29 novembre 2007

 
     

La Turchia e i Curdi : lettera aperta a D'Alema di Shorsh Surme
riceviamo e commentiamo

Caro On. D'Alema, nel suo recente viaggio in Turchia in un'intervista con emittente televisiva turca "Canal D" ha dato il suo appoggio al governo di Erdogan e in conseguenza ai generali Turchi che comandano la Turchia di scegliere l'opzione militare nei confronti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan della Turchia (PKK).

Lei On. D'Alema, nell'intervista - che è stata riportata sia dei giornali Italiani che della TV curde - ha detto testualmente "la Turchia ha il pieno diritto di avviare le limitate operazioni militari già approvate dal Parlamento dando l'assalto ai campi d'addestramento del Pkk e bombardandoli con aerei ed elicotteri".

On. D'Alema, la sua dichiarazione è molto grave, perché da il diritto a un paese come la Turchia, che continua a reprimere i 17 milioni di Curdi che vivono in quello Stato, di continuare con la sua politica sciovinista nei confronti della popolazione curda, e non solo della Turchia, ma anche nei confronti dei Curdi dell'Iraq, che hanno sempre cercato di mantenere buoni rapporti con la Turchia nonostante le continue minacce ricevute.

On. D'Alema, pochi giorni fa i suoi colleghi del Consiglio d'Europa hanno invitato i esponenti curdi della Turchia come l'ex sindaco di Sur, Abdullah Demirbas, e il sindaco di Diyarbakir, Osman Baydemir, che hanno descritto la pressione politica e la persecuzione giudiziaria a cui sindaci e consigli comunali della regione sono stati sottoposti da parte delle autorità.

Ecco, siamo sinceri, non ci aspettavamo questa sua posizione sia come uomo politico di un paese democratico, sia come presidente di un partito di sinistra, ma soprattutto come Ministro degli Esteri d'Italia.

Shorsh Surme
giornalista curdo iracheno

Cogliamo l'occasione di questa lettera aperta del giornalista e scrittore Surme, che vive da decenni in Italia, per sottolineare la posizione dell'Osservatorio sulla legalita' e sui diritti onlus sulle dichiarazioni del nostro ministro degli esteri.

Massimo D'Alema ha dichiarato che "Un'azione militare mirata, limitata, puo' essere considerata accettabile, soprattutto se c'è un accordo con le autorità irachene...". Rilevando che il 'soprattutto' presuppone che anche in assenza di tale accordo si puo' procedere lo stesso, ci chiediamo sotto quale profilo l'azione sarebbe accettabile.

Non certo sotto quello del diritto internazionale, secondo cui e' inaccettabile violare gli spazi (anche aerei) di Stati sovrani per compiere operazioni militari, di qualsiasi portata esse siano. Ne', dobbiamo sottolineare, sarebbe accettabile sotto il profilo dei diritti umani, visto che tutte le operazioni "mirate" fino ad oggi portate avanti nei Paesi in cui si nascondevano terroristi hanno finito col colpire in maggioranza la popolazione civile dei villaggi (vedi caccia ai Talebani, a presunti terroristi in Iraq e agli Hezbollah a Cana).

Ci chiediamo dunque quale diritto abbia il ministro D'Alema di dare a nome dell'Italia autorizzazioni di violazione delle norme internazionali ad altri Stati. Anche perche' va considerato che una simile posizione potrebbe giustificare azioni analoghe da parte di Paesi esteri nei confronti di loro terroristi che si nascondano in Italia, 'soprattutto', ma anche in assenza del consenso italiano.

Speciale pace

Speciale diritti

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