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03 novembre 2009
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Crocifisso in aula : Corte europea dei diritti condanna l'Italia
di Gabriella Mira Marq

La Corte dei Diritti dell'uomo ha stabilito all'unanimita' che la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche non e' conforme alla Convenzione dei diritti umani. Nel caso esaminato, riguardante un ricorso contro l'Italia, la Corte di Strasburgo ha ribaltato la pronuncia del Consiglio di Stato italiano e stabilito che c'e' stata una violazione dell'articolo 2 del Protocollo 1 congiuntamente ad una violazione dell'art. 9 della Convenzione, ed ha stabilito in 5000 euro il risarcimento morale per il ricorrente.

I fatti furono gia' esaminati a suo tempo dall'Osservatorio, che ritenne contrario all'uguaglianza fra cittadini ed alla laicita' dello Stato la presenza del crocifisso in aula e incongruenti le motivazioni della sentenza italiana (leggi). Nel 2001-2002 una cittadina italiana rilevava che in tutte le classi della scuola media frequentata dai suoi due figli adolescenti vi era un crocifisso appeso al muro. La signora ritenne tale circostanza contraria al rispetto per la laicita' dello Stato che ella voleva i suoi figli apprendessero e informo' la scuola della sua posizione, con riferimento ad un pronunciamento della Corte di Cassazione del 2000 che affermava la contraddizione fra la presenza del crocifisso in aula e la laicita' dello Stato. A maggio 2002 la direzione della scuola decise di lasciare il crocifisso nelle classi, e una direttiva ministeriale inviata ai docenti raccomandava un comportamento conseguente.

Nel luglio 2003 la signora presentava ricorso al TAR del Veneto invocando la violazione dei principi costituzionali. Il ministero invocava invece due decreti del Regno d'Italia (ed epoca fascista) del 1924 e 1928 rispettivamente. Considerata la questione costituzionale, il magistrato girava la domanda alla Consulta, davanti alla quale il governo sostenne che il crocifisso non costituiva un simbolo religioso, ma - come la bandiera - un simbolo della Stato italiano, visto che la Chiesa cattolica e' anche l'unica nominata nella Costituzione. La Consulta affermava di non avere giurisdizione in materia, trattandosi di una questione non legislativa. Il TAR non diede quindi ragione alla ricorrente, argomentando che il crocifisso era sia il simbolo della storia e cultura italiane, e conseguentemente dell'identita' italiana, sia il simbolo dell'uguaglianza, della liberta' e della tolleranza, in linea con la laicita' dello Stato. A febbraio 2006 il Consiglio di Stato rigettava il ricorso della signora argomentando che la croce rappresenta i valori del vivere civile.

Secondo i giudici di Strasburgo, invece, la presenza del crocifisso - che e' impossibile non notare nella classe - potrebbe facilmente essere interpretata dagli allievi di tutte le eta' come simbolo religioso ed essi potrebbero ritenere di essere educati in un ambiente scolastico contrassegnato da una data religione. Questo potrebbe essere incoraggiante per i fanciulli religiosi, ma anche disturbare gli allievi atei o che pratichino altre religioni, in particolare in Italia, se appartenenti a minoranze religiose. Nella sentenza, i giudici europei hanno sottolineato che la liberta' di non credere a nessuna religione (compresa nella liberta' di religione garantita dalla Convenzione) non e' limitata all'assenza di funzioni religiose o di educazione religiosa, si estende alla pratiche e ai simboli che esprimono un credo, uan religione o l'ateismo. Questa liberta' comporta particolare protezione se e' lo Stato che esprime un credo e l'individuo viene messo in una posizione che potrebbe non sopportarlo o che potrebbe comportargli un sacrificio o sforzo sproporzionato.

Per la Corte, lo Stato deve evitare di imporre fedi nei locali in cui gli individui sono costretti a stare. In particolare, e' tenuto a rispettare la neutralita' confessionale nel contesto della pubblica istruzione, dove frequentare le lezioni e' obbligatorio, indipendentemente dalla religione, e dove l'obiettivo dovrebbe essere quello di promuovere il pensiero critico negli alunni. La Corte non riesce a comprendere come mostrare nelle scuole dello Stato un simbolo che puo' ragionevolmente essere associato con il cattolicesimo (la religione di maggioranza in Italia) potrebbe servire al pluralismo educativo, che e' essenziale per la conservazione di una "societa' democratica" come concepita dalla Convenzione, un pluralismo che e' stato riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana. L'imposizione di simbolo di una determinata confessione nei locali utilizzati dalle autorita' pubbliche, e soprattutto nelle aule scolastiche, limita il diritto dei genitori ad educare i loro figli in conformita' con le loro convinzioni, e il diritto dei bambini a credere o non credere. La Corte ha concluso, all'unanimita', che vi stata una violazione dell'articolo 2 del Protocollo n. 1 in combinato disposto con l'articolo 9 della Convenzione.

E' evidente che le implicazioni della sentenza di Strasburgo sono notevoli. Non soltanto l'Italia dovra' conformarsi ad essa e quindi togliere il crocifisso dalle aule, ma lo stesso dovrebbe valere, viste le conclusioni della sentenza, che parla di "imposizione di simbolo di una determinata confessione nei locali utilizzati dalle autorita' pubbliche", nei tribunali, nei seggi elettorali e negli uffici pubblici. Inoltre, la sentenza dovrebbe incidere - per logica - sulle decisioni dei tribunali coinvolti nella diatriba sull'ora di religione cattolica.

per approfondire...

Dossier crocifisso nelle aule

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