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19 novembre 2009
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Suicidi in carcere : ma La Russa ci prende in giro ?
di Rita Guma*

Secondo il Corriere della sera, il ministro della Difesa Ignazio La Russa ha dichiarato che "I suicidi ci possono essere, e ci sono, in qualunque condizione carceraria, anche se i detenuti fossero in un hotel a cinque stelle". Intervistato da «SkyTg24», La Russa ha affrontato il tema del piano carceri contestando "l’equazione tra condizione di vita non buone e suicidi. La condizione di detenuto può portare, ahimè, alle patologie che portano al suicidio", ha sottolineato il ministro, che, a proposito dei 61 casi di suicidio registrati nel corso dell’anno nelle prigioni italiane, ha affermato: "Non è che se gli mettiamo il frigobar, otto ore di aria e la musica soffusa non ci sarà neanche un suicidio...".

Sembra che il ministro ci prenda in giro, e quel che e' grave e' che stiamo parlando di vite umane. Solo due giorni fa si e' tolto la vita un ragazzo di 17 anni che aveva commesso un reato cosi' lieve da poterne ipotizzare il recupero, in una struttura adeguata, con personale adeguato e con una speranza di farcela. Invece la speranza non c'era, e per una leggerezza di gioventu' (una gioventu' evidentemente non sostenuta dall'ambiente familiare e sociale) il giovane si e' trovato i carcere solo e disperato, bloccato da una misura cautelare.

Il detenuto quarantunenne di Bari, invece, era stato condannato a Rimini per il furto di uno zaino in spiaggia. Gli erano stati comminati 4 anni e 5 mesi di pena per una serie di aggravanti fra cui la recidiva specifica, ma il provvedimento che lo rimetteva in liberta' era giunto in carcere da oltre 24 ore, tuttavia nessuno glielo ha notificato e lui nel frattempo si e' ucciso.

Dopo questi episodi il ministro parla di hotel a cinque stelle, di musica soffusa e altre amenita'. Ci prende in giro o sottovaluta la gravita' di questi casi? Dov'e' il tanto sbandierato rispetto per la vita? Questi episodi fanno invece capire come non sia una questione di tv o minibar, ma come spesso i detenuti siano abbandonati a se' stessi, in celle multiple troppo piene o in isolamento.

Non si vuol cercare il capro espiatorio - che parte avra' avuto il magistrato, quale ruolo il personale del carcere? - soprattutto da parte di chi, come noi, sa che e' la legge a prevedere alcune precauzioni, che sono gli stanziamenti per la giustizia a non prevedere un numero di persone adeguate nelle carceri, che e' la legge a prevedere piu' anni di carcere per un ladro di galline recidivo che per un colletto bianco che truffa lo Stato e gli azionisti con un megagalattico falso in bilancio.

Quel che si cerca di fare, da parte delle organizzzioni per i diritti umani e quelle di volontariato per il carcere, e' evidenziare la necessita' di pene alternative per i giovanissimi per chi ha commesso reati non gravi, la necessita' di riproporzionare le pene - oggi squilibrate a favore di chi ha soldi e potere -, di prevedere le misure cautelari comminate con il contagocce e in strutture diverse da quelle per i condannati, di stanziare piu' soldi per le carceri che ci sono invece di costruire altre carceri che funzioneranno male come queste, vista la penuria di risorse umane e materiali che gia' attualmente costituisce un problema.

Insomma, signor ministro, e' vero che chi va per mare puo' affogare, ma immagino che lei non risponderebbe questo alle famiglie e alla nazione se una nave dell'esercito italiano colasse a picco. Immagino invece che si assicurerebbe preventivamente che sia dotata di gommoni e salvagente e che si vergognerebbe, se non lo e' stata. Ecco quello che vogliamo nelle carceri: prevenzione salvagente, non il minibar.

* presidente dell'Ossevatorio sulla legalita' e sui diritti Onlus

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