19 aprile 2008

 
     

ONU : vietare armi a grappolo per il progresso economico
di Giovanni Pisano

Basta alle cluster bomb, perche' minano le possibilita' di sviluppo economico dei Paesi che ne sono colpiti, oltre ad attentare a vita e salute delle popolazioni civili.

Lo afferma un rapporto del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo pubblicato ieri con il titolo "Interdire le armi a dispersione: la nostra opportunita' per proteggere i civili". Esso sottolinea l'urgenza di firmare un trattto che vieti le armi a grappolo, che rappressentano una minaccia per le popolazioni civili e per lo sviluppo economico. "Il totale - afferma l'ONU in una nota di ieri - le armi a dispersione hanno causato ooltre 13.000 fra ferimenti e decessi, la maggior parte dei quali si concentrano in cinque Paesi: Afghanistan, Iraq, Laos, Libano et Viet Nam".

Le "cluster bomb" sono bombe a grappolo che hanno varie cariche esplosive che prima di cadere al suolo esplodono con effetti nell'arco di vari chilometri e contengono centinaia di bombe piu' piccole che a volte si depositano al suolo, diventando un pericolo per chi le calpesti inavvertitamente. Circa il 20% degli ordigni resta inesploso, ma rispetto alle mine essi sono piu' pericolosi, in quanto hanno un raggio d'azione di 150 metri, quindi uccidono chi le calpesta e uccidono o feriscono anche chi si trovi nel loro raggio d'azione.

Nel rapporto, il programma ONU ricorda gli sforzi fatti per sminare i terreni contaminati da centinaia di migliaia di munizioni inesplose. Le armi dispersione contaminano anche i terreni coltivati, contribuendo all'aggravamento dell'insicurezza alimentare, e compromettono l'accesso all'acqua, ai centri sanitari e ad altri beni primari, ritardando lo sviluppo e la crescita economica.

Kathleen Cravero, la direttrice dell'Ufficio per la prevenzione delle crisi del progetto ONU, ha esortato i governi a partecipare ai negoziati, che ricominceranno il mese prossimo a Dublino, al fine di elaborare un nuovo trattato internazionale di interdizione di questo tipo di armi.

In precedenza, un gruppo di 49 Stati, agenzie delle Nazioni Unite, il comitato internazionale della Croce rossa, la Coalizione contro le armi a grappolo ed altre organizzazioni umanitarie di rilevanza mondiale riunitesi a Oslo il 22 e 23 febbraio 2007 raggiunsero un accordo sulla Convenzione contro le Cluster Bomb promossa dal governo norvegese.

Nell'incontro di Oslo, solo il Giappone, la Romania e la Polonia non sostennero la dichiarazione, mentre la quasi totalita' dei partecipanti riconobbe la necessita' della messa al bando di tali armi subdole. Il gruppo dei 46 Stati che hanno acconsentito al nuovo processo include invece Paesi utilizzatori e produttori chiave di armi in tutti i continenti, compresi l'Afghanistan, il Libano e la Serbia.

Gli Stati e le organizzazioni interessate si sono impegnati a concludere entro il 2008 uno strumento legale internazionale che proibisca l'uso, la produzione, il trasferimento e lo stoccaggio delle cluster bomb, stabilisca una struttura per la cooperazione ed assistenza che si accerti delle cure e della ribilitazione ai superstiti, preveda la formazione delle comunita' nelle zone a rischio e la distruzione delle riserve di munizioni di cluster come gia' avvenuto per le mine antiuomo.

Inoltre l'accordo vincola gli Stati a studiare la possibilità di prendere misure per porre l'accento su questi problemi a livello nazionale, nel quadro della legge umanitaria internazionale ed in tutte le tribune possibili. Infine prevede ulteriori incontri per il raggiungimento dell'obiettivo, a Lima in maggio o in giugno, a Vienna in novembre e a Dublino all'inizio del 2008. Il problema e' che molti Stati che usano ancor oggi gli ordigni a dispersione non fanno parte del gruppo.

Speciale pace

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