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02 novembre 2008
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La
crociata del tornello e le vere cause della lunghezza dei processi E' in corso una massiccia campagna mediatica ad opera di alcuni massmedia e di taluni giornalisti/direttori di testata, contro i "fannulloni" e gli assenteisti nella pubblica amministrazione; tale campagna è funzionale - ed in parte già lo è stata - alla predisposizione di una serie di misure finalizzate a combattere l'assenteismo ed il lassismo. Intendiamoci: che l'amministrazione pubblica ponga in atto determinate misure ritenute opportune a combattere i fenomeni di malcostume e di scorrettezza diffusi tra i propri dipendenti è doveroso e condivisibile, non fosse altro perché quei dipendenti vengono poi pagati coi soldi dei contribuenti. Lascia però francamente sconcertati che per imporre queste misure si debba ricorrere alla denigrazione tout court dei lavoratori dello Stato con conseguente criminalizzazione dell'intera categoria: anche di quelli che fanno il proprio dovere (e ce ne sono!). Il fatto è che la campagna denigratoria si sta ormai scatenando contro l'obbiettivo finale: i lavoratori dell'amministrazione giudiziaria, dei tribunali e quindi i magistrati. Considerato il conflitto che questo esecutivo ha deciso d'ingaggiare con il terzo potere dello stato è legittimo pensare che le motivazioni di questa campagna vadano ben al di la della semplice "moralizzazione". Ho avuto questo sospetto (chiamiamolo così) ascoltando le dichiarazioni di uno di questi direttori di testata - particolarmente attivo nella campagna sopra citata - secondo il quale con l'introduzione del tornello presso gli ingressi dei Tribunali (udite, udite!), verrà finalmente "affrontato il problema della lentezza dei processi". A parte che ogni tanto si potrebbe ricordare a costui che il quotidiano da lui diretto (non solo il suo ma anche gli altri che hanno un numero così ridotto di lettori da non riuscire a coprire le spese di gestione) si sorreggono in buona parte grazie ai finanziamenti pubblici provenienti da quello stato da lui tanto denigrato. Ma questa è un'altra storia ed è stata messa in evidenza da una interessantissima puntata di Report, uno o due anni fa (che consigliamo al suddetto direttore di riguardarsi, ogni tanto). Vorrei entrare invece un attimo nel merito della questione fannulloni-lentezza della giustizia, perché per me che tecnico del settore non sono ma seguo, per quanto posso, le vicende giudiziarie o comunque collegate col funzionamento della giustizia, tali affermazioni sono semplicemente prive di fondamento. Occuperebbero una pagina intera scritta in caratteri da 8 le innumerevoli leggi e leggine, provvedimenti e cavilli messi a punto dal legislatore da 15 anni a questa parte con lo scopo dichiarato di mettere in crisi l'amministrazione della giustizia ed il principio di certezza della pena. Ormai lo sanno anche i sassi - o così almeno credevo - che la giustizia in Italia non può e non deve funzionare perché solo in questo modo si garantisce l'impunità per una classe dirigente tra le più screditate del mondo occidentale. Bisogna proprio ricordare la legge sulle rogatorie, la legge Cirami, la legge ex- Cirielli, la legge sull'impunità - pardon immunità - delle più alte cariche dello Stato tanto per fare alcuni esempi eccellenti dell'inventiva del legislatore in questo senso? E perché, se proprio si ha la volontà di agire in modo da ridurre la lentezza della giustizia - lentezza che si traduce in un offesa al diritto dell'imputato ad avere un processo giusto e ragionevolmente rapido, come dimostrato dalle innumerevoli condanne che l'Italia riceve in sede comunitaria - non si comincia dalla riforma del sistema delle notifiche e delle impugnazioni? Quel direttore di quotidiano che, dall'alto della montagna di copie invendute trova però molto facilmente (anche qui ci sarebbe da riflettere.) chi gli consente di far sentire la sua voce, potrebbe usare questa opportunità che gli viene concessa per pungolare l'esecutivo ad affrontare con competenza e razionalità i VERI problemi della giustizia adottando finalmente quei provvedimenti che da anni chiedono i più esperti conoscitori del pianeta giustizia, nonché i semplici cittadini. E invece lui e la banda della "guerra ai fannulloni" preferiscono distogliere l'attenzione del dibattito politico e dell'opinione pubblica lanciandosi in assurde crociate sui "tornelli". Sono anni che nella città in cui vivo organizziamo iniziative e dibattiti pubblici con avvocati e magistrati. E posso dimostrare che i magistrati coi quali sono venuto a contatto in questi anni, sono persone che non hanno bisogno del tornello. Infatti spesso e volentieri si portano il lavoro a casa e scrivono sentenze di sabato e di domenica. Ma a casa gli straordinari non si pagano, neanche nei giorni festivi, e i tornelli non registrano chi entra e chi esce perché... non ci sono! Quindi smettiamola con queste menzogne sui "processi che sono lenti perché non ci sono i tornelli". Magari si potrebbe cominciare a fare una SERIA e SACROSANTA LOTTA AGLI SPRECHI, visto che mentre nei Tribunali ormai non ci sono neanche i soldi per acquistare la carta per fare le fotocopie, lo Stato nel contempo finanzia giornali le cui copie vanno spesso e volentieri ad alimentare le discariche. Ecco cominciamo da qui, a fare le crociate! ___________ NB:
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Perche' il Italia i processi sono troppo lunghi Giustizia : senza risorse per informatica. Risponda il ministro |
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