25 gennaio 2009

 
     

Gaza : l'opinione di Henry Siegman ( seconda parte )
di Rico Guillermo*

Ma la bugia piu' grande, secondo Siegman, e' che il ritiro da Gaza di Sharon fosse da intendersi come un preludio ad ulteriori ritiri e ad un accordo di pace.

Questo e' il modo in cui il consulente anziano di Sharon Dov Weisglass, che era anche il suo capo negoziatore con gli Americani, ha descritto il ritiro da Gaza in una intervista con Ha'aretz nel mese di agosto 2004: "Quello che effettivamente abbiamo concordato con gli americani e' che una parte degli insediamenti [vale a dire i principali blocchi di insediamento in Cisgiordania] non sarebbero stati trattati del tutto, e del resto non saranno trattati con i Palestinesi fino a (quando questi si saranno, ndt) trasformati in Finlandesi. . . Il significato [dell'accordo con gli Stati Uniti] e' il congelamento del processo politico. E quando si congela tale processo, si impedisce la creazione di uno Stato palestinese e si impedisce una discussione circa i rifugiati, i confini e Gerusalemme. In effetti, l'intero pacchetto che si chiama Stato palestinese, con tutto cio' che esso comporta, e' stato rimosso dal nostro ordine del giorno sine die. E tutto questo con l'autorita' e il consenso [del presidente] Bush. . . e la ratifica di entrambe le camere del Congresso".

"Gli Israeliani e gli Americani pensano che i Palestinesi non leggano i documenti di Israele, o che, quando hanno visto quello che stava accadendo in Cisgiordania, non fossero in grado di capire da soli cosa aveva inteso fare Sharon?" chiede Siegman, aggiungendo che "Il governo di Israele vorrebbe che il mondo credesse che Hamas ha lanciato i suoi razzi Qassam, perche' questo e' tipico dei terroristi di Hamas e non e' un generico gruppo terroristico. In effetti, Hamas non e' un 'organizzazione terroristica' (termine preferito da Israele) piu' di quanto lo sia stato il movimento sionista durante la sua lotta per una patria ebraica".

Siegman ricorda che alla fine degli anni 1930 e 1940, parti del movimento sionista ricorsero alle attivita' terroristiche per ragioni strategiche. Secondo Benny Morris, e' stato Irgun a prendere per primo di mira i civili ed e' in grado di documentare le atrocita' commesse durante la guerra 1948-49 da parte della IDF. . . Nei mesi di aprile-maggio 1948, gli ordini delle unita' operative della Haganah dichiaravano esplicitamente di sradicare gli abitanti dai villaggi, espellerli e distruggere i villaggi stessi. "In un certo numero di villaggi e cittA' palestinesi i gruppi dell'IDF organizzarono esecuzioni di civili - ha scritto Morris su Ha'aretz e - richiesto de egli avesse condannato la pulizia etnica, Morris ha risposto di no: Uno Stato ebraico non sarebbe nato, senza lo sradicamento di 700.000 Palestinesi. Pertanto e' stato necessario sradicarli.... E 'stato necessario per pulire l'entroterra e pulire le zone di frontiera e le strade principali (le parolE pulire e pulizia sono usate reiteratamente, ndt)".

In altre parole, prosegue il commento di Siegman, quando gli Ebrei bersagliano ed uccidono civili innocenti per far progredire la loro lotta nazionale, sono patrioti. Quando sono i loro avversari a farlo, sono terroristi. "E' troppo facile descrivere Hamas semplicemente come un'organizzazione terroristica. Si tratta di un movimento nazionalista religioso che ricorre al terrorismo, come il movimento sionista ha fatto durante la sua lotta per lo Stato, nell'errata convinzione che sia l'unico modo per far cessare una occupazione oppressiva e avere uno Stato palestinese. Mentre l'ideologia di Hamas formalmente chiede che lo Stato deve essere stabilito sulle rovine dello stato di Israele, questo non determina effettive politiche di Hamas oggi non piu' di quanto la stessa dichiarazione in carta OLP abbia determinato le azioni di Fatah." Queste non sono le conclusioni di un apologeta di Hamas, sottolinea Siegman, ma il parere dell'ex capo del Mossad e consigliere della sicurezza nazionale di Sharon, Ephraim Halevy.

La leadership di Hamas ha subito un cambiamento 'proprio sotto i nostri occhi', ha scritto di recente Halevy su Yedioth Ahronoth: "E' ora pronta e disposta a vedere l'istituzione di uno Stato palestinese entro i confini temporanei del 1967". In un precedente articolo, Halevy aveva anche sottolineato l'assurdita' di collegare Hamas ad al-Qaeda: "Agli occhi di al-Qaeda, i membri di Hamas sono percepiti come eretici a causa della loro volonta' di partecipare, anche indirettamente, nei processi di eventuali intese o accordi con Israele.... Perché allora i leader di Israele sono cosi' determinati a distruggere Hamas? Perche' credo che la sua leadership, a differenza di quella di Fatah, non posso essere vittima di intimidazioni ad accettare un accordo di pace che istituisca uno Stato palestinese costituito da enti territorialmente scollegati sui quali Israele sarebbe in grado di mantenere un controllo permanente. Il controllo della Cisgiordania e' stato il fermo obiettivo dei militari, dell'intelligence e delle élite politiche di Israele dopo la fine della guerra di sei giorni. Essi ritengono che Hamas non permettera' mai una simile divisione in cantoni del territorio palestinese, non importa quanto a lungo l'occupazione continui."

Secondo Siegel, "se Barack Obama scegliesse un inviato in Medio Oriente stagionato, che si aggrappasse all'idea che gli outsider non dovrebbero presentare le proprie proposte per una soluzione giusta e sostenibile di accordo di pace... egli si assicurerebbe una futura resistenza palestinese molto piu' estremista di Hamas - con la probabilita' che sia alleata di al-Qaeda. Per gli Stati Uniti, l'Europa e la maggior parte del resto del mondo, questo sarebbe il peggior risultato possibile. Forse alcuni Israeliani, tra cui i leader dei coloni, crederebbero che cio' fosse servito ai loro scopi, dal momento che il governo avrebbe fornito un interessante pretesto per tenerli tutti in Palestina. Ma questa e' una delusione che porterebbe la fine di Israele come Stato ebraico e democratico".

Anthony Cordesman, uno dei più affidabili analisti militari del Medio Oriente, e un amico di Israele, ha sostenuto, in una relazione del 9 gennaio per il Centro di studi internazionali e strategici, che i vantaggi della tattica di continuare l'operazione a Gaza e' stata piu' che compensata dai costi strategici. "Israele vuole un nemico rafforzato in termini politici e sconfitto in termini di tattica? Israele vuole minare seriamente la posizione degli Stati Uniti nella regione, ogni speranza di pace, e le voci dei regimi arabi moderati in questo processo? - chiede Cordesman - Per essere franchi, finora la risposta sembra essere sì".

Cordesman conclude che "qualsiasi leader puo' prendere una posizione dura e sostenere che i guadagni tattici sono una significativa vittoria. Se questo e' tutto ciò che Olmert, Livni e Barak hanno come risposta, dopo avranno e danneggiato il loro paese e i loro amici".

< prima parte

* si ringrazia Claudio Giusti

Speciale pace

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