20 gennaio 2009

 
     

Israele : Grossman parla di azioni sbagliate ed esorta al dialogo
di Gabriella Mira Marq

I recenti successi non dicono che Israele e' nel giusto, ma "si limitano a confermare che l'esercito di Israele e' più forte di Hamas, e che, a determinate condizioni, puo' essere duro e crudele a modo suo". E' l'opinione di David Grossman, che in un editoriale su Haaretz, commenta la situazione del conflitto a poche ore dalla tregua.

"Quando le armi diverranno completamente silenziose e saranno divenuti noti i pieni effetti delle uccisioni e della distruzione, al punto in cui anche il piu' autogiustificativo e sofisticato meccanismo di difesa della psiche israeliana sara' superato, forse una sorta di lezione si imprimera' nel nostro cervello. Forse allora si potrà finalmente capire come siano state profondamente e fondamentalmente sbagliate le nostre azioni in questa regione da tempo immemorabile - come siano sbagliate, immorali, imprudenti e, soprattutto, responsabili, volta dopo volta, per soffiare sulle fiamme che ci consumano".

Ovviamente - nota Grossman - non si possono negare i crimini e gli errori dei Palestinesi, perche' cio' equivarrebbe a trattarli come se non fossero adulti maturi, responsabili per le proprie decisioni e fallimenti: "Gli abitanti della Striscia di Gaza potrebbe essere stati 'strangolati' in molti modi da parte di Israele, ma hanno anche altre opzioni per protestare e richiamare l'attenzione sulla loro miseria rispetto al lancio di razzi contro migliaia di cittadini innocenti in Israele".

"Eppure - aggiunge lo scrittore - anche quando i palestinesi agiscono con violenza indiscriminata, quando usano indiscriminatamente le bombe suicide e il fuoco dei razzi Qassam, Israele e' piu' forte di loro, ed essa può avere un enorme impatto sul livello di violenza nel conflitto nel suo complesso - e quindi sul frenarlo ed anche farlo cessare", mentre, a giudizio di Grossman, nessuno - nella leadership israeliana - ha colto davvero il significato di questo fondamentale aspetto del conflitto.

Grossman dice che ci sono state persone che nel corso degli anni "ci hanno convinto che gli arabi capiscono solo la forza e, pertanto, che e' l'unico linguaggio che puo' essere utilizzato nei nostri rapporti con loro. E poiche' abbiamo parlato con loro per tanto tempo in quella lingua, e solo in questa lingua, abbiamo dimenticato che ci sono altre lingue per parlare con gli esseri umani, anche con i nemici, anche con nemici aspri come Hamas - linguaggi che sono piu' nostra madre lingua che il linguaggio di aerei e carri armati".

Percio' lo scrittore - il cui figlio Uri, di 20 anni, fu ucciso da un missile anticarro nel corso della guerra del Libano dell'estate 2006, durante la quale era militare di leva - ammonisce: "Dobbiamo parlare con i palestinesi: Questa è la conclusione più importante dal piu' recente ciclo di spargimenti di sangue. Dobbiamo parlare anche a coloro che non riconoscono il nostro diritto ad esistere qui... Dobbiamo parlare con loro e creare, stesso all'interno di questa chiusa, sorda realta', una possibilita' di intervento".

Speciale pace

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