15 luglio 2007

 
     

Olocausto : Italia si impegni per aprire quell'archivio
di Gabriella Mira Marq*

Il nostro Paese puo' agire concretamente perche' siano sbloccate informazioni importanti che permetterebbero di far luce sull'oscuro passato d'Europa o - a seconda di come la si guarda - ha contribuito a ritardare la diffusione di queste importanti informazioni.

C'e' un archivio, a Bad Arolsen, in Germania, che contiene i documenti e i dettagli di uno dei periodi piu' bui della storia. Ci sono documenti che riguardano gli ultimi giorni di Anna Frank e la lista delle persone salvate da Oskar Schindler, fogli che registrano i pidocchi sul capo dei prigionieri e liste scritte a mano con l'elenco delle persone uccise.

Il materiale e' stato rintracciato negli archivi della Croce Rossa, dei campi di concentramento, degli ospedali e in altri uffici del regime nazista alla fine della seconda guerra mondiale ed occupa migliaia di chilometri di mensole. Si tratta di un enorme 'museo' dell'Olocausto, solo che non e' accessibile al pubblico, e pur facendo domanda ed avendo diritto a farla - come puo' capitare ad uno storico o a un superstite dei campi o a un discendente di una vittima del nazismo - non sempre si ottengono le informazioni richieste.

Nel 2006 si erano accumulate 425.000 richieste, e anche se il numero si e' nel frattempo ridotto, ne restano ancora moltissime. Anche se il servizio di gestione dell'archivio era stato istituito per aiutare le famiglie delle vittime e i superstiti a rintracciare le informazioni, alcune delle richieste sono state evase dopo circa un decennio e va considerato che i superstiti stanno via via morendo.

In una intervista a Michael Birnbaum, della Pittsburgh Post-Gazette, Sara Bloomfield, direttore del museo dell'Olocausto degli Stati Uniti, ha commentato "Non sono come si possa giustificare moralmente di tenere ancora chiuso questo archivio". Il problema e' che la liberazione delle informazioni richiede il consenso di tutti gli 11 Paesi che gestiscono l'archivio.

Ma adesso Bad Arolsen aprira' parzialmente le porte superstiti distribuendo copie digitali del 40% dell'archivio in tutto il mondo. Si potranno quindi vedere le note sulle deportazioni, gli imprigionamenti, le assegnazioni dei lavori forzati e gli spostamenti delle persone fra i campi di concentramento, e comunque un archivio informatico composto per lo piu' da fotografie e solo di una parte dei documenti custoditi a Bad Arolsen non e' sufficiente. Inoltre non se ne prevede la diffusione in Internet.

Infatti, i termini dell'accordo per aprire gli archivi - firmato dopo anni di attesa nel maggio 2006 - prevedono che "ogni governo puo' rendere questi archivi e documenti accessibili per la ricerca locale in un deposito archivistico adatto sul suo territorio", quindi non sembra che la diffusione in rete rientri nelle opzioni. Va anche considerato che, per entrare in vigore, le modifiche del trattato devono essere ratificate in 11 Stati, ma soltanto 9 di essi lo hanno fatto.

Oltre a quella della Francia, manca la ratifica dell'Italia. La ratifica della Francia ha ritardato per via delle elezioni presidenziali e legislative, ma secondo funzionari governativi sara' fatta al piu' presto. Per quanto riguarda il nostro Paese, si e' ancora alle fasi iniziali, ed il processo di ratifica dei trattati e' solitamente di uno o due anni.

Secondo alcuni diplomatici italiani, a questo trattato sara' data una corsia preferenziale. Anche se a giudizio di alcuni dei superstiti rimasti ancora in vita e' comunque gia' tardi, sarebbe davvero il caso di procedere a tempo di record, visto anche il revisionismo montante.

* si ringrazia Claudio Giusti

Speciale diritti

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