09 aprile 2008

 
     

Alto giudice israeliano spiega limiti democrazia e stato di diritto
di Gabriella Mira Marq

Ancora una volta Aharon Barak - ex presidente della Corte Suprema israeliana ed ex deportato nei campi di concentramento nazisti, nei quali persero la vita diversi membri della sua famiglia - ha dato una lezione sul diritto, i diritti e la democrazia che potrebbe essere presa ad esempio anche nel nostro Paese, soprattutto in questa vigilia elettorale.

Barak e' uscito dal silenzio autoimposto dopo la cessazione del suo mandato per intervenire sulla gestione della giustizia da parte del ministro Daniel Friedmann, ma anche se le sue critiche riguardano l'amministrazione israeliana, esse ribadiscono principi generalmente validi.

Barak ha detto che spera che Friedmann capisca che il suo ruolo di ministro della giustizia e' quello di difendere il sistema giudiziario. L'ex presidente dell'Alta Corte ha detto di aver capito che la nomina di Friedmann era pericolosa quando il ministro ha cercato di cambiare la legge al fine di limitare il mandato del presidente della Corte Suprema a soli sette anni, cosi' come per i presidenti degli altri tribunali. Un fatto apparentemente di carattere amministrativo ma che, a giudizio di Barak, costituisce solo un tassello nel progetto avente l'obiettivo di minare lo status di presidente della Corte Suprema.

Ed infatti, la goccia che ha fatto traboccare il vaso si e' avuta quando Friedmann ha scritto alla nuova Presidente della Corte Suprema Dorit Beinisch affermando che non e' scritto da nessuna parte che il presidente gestisca il sistema giudiziario, mostrando di "non capire che il presidente e' colui che rappresenta lo scudo contro influenze distruttive", ha detto Barak al quotidiano Haaretz. Le iniziative di Friedmann per abbattere la separazione dei poteri e collegare la politica al sistema giudiziario, ha detto Barak, rischiano di trasformare Israele in un paese del terzo mondo.

"Che cosa caratterizza un paese del terzo mondo?" ha chiesto Barak "Si tratta di nazioni con leggi, ma non fatte rispettare, dato che occorre agire in sintonia con la volonta' dei potenti. Il potente puo' essere il bullo del quartiere o il governo. Ma in entrambi i casi, la situazione e' che la parte violenta vince". Barak ha ricordato che "senza istituzioni indipendenti, non vi e' alcuna indipendenza personale".

Qualora quindi il ministro riuscisse a portare a termine le sue riforme - sostiene Barak - il presidente della Corte Suprema perderebbe la sua autorita' come capo del sistema (giudiziario, ndr), e i giudici riterrebbero che la vera fonte di potere sia il ministro, il governo e i politici: "Io suggerisco che ogni lettore rifletta attentamente sul significato di questo cambiamento. E' un incubo. E' l'inizio della fine".

Per quanto riguarda il piano di Friedmann di limitare il diritto a comparire dinanzi alla Alta Corte di Giustizia, Barak ha detto che la tendenza internazionale e' di ampliare tali diritti, non di limitarli. Limitare il diritto a fare ricorso al giudice sarebbe un duro colpo alla lotta per i diritti civili e contro la corruzione, ha spiegato Barak. Se fosse gia' cosi', un lungo elenco di casi contro i politici corrotti non avrebbe mai raggiunto il tribunale. La cultura politica in Israele non prevede (come in Italia, ndr) che i politici corrotti rassegnino le dimissioni e, quindi, il ruolo del giudice e' essenziale, ha detto Barak.

Egli ha aggiunto che, mentre le azioni di Friedmann sono state viste come la riposta alle sentenze del tribunale emesse sotto la presidenza Barak e basate sul fatto che tutto fosse giudicabile, dichiarare cosa sia giudicabile e cosa no non significa che il diritto possa essere violato. E chi viola la legge in questi casi? Certo non i deboli, ha sostenuto l'alto magistrato. Anche il blocco su Gaza e' sottoponibile a giudizio, ha detto Barak. Tutte le questioni relative a Gaza e Cisgiordania sono giudicabili. E perche'? Perche', sottolinea l'alto giudice israeliano, lo stabilisce il diritto internazionale.

Infine, osserva l'ex presidente della Corte Suprema di Tel Aviv, non c'e' democrazia senza la regola della maggioranza, ma senza lo Stato di diritto non vi e' alcuna democrazia, come pure senza separazione dei poteri e senza protezione dei singoli e delle minoranze.

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