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Suicidi
in carcere : ma La Russa ci prende in giro ?
di
Rita Guma*
Secondo
il Corriere della sera, il ministro della Difesa Ignazio La
Russa ha dichiarato che "I suicidi ci possono essere,
e ci sono, in qualunque condizione carceraria, anche se i
detenuti fossero in un hotel a cinque stelle". Intervistato
da «SkyTg24», La Russa ha affrontato il tema del piano carceri
contestando "l’equazione tra condizione di vita non buone
e suicidi. La condizione di detenuto può portare, ahimè, alle
patologie che portano al suicidio", ha sottolineato il
ministro, che, a proposito dei 61 casi di suicidio registrati
nel corso dell’anno nelle prigioni italiane, ha affermato:
"Non è che se gli mettiamo il frigobar, otto ore di aria
e la musica soffusa non ci sarà neanche un suicidio...".
Sembra
che il ministro ci prenda in giro, e quel che e' grave e'
che stiamo parlando di vite umane. Solo due giorni fa si e'
tolto la vita un ragazzo di 17 anni che aveva commesso un
reato cosi' lieve da poterne ipotizzare il recupero, in una
struttura adeguata, con personale adeguato e con una speranza
di farcela. Invece la speranza non c'era, e per una leggerezza
di gioventu' (una gioventu' evidentemente non sostenuta dall'ambiente
familiare e sociale) il giovane si e' trovato i carcere solo
e disperato, bloccato da una misura cautelare.
Il
detenuto quarantunenne di Bari, invece, era stato condannato
a Rimini per il furto di uno zaino in spiaggia. Gli erano
stati comminati 4 anni e 5 mesi di pena per una serie di aggravanti
fra cui la recidiva specifica, ma il provvedimento che lo
rimetteva in liberta' era giunto in carcere da oltre 24 ore,
tuttavia nessuno glielo ha notificato e lui nel frattempo
si e' ucciso.
Dopo
questi episodi il ministro parla di hotel a cinque stelle,
di musica soffusa e altre amenita'. Ci prende in giro o sottovaluta
la gravita' di questi casi? Dov'e' il tanto sbandierato rispetto
per la vita? Questi
episodi fanno invece capire come non sia una questione di
tv o minibar, ma come spesso i detenuti siano abbandonati
a se' stessi, in celle multiple troppo piene o in isolamento.
Non
si vuol cercare il capro espiatorio - che parte avra' avuto
il magistrato, quale ruolo il personale del carcere? - soprattutto
da parte di chi, come noi, sa che e' la legge a prevedere
alcune precauzioni, che sono gli stanziamenti per la giustizia
a non prevedere un numero di persone adeguate nelle carceri,
che e' la legge a prevedere piu' anni di carcere per un ladro
di galline recidivo che per un colletto bianco che truffa
lo Stato e gli azionisti con un megagalattico falso in bilancio.
Quel
che si cerca di fare, da parte delle organizzzioni per i diritti
umani e quelle di volontariato per il carcere, e' evidenziare
la necessita' di pene alternative per i giovanissimi per chi
ha commesso reati non gravi, la necessita' di riproporzionare
le pene - oggi squilibrate a favore di chi ha soldi e potere
-, di prevedere le misure cautelari comminate con il contagocce
e in strutture diverse da quelle per i condannati, di stanziare
piu' soldi per le carceri che ci sono invece di costruire
altre carceri che funzioneranno male come queste, vista la
penuria di risorse umane e materiali che gia' attualmente
costituisce un problema.
Insomma,
signor ministro, e' vero che chi va per mare puo' affogare,
ma immagino che lei non risponderebbe questo alle famiglie
e alla nazione se una nave dell'esercito italiano colasse
a picco. Immagino invece che si assicurerebbe preventivamente
che sia dotata di gommoni e salvagente e che si vergognerebbe,
se non lo e' stata. Ecco quello che vogliamo nelle carceri:
prevenzione salvagente, non il minibar.
*
presidente dell'Ossevatorio sulla legalita' e sui diritti
Onlus
 
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