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03 maggio 2009
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Giornata
della liberta' di stampa , diritto universale a dura prova Si celebra il 3 maggio, in tutto il mondo, la Giornata della liberta' di stampa voluta dall'Unesco. Liberta' di stampa minacciata, in Italia, dal duopolio RAI-Mediaset ma anche dalla mafia e dallo svuotamento di contenuti delle notizie, aspetto, quest'ultimo, che vede responsabili i giornalisti, come emerso nel corso del Convegno "Libertà di stampa, un diritto universale a dura prova" promosso a Roma il 29 aprile dall'Associazione dei giornalisti europei e che ha visto gli interventi dell'Ordine dei Giornalisti e della Federazione della Stampa. Ha presenziato una rappresentanza del nostro Osservatorio, guidata dal presidente, che ha messo in guardia sui rischi della politica della UE sulla liberta' di Internet. In apertura del convegno, Pier Virgilio Dastoli, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, ha ricordato che la democrazia non si esplica solo con il voto. Anche se importante, il voto non basta, come dimostrato nel 1922 in Italia e nel 1930 in Germania, quando dal voto democratico nacquero due dittature. Dastoli ha quindi sottolineato l'importanza della liberta' di stampa, di informazione e di espressione nell'Unione Europea ed ha ricordato che nel trattato di Lisbona e' ricordato il valore del pluralismo e che il trattato europeo prevede che un Paese membro che violi in maniera permanente e grave i diritti fondamentali possa essere gradualmente espulso. Carlo Marzocchi, funzionario presso l'Ufficio Informazione per l'Italia del Parlamento Europeo, ha ricordato invece le recenti prese di posizione del parlamento UE sulla liberta' di stampa. Carmelo Occhino, segretario della sezione italiana dell'Associazione giornalisti europei, di cui e' vicepresidente a livello europeo, ha ricordato il problema della liberta' di stampa in alcuni Paesi del mondo dove regnano la dittatura o i conflitti ed ha segnalato che il 3 maggio a Doha - in una cerimonia internazionale - verra' consegnato il premio postumo alla liberta' di stampa ad un giornalista dello Sri Lanka ucciso a causa delle sue inchieste e che - ha sottolineato Occhino - "continuava a fare il giornalista nonostante i pericoli in cui stava incorrendo". Il segretario dei giornalisti europei ha richiamato anche l'importanza del ruolo di chi riceve l'informazione ed infine ha ricordato che una limitazione alla diffusione delle informazioni e' la limitata estensione della rete Internet. Occhino ha letto anche un messaggio di augurio del presidente Giorgio Napolitano, in cui il Capo dello Stato ricorda il ruolo dell'informazione nel rappresentare la realta' interna ed europea avendo sempre a riferimento i principi sanciti dalla Costituzione per promuovere una piu' ampia e responsabile partecipazione dell'opinione pubblica alla vita democratica. Il presidente della sezione italiana dell'Associazione giornalisti europei, Nuccio Fava, ha parlato di liberta' di stampa come diritto "arduo" perche' contrastato e che chiede impegno prima di tutto ai giornalisti, in ossequio al diritto dei cittadini ad essere informati. Egli ha attribuito alla stampa il compito di formare un'opinione pubblica critica e di garantire la democrazia. Ha ricordato che in Paesi come la Russia si puo' morire per inchieste in Cecenia o su brogli elettorali o ancora sui retroscena Gazprom e sottolineato che i giornalisti del resto d'Europa che fingano di non vedere fatti come questi non fanno fronte al proprio dovere, perche' non si puo' chiedere ai giornalisti russi di essere eroi. Ma, ha detto Fava, i giornalisti rischiano la vita nel gia' ricordato Sri Lanka, ma pure in Italia, dove in certe regioni imperano la mafia e la camorra o dove il giornalista e' povero e sottopagato per cui i suoi diritti sono calpestati e conculcati. Fava ha evidenziato che in Italia l'informazione ha un blocco nel sistema radiotelevisivo, con un duopolio che impedisce alla maggior parte degli Italiani di informarsi correttamente, anche perche', con la conseguente monopolizzazione del mercato pubblicitario, tale duopolio condiziona anche le piccole testate. Ecco quindi l'importanza dell'aggancio all'Europa, anche se l'Unione Europea, ha concluso, risulta tuttora carente sul piano della tutela della liberta' di stampa. D'accordo sui limiti alla liberta' di stampa in Italia il presidente dell'Ordine dei Giornalisti, Lorenzo Del Boca, il quale anzi ha parlato di "contrazione" della liberta' di stampa nel nostro Paese. Secondo Del Boca, proprio il fatto che se ne debba discutere segnala una difficolta', difficolta' che pero' oggi riguarda anche Paesi (come gli USA ed altre nazioni anglosassoni) dove erano nati i principi della liberta' di stampa e della privacy. Infatti, ha spiegato il presidente dell'Ordine, l'idea della stampa va assumendo una connotazione "patriottica" (per proteggere il Paese, ad es, dal terrorismo o da una cattiva immagine all'estero), ed i giornalisti si adeguano operando una "autocensura", mentre in altri Paesi - come in Spagna - i giornalisti "scomodi" vengono allontanati dall'aereo del presidente del consiglio. Per Del Boca, anche il conflitto d'interessi e' un problema serio, perche' chiude il mercato. Ma il presidente dell'Ordine si e' rivolto ai giornalisti, affermando "Qualcosa dobbiamo fare anche noi!" ed ha ricordato che la liberta' si difende con la lotta all'ignoranza e con la lotta alla poverta'. A tal proposito ha ricordato che Internet non raggiunge tutti ed e' quindi facile mantenere la gente nell'ignoranza, ma ha anche sottolineato che se i giornalisti vengono sottopagati, non c'e' liberta'. Ha esortato infine a "correre dove la liberta' e' conculcata per difenderla" ed ha annunciato la formazione di un gruppo congiunto Ordine-Federazione della stampa in difesa dei giornalisti minacciati. Il presidente dell’Associazione della stampa estera a Roma, Maarten van Aalderen, ha paragonato la liberta' di stampa ad un canarino nella miniera, suggerendo che la morte del canarino in assenza di possibilita' di respirare annuncia la morte per tutti gli altri. Van Aalderen, che scrive per il Telegraaf, il maggior quotidiano olandese, ha illustrato la situazione della liberta' di stampa nel suo Paese, denunciando alcune situazioni gravi che evidenziano come forse in Italia (ma non solo, visto che l'Olanda risulta ai primi posti nella classifica sulla liberta' di stampa di Reporter senza frontiere) mitizziamo la liberta' di stampa nei Paesi nordeuropei. Fra gli esempi elencati dal presidente della stampa estera, i 18 giorni di carcere patiti da un giornalista olandese nel 2000 perche' si era rifiutato di fornire informazioni sulla sua fonte, carcerazione che ha meritato la condanna dell'Olanda da parte della Corte dei diritti dell'uomo. Nel 2006 altri due giornalisti sono andati in prigione per non aver rivelato la fonte interna ai servizi segreti responsabile di rivelazioni scottanti sui servizi. Si e' appreso che le telefonate dei due erano state intercettate per scoprire quale fosse la loro fonte. l'opinione pubblica e' stata scandalizzata dall'accaduto ed il Telegraaf ha fatto parte della campagna messa in atto per liberare i due giornalisti. Tuttavia non c'e' ancora una legge che garantisca la segretezza delle fonti nel Paese. Un altro episodio ha riguardato un sindaco che, con pressioni sull'editore, e' riuscito a non far pubblicare un articolo su retroscena riguardanti rimborsi spese, ma tale vicenda si e' rivelata un boomerang per il sindaco. Infine, van Aalderen ha rievocato quanto occorso ad un vignettista che nel 2008 e' stato svegliato nel sonno dalla polizia ed arrestato, restando in prigione per due giorni a motivo della denuncia di un Imam che aveva ritenuto istigazione all'odio la satira contenuta nei suoi disegni, in un Paese a forte immigrazione marocchina e turca. Il presidente della Federazione Nazionale della Stampa, Roberto Natale, ha criticato il ddl Alfano sulle intercettazioni che, ha detto, prende a pretesto il diritto alla riservatezza di soggetti deboli per secretare di fatto la cronaca giudiziaria. Natale ha ricordato la lezione di Gustavo Zagrebelsky alla biennale della democrazia, secondo cui "la democrazia e' il regime che si basa sulla circolazione della parola" e dell'immagine. Il presidente FNSI ha affrontato anche il problema del populismo mediatico ed ha toccato il nodo del conflitto d'interessi, giudicando sintomatica la discussione sulle nomine RAI nella residenza privata del Presidente del Consiglio. Natale ha citato gli intrecci bancari-sanitari-proprietari esistenti sullo sfondo della nomina del direttore del Corriere, anche se quest'ultima ha prodotto un risultato valido. Per queste ragioni, ha detto, agli Stati generali dell'editoria promossi dal governo si parli del sostegno finanziario alle imprese editoriali, ma si parli anche di regole che garantiscano autonomia alle stesse, quindi di uno "statuto del'informazione" che tuteli la liberta' di stampa. Per Natale, gli editori dovrebbero esprimere proprio con una maggiore autonomia l'orgoglio di svolgere una funzione sociale decisiva. Ma il presidente FNSI ritiene ipocrita attribuire tutte le responsabilita' della crisi della stampa italiana alle leggi, alle regole e agli editori: anche i giornalisti hanno cambiato impostazione ed hanno sviluppato una idea "soft" delle notizie che svuota di contenuto le informazioni. Lo dimostra la vicenda della motonave Pinar, che nei decenni passati avrebbe visto l'assalto della stampa e che invece ha potuto contare oggi sulla testimonianza diretta soltanto di un giornalista tedesco, dell'inviato de La Repubblica Francesco Viviano e delle Iene. E lo dimostra il rapporto di Medici senza Frontiere sulle crisi dimenticate, da cui emerge che le notizie pubblicate sulla coppia Briatore-Gregoraci hanno superato quelle sui conflitti dimenticati nei vari Paesi del mondo. Fra gli interventi dal pubblico, quello di Marcello Palumbo, giornalista parlamentare dal tempo della Costituente, che ha parlato - con una certa passione - della responsabilita' dei giornalisti. Palumbo ha chiesto se i lettori siano contenti dell'opera dei giornalisti, commentando che di solito si parla sempre dei diritti ma poco dei doveri, ed ha ricordato a tal fine la figura del direttore responsabile. "Noi abbiamo una responsabilita' maggiore dei politici - ha detto rivolgendosi ai giornalisti - perche' abbiamo in mano il polso della situazione". Palumbo ha suggerito che vi debba essere un limite all'occupazione degli spazi televisivi da parte dei politici, i quali rinunciano magari a qualche seduta in parlamento ma non sono mai assenti in un salotto televisivo. Palumbo ha concordato con Fava sul fatto che l'opinione pubblica debba essere critica, democratica e libera, ma ha chiesto polemicamente se dal canto suo la stampa italiana risponda ai requisiti di responsabilita', ricerca della verita' ed umanita', rispondendo di no. L'inviato in Germania Enzo Piergianni, ha evidenziato come anche in quel Paese vi siano limitazioni di sistema alla liberta' di stampa, limitazioni generalmente accettate dai giornalisti, come le rare informazioni fornite settimanalmente dall'autorita' giudiziaria alla stampa e le severe disposizioni che riguardano i nomi delle persone coinvolte in fatti di cronaca nera, indicate in un primo tempo con le sole iniziali. Ha evidenziato come in Germania non vi sia un finanziamento pubblico dei giornali di partito, che vengono pagati dai simpatizzanti del partito stesso, e come alcuni giornalisti tedeschi siano meravigliati del fatto che in Italia avvenga il contrario e ritengano anche una sorta di bavaglio l'esistenza della Commissione parlamentare di Vigilanza RAI. Piergianni ha parlato della massiccia intercettazione di tutti gli impiegati della Deuch Telecom e della Deuch Bahn (le ferrovie) al fine di sapere chi informava i giornali sulle nomine interne alle due societa'. A giudizio del giornalista, sulla liberta' di stampa in Italia forse c'e' troppa ideologia. Il presidente dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti ONLUS, Rita Guma, ha sottolineato alcune differenza fra il nostro Paese e i Paesi nordeuropei: la reazione indignata degli Olandesi all'arresto dei giornalisti o alle intercettazioni in loro danno (a dimostrazione del fatto che quella opinione pubblica e' probabilmente piu' vigile della nostra), e la presenza pervasiva nel nostro paese della mafia e della corruzione. Cio' determina la necessita' di avere maggiore informazione rispetto ad altri Paesi. Guma ha sottolineato la contrarieta' dell'Osservatorio al ddl Alfano sulle intercettazioni, in ossequio alla sentenza del 7 luglio 2007 della Corte dei diritti dell'uomo, che asserisce come la liberta' di stampa comprenda la pubblicazione delle trascrizioni di intercettazioni di pubblico interesse, cosi' come al pronunciamento del Consiglio d'Europa secondo cui la privacy dei politici e' meno stretta di quella dei normali cittadini, in considerazione del loro ruolo pubblico. Infine, Guma ha posto all'attenzione dei giornalisti presenti la necessita' di vigilare sulla prossima approvazione, da parte del Parlamento europeo, dell'insieme di direttive che permetteranno ai Paesi membri UE di concordare limitazioni per la rete Internet, sia nei contenuti che nelle applicazioni, con il rischio che non solo applicazioni come Skype non si possano piu' usare, ma che diventino inaccessibili da alcuni Paesi i giornali on line di altri Paesi. ___________ NB:
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