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Italia
, troppe morti da "mal di carcere". Gli Usa le hanno ridotte
del 70%
di
Francesco Morelli*
L'altra
sera Alessio Scarano, 24 anni, viene ritrovato agonizzante
nella sua cella del carcere di Cuneo. La famiglia solleva
pesanti dubbi sull'accaduto: "Ci hanno detto che è morto per
cause naturali ma lui stava bene, non aveva alcun problema
fisico". "Voglio sapere come è morto mio nipote. Se è stato
picchiato, se è stato ucciso da qualcuno". A parlare è Graziella
Marchese, 71 anni, nonna di Alessio.
Di
carcere si muore con frequenza allarmante e spesso a morire
sono persone giovani e giovanissime: delle 11 persone decedute
in questo mese di novembre soltanto 3 avevano più di 50 anni,
le altre 8 sono state stroncate da quello che possiamo chiamare
il "mal di carcere", che si traduce in suicidi, in overdosi,
ma a volte anche in morti per motivi apparentemente inspiegabili.
159 detenuti uccisi da questo "male" dal'inizio dell'anno;
1.542 dal 2000 ad oggi: un terzo aveva meno di 30 anni e un
altro terzo tra i 30 e i 45 anni. Il 60% di loro era in attesa
di giudizio, quindi, "tecnicamente", in 10 anni più di 1.000
persone "innocenti" sono morte in carcere. In molti casi questa
"non colpevolezza" era reale, non soltanto formale, dato che
il 40% delle persone incarcerate viene poi assolta a processo.
Il tasso di decessi tra i giovani detenuti è elevatissimo:
se lo rapportassimo all'intera popolazione italiana assisteremmo
ogni anno alla morte di 120mila persone con meno di 40 anni
(ed in carcere non si muore per incidenti stradali, o sul
lavoro, o perché si praticano sport "pericolosi", o altro...).
Limitandoci a considerare le morti in carcere per "cause violente",
cioè tutti quei casi ufficialmente riconosciuti come suicidi
o come omicidi, abbiamo tracciato un paragone tra la popolazione
detenuta in Italia e quella degli Stati Uniti. Ne emerge un
quadro insospettabile: ogni anno nelle carceri italiane muore
per "cause violente" 1 detenuto ogni 1.000, mentre nelle carceri
degli Usa ne muore 1 ogni 4.000 detenuti circa.
Negli anni '80 la frequenza delle morti violente nelle carceri
americane era superiore a quella italiana, ma dopo una serie
di interventi, tra i quali la costituzione di uno staff composto
da 500 operatori (in prevalenza psicologi) che si è fatto
carico della formazione permanente del personale penitenziario
(a cominicare dagli agenti) sulla prevenzione del suicidio
e degli atti violenti, il tasso di suicidi e omicidi si è
ridotto di quasi il 70%. Dalla metà degli anni '90 ad oggi
questo livello è rimasto pressoché costante, malgrado l'aumento
considerevole della popolazione detenuta. In Italia il tasso
di mortalità dei detenuti per "cause violente" negli ultimi
30 anni si è mantenuto su valori costanti, con "picchi" di
suicidi in corrispondenza delle situazioni di massimo affollamento
degli istituti di pena.
Sul
fronte della prevenzione va ricordata l'introduzione del "Servizio
Nuovi Giunti" (1987) e la Circolare Dap "Regole di accoglienza
per i detenuti provenienti dalla libertà" (2007). Provvedimenti
che non sembrano avere avuto una particolare incidenza, anche
perché il personale penitenziario che dovrebbe garantirne
la messa in pratica (psicologi, educatori, etc.) è scarsissimo,
basti pensare che mediamente un detenuto ha ha disposizione
10 minuti di assistenza psicologica in un anno, mentre un
educatore potrà dedicargli circa 1 ora ogni mese (almeno teoricamente,
perché nella realtà la maggior parte del tempo viene dedicato
all'espletamento di pratiche burocratiche).
Il
ministro La Russa ha recentemente dichiarato che i detenuti
"si suiciderebbero anche in carceri a 5 stelle": l'esempio
degli Stati Uniti (dove sicuramente le prigioni non sono a
"5 stelle") ci prova invece che un livello adeguato di preparazione
del personale - a cominciare dagli agenti - e di "attenzione
professionale" ai problemi manifestati dai detenuti, può servire
a ridurre in maniera consistente il numero delle morti per
"mal di carcere".
*
curatore del Dossier "Morire di carcere"
 
Suicidi
in carcere : ma La Russa ci prende in giro ?
Dossier giustizia USA
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