 75 mila euro, un posto di senatore in torno ai 100 mila euro e per il Parlamento europeo si può arrivare ai 250 mila euro. Cifre più basse e più convenienti per i posti nelle amministrazioni locali, Regioni, Province e Comuni in funzione del livello e dell'importanza. Tutte le posizioni di sottogoverno, presidenze di enti pubblici, posti in CdA si possono ottenere, tirando sul prezzo, intorno a qualche decina di migliaia di euro. Ma queste cifre possono essere opinabili perché sono solo delle stime.

Ma questo non costituisce novità perché da tempi remoti ci muoviamo nella melma della corruzione e ci viviamo bene tutti. Allora nascono spontanee molte domande, l'Italia è una nazione corrotta? Da sempre o da quando? E corrotto il popolo, la società nel suo complesso? Oppure è corrotta soltanto la classe dirigente del Paese e il popolo assiste, passivo e stupefatto, a questo devastante fenomeno? Siamo dunque condannati senza scampo a portarci appresso questa piaga purulenta che resiste ad ogni medicina e ad ogni chirurgia? Comunque sembra di essere ritornati al 1500 quando la Chiesa vendeva le indulgenze, cioè quando gli eunuchi, che volevano entrare negli ordini religiosi , dovevano pagare 310 libbre e 15 soldi (dal testo della Taxa Camarae del 1517). Oggi i trans vengono pagati. Quindi il fenomeno è molto più antico, le sue radici affondano non già nel passato prossimo ma in quello remoto. Molto prima dell'ultima guerra e molto prima del fascismo, l'Italia liberale e monarchica era infetta nelle midolla e non mancavano neppure allora intellettuali e artisti che denunciavano con parole di fuoco il trasformismo e la corruzione.

Gabriele D'Annunzio apostrofava Nitti con il soprannome di "cagoia", Salvemini prima ancora lanciava contro Giolitti pesantissime accuse. A monte la questione morale aveva travolto Crispi, e lo scandalo della Banca Romana aveva coinvolto addirittura la monarchia. Il malaffare nelle classi dirigenti meridionali era presente prima della nascita dello Stato Unitario e la corruzione infestava da tempo il regno borbonico e quello papalino. Per non parlare della "romanità": l'impero dei Cesari, anche nella fase gloriosa degli inizi e ancora più indietro risalendo a Pompeo, Catilina, Mario e alla schiera dei proconsoli che depredavano le provincie a beneficio dei propri patrimoni, fu un "combinat" di forza militare e di corruttela pubblica. Nel "De Bello Jugurtino" Sallustio fa dire a Giugurta, re di Numidia, la storica frase: "Roma, venderesti te stessa se trovassi un compratore".

Dunque esiste una vocazione fatale alla corruttela che inchioda da più di due millenni la nazione latina e poi quella italica e italiana a questa peste devastante? La corruzione italiana è un fenomeno che deriva direttamente dall'estraneità dello Stato rispetto al popolo, dall'esistenza d'una classe dirigente barricata a difesa dei suoi privilegi, dall'appropriazione delle risorse pubbliche da parte dei potenti di turno, dal proliferare delle corporazioni con proprie deontologie, propri statuti, propri privilegi; dalla criminalità organizzata e governata da leggi e codici propri. Infine, in assenza di una legalità riconosciuta, dalla necessità di supplire a quell'assenza con la corruzione spicciola, necessaria per mitigare l'arbitrio con la compravendita di indulgenze civili come da sempre ha fatto la Chiesa con le indulgenze religiose.

Mi domando se la corruzione pubblica sia un fatto solo italiano. L'ovvia risposta è no, non è solo un fatto italiano, s'incontra in tutti i paesi, dove c'è la democrazia e dove c'è la dittatura, con economie mature o sottosviluppate. Dovunque i titolari del potere si appropriano d'una quota in più di quanto gli spetterebbe, dovunque i furbi accalappiano gli allocchi i quali cercano di rivalersi sui più allocchi di loro. Ma in Italia c'è un elemento aggravante in più: la fatiscenza dello Stato, la debolezza delle istituzioni di garanzia, l'assenza dei controlli,l'inesistenza del culto del buon esempio,l'evanescenza dello stato di diritto. E allora da quanto sopra si possono trarre alcune considerazioni.

Non è vero che il finanziamento pubblico dei partiti, camuffato con la dizione 'rimborsi elettorali', ha consentito di eliminare i finanziamenti dei privati e quindi di rendere indipendenti i rappresentanti del popolo da pressioni delle lobby dei poteri forti. Quindi non avendo raggiunto lo scopo questi rimborsi elettorali sono totalmente inutili. Non è vero che i candidati alle elezioni ricevono i necessari consensi per le loro idee, per la loro competenza, per la loro esperienza professionale, ma il tutto dipende dalla forza economica che hanno alle spalle in occasione della campagna elettorale. Le grandi promesse, gli ideali sbandierati, i grandi progetti di riforme sono solo cortine fumogene che nascondono la rete d'interessi finanziari e industriali che hanno convenuto con i loro finanziatori in precedenza, e quello e solo quello, sarà il vero programma segreto che, una volta eletti dovranno ovviamente realizzare. Non è vero che questa valanga di soldi scambiati, si fermi solo agli incarichi parlamentari e dell'esecutivo, perché secondo una reazione a catena, il mercato dei posti pubblici arriva fino al più basso livello, tutto si compra, tutto ha un prezzo. Non è vero che questo consolidato modo di agire, non sia la vera conseguenza dell'inefficienza dello stato e del nostro posizionamento come paese in coda all'Europa, perché chi ha comperato a caro prezzo la sua poltrona, ha fatto un investimento che, giustamente, deve dare una resa.

Allora gli appalti si concedono a chi paga di più, i debiti delle amministrazioni si finanziano presso le banche amiche, con i monopoli di gestione dei tributi, con le varie concessioni , con le cartolarizzazioni pubbliche, si vende anche la ricerca in certe università, si espongono gli articoli in vendita nella vetrina dell'immenso supermercato istituzionale, e ognuno compra e paga il dovuto. Se l'appalto truccato costa troppo, non ha importanza, si risparmia sul cemento di bassa qualità, sulla sicurezza degli operai, con qualche bara in più,accompagnata dalla consueta e simulata esternazione dei vertici, sulle medicine scadute negli ospedali, sui cantieri autostradali eterni ,e così via, e se rischio di andare in galera, nessun problema, mi tirerà fuori qualche strana dimenticanza di un magistrato, e qualche indulto e prescrizione ben posizionati.

Tutto questo cosa mai ci possiamo attendere che produca ? L'estensione di questo fenomeno ad ogni livello manda a farsi benedire in questi acquirenti, la logica, il benessere dei cittadini, e le cattive amministrazioni si accoppiano con la stupidità sociale, perché tutti gli amministratori non avendo la capacità di risolvere i problemi, la nascondono con la prepotenza sui cittadini, impegnati fino allo spasimo a difendere ciò che hanno pagato a caro prezzo.

Due piccoli casi marginali dimostrano la mancanza di razionalità di questi individui. A Rocca Balascio (in provincia dell'Aquila) l'acqua corrente viene inquinata da un solvente usato per riverniciare un serbatoio, i cittadini protestano a Settembre, ma non viene data alcuna risposta fino al 16 gennaio, quando la polizia municipale ne vieta l'uso senza spiegare perché. Il 17 gennaio il sindaco avverte che è fruibile, il 18 gennaio con i megafoni si dice di non utilizzarla, il 26 gennaio di comunica che è utilizzabile, non si danno spiegazioni, ma l'acqua continua ad uscire marrone dai rubinetti. A Bacoli (in provincia di Napoli) è vietato dal sindaco installare pannelli solari visibili, un cittadino ne istalla due rendendoli invisibili al pubblico, il sindaco ne ordina la rimozione. Lo stesso sindaco sulla sua casa ha un pannello solare ben visibile.

Questi due piccoli episodi rivelano un diffuso rapporto anormale tra cittadini e amministrazioni pubbliche in un paese che aspirerebbe ad essere moderno, ma dove si ha paura a prendere anche le più piccole decisioni innovative, un paese che pretenderebbe di seguire l'Europa, ma poi cade nelle sabbie mobili delle misere questioni di convenienze personali che fanno dimenticare completamente la ragione per la quale queste persone fanno parte e devono lavorare nelle istituzioni pubbliche.

Lasciamo pure dunque che il popolo bove s'infiammi per gli ideali che gli vengono sputati addosso, non si accorgeranno mai che sono sputi , ma solo ideologie …..dorate.

* intervento su Radiogamma 5 del 9.12.2009 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì

per approfondire...

USA: corruzione, i politici si fanno processare

Dossier etica e politica

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