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Ammissione
di colpevolezza
di
Claudio Giusti*
10
ottobre 2009 Giornata mondiale contro la pena di morte (1)
La giustizia americana è infallibile e perfetta. Che sia amministrata
con il patteggiamento (se io do una cosa a te, poi tu dai
una cosa a me) o, molto raramente, da una giuria, Essa non
sbaglia MAI. Lo dimostra, al di la di ogni ragionevole dubbio,
il risibile numero di cosiddetti innocenti che sono usciti
dalla prigione o dal braccio della morte. Persone che solo
quei bugiardi patentati degli abolizionisti possono chiamare
innocenti, visto che in realtà sono dei colpevoli sfuggiti
al giusto castigo solo grazie a qualche tecnicismo giudiziario.
Per noi cinici europei questa fede senza limiti nella giustizia
appare mal riposta e, negli altri paesi di common law, la
liberazione di alcuni condannati innocenti ha creato grande
sconcerto e l’istituzione di commissioni d’inchiesta. Al contrario
i più di duecento “graziati” dal Dna non sembrano avere spostato
più di tanto l’insieme dell’opinione pubblica americana. Recentemente
l’infallibilità della giustizia statunitense è stata “dimostrata”
dal District Attorney Joushua Marquis e le sue lodi “cantate”
dal giudice della Corte Suprema Antonin Scalia nella sentenza
Kansas contro Marsh. (2)
Ma
i fatti hanno la testa dura e uno di questi si chiama Cameron
Todd Willingham. Willingham è stato condannato a morte per
avere assassinato le sue bambine incendiando la casa dove
dormivano. Lui si è dichiarato innocente fino all’ultimo respiro
e ha rifiutato il patteggiamento che gli avrebbe salvato la
pelle.
Poco
prima dell’esecuzione il famoso chimico Gerald Hurst aveva
sollevato fortissimi dubbi sul fatto che l’incendio fosse
doloso. Secondo lui era stato accidentale. Purtroppo la sua
perizia non infranse la determinazione del Governatore del
Terxas Rick Perry di far fuori Willingham e a nulla valsero
le richieste di sospendere l’esecuzione. Così Cameron Todd
Willingham fu ucciso il 17 febbraio 2004 e le sue ceneri sparse
sulla tomba delle bimbe. Il caso però rimase aperto e il Chicago
Tribune continuò a investigare e altri esperti giunsero alle
conclusioni di Hurst: l’incendio non era stato doloso (arson)
e quindi Willingham era innocente.
Probabilmente la sua storia sarebbe rimasta insabbiata come
è accaduto per Ruben Cantu, Carlos De Luna, Larry Griffin
e altri possibili innocenti uccisi, se non fosse che il Parlamento
texano ha istituito la Texas Forensic Science Commission.
La
TFSC non è nata per bontà d’animo, ma per porre rimedio alle
abissali incompetenze che affliggono i laboratori di polizia
dentro e fuori il Texas. Gli scandali, da Oklahoma City alla
chiusura dello Houston Police Department Laboratory, non si
contano più e la sola Contea di Dallas ha, grazie al DNA,
rimesso in libertà 18 innocenti. Non sono più solo gli abolizionisti
a chiedersi quanti siano gli innocenti fra i 2.500.000 detenuti
americani e fra i 3.300 condannati a morte: e quanti siano
stati i “giustiziati” che non hanno avuto la possibilità di
aggrapparsi a quel test.
Per Willingham la commissione ha chiesto una perizia a Craig
Beyler, il più famoso esperto americano di incendi dolosi,
e costui è stato chiarissimo: l’incendio in cui sono morte
le piccole Willingham NON era doloso e la logica conclusione
è che il Texas ha “giustiziato” una persona innocente. No
arson, no crime.
Beyler
avrebbe dovuto testimoniare di fronte alla commissione venerdì
3 ottobre e per il Governatore sarebbe stato un venerdì di
passione, se non si fosse ricordato che le cariche di due
membri e del presidente erano scadute e così li ha sostituiti
su due piedi in modo che il nuovo presidente potesse rinviare
sine die l’audizione di Beyler.
Una
tale sfacciataggine ha sollevato un putiferio in tutta la
stampa americana che la paragona al “Saturday night massacre”
(quando il presidente Nixon tentò di salvarsi dallo scandalo
Watergate cacciando lo special prosecutor Archibald Cox),
ma la faccenda va ben oltre le miserabili fregole elettorali
texane.
Quella
del governatore Perry è stata una clamorosa ammissione di
colpevolezza. Con il suo goffo tentativo di schivare la verità
l’ha resa ancora più evidente: lo stato del Texas ha ucciso
una persona innocente e lo ha fatto pur sapendo che c’erano
fortissime probabilità che lo fosse.
I
forcaioli americani tacciono o farfugliano giustificazioni,
ma la foresta di Birnan sta salendo e il tempo della pena
di morte americana è alla fine.
(1)
Ricordo
che gli americani celebrano il primo marzo in ricordo dell’abolizione
(1847) in Michigan (abolizionista de facto dal 1837) e che
noi italiani avremmo, oltre il 30 novembre, molte altre date
da tenere a mente
http://www.osservatoriosullalegalita.org/08/acom/07lug1/0505giuspenamors.htm
(2)
Joshua Marquis, DA della Contea Clatsop (Astoria) in Oregon,
lo ha spiegato in diverse occasioni ed è stato così convincente
da avere l’onore d’essere citato da Anthonin Scalia in Kansas
contro Marsh. Marquis ha diviso il piccolissimo numero di
innocenti con l’immensa quantità di condanne emesse dalle
corti Usa, dimostrando così che il tasso di successo della
giustizia statunitense è del 99,973 per cento.
“Only 27 factually wrong felony convictions out of every 100,000!”
and “That would make the error rate [in felony convictions]
.027 percent - or to put it another way, a success rate of
99.973 percent.” Justice Scalia in Kansas v Marsh, concurring
Questo
scritto è dedicato a Paola Biondi, che avrebbe voluto andare
in pensione e avere dei nipotini.
*
membro del Comitato scientifico dell'Osservatorio
 
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