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NEW del 07 luglio
2006
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Enron
: morto Lay nessuno accusa i giudici . Rimborsi a rischio Kenneth Lay, il boss della Enron riconosciuto colpevole del crack della societa' che ha rovinato centinaia di risparmiatori e impiegati, era in attesa di conoscere la pena alla quale sarebbe stato condannato, ma l'altroieri, prima della sentenza, che era in programma per il prossimo ottobre, un infarto l'ha stroncato. Pare si sia trattato di morte naturale, ma la certezza si avra' solo tra qualche settimana, quando saranno pronti gli esami tossicologici, che dovrebbero verificare l'eventuale presenza di sostanze sospette nel corpo. Non crede all'ipotesi del suicidio il Reverendo William A. Lawson, pastore della chiesa Battista di Houston: "Il Kenneth Lay che ho conosciuto aveva una fede troppo salda in Dio e nella famiglia per togliersi la vita", e Ramin Oskoui, cardiologo al Sibley Memorial Hospital, ha ricordato che un infarto mortale non e' poi strano in un uomo che vede la propria reputazione rovinata e la liberta' perduta. Secondo Terry Giles, un amico avvocato di Houston, che gli aveva parlato una settimana fa, "la condanna gli aveva veramente spezzato il cuore". La famiglia ha diramato un comunicato molto semplice: "Piangiamo la morte improvvisa del nostro marito e padre". Nessuna voce di familiari o amici si e' levata contro giudici e giurie, contro il "sistema", o contro la gogna mediatica. Nessuno ha pensato di attribuire a un complotto la causa della morte di Lay, e non c'e' stato nessuno che abbia voluto ricordare quanti delinquenti siano ancora a piede libero negli Stati Uniti, mentre Lay, che in fondo non aveva ucciso nessuno, sarebbe stato presto privato della liberta'. Si sono invece scatenati i giornali, sia nei titoli che nei commenti, non sempre di buon gusto, dal momento che di una morte pur sempre si tratta, e la morte dovrebbe comunque meritare rispetto. "La morte di Lay sottrae a molte persone la giusta conclusione" titola la Chicago Tribune, che prosegue consolando i propri lettori con un epitaffio discretamente impietoso: "Anche se oggi Lay e' morto per un grave infarto, le riforme ispirate dal malcostume della sua societa', varate dopo lo scandalo Enron, continueranno a vivere e a far si' che le societa' stiano sempre in guardia". Il "Washington Post" punta su un umorismo con venature macabre: "L'ultima evasione di Ken Lay: per qualcuno il grande capo ha imbastito il suo ultimo imbroglio. Morendo, l'ex capo della Enron ha evitato la prigione e un rigurgito di Schadenfreude". Per il "New York Times", Lay, dopo tutto, "e' riuscito a sfangarla", anche se alla fine era stato condannato, e, guardando le cose dal punto di vista statistico, il quotidiano aggiunge che "non si tratterebbe neanche del primo caso in cui lo stress di un processo contribuisce alla morte di un imputato che fa parte del mondo dei 'colletti bianchi': per esempio, nel 1988, David W. C. Clark, un avvocato di New York condannato in un caso di insider trading, mori' di alcolismo cronico poco prima del giorno della sentenza". Insomma: ordinaria amministrazione. Piuttosto l'attenzione si concentra ora sul fatto che la morte di Lay prima della pronuncia della sentenza, e prima della proposta di appello che gia' era stata annunciata, rende piu' difficile, se non impossibile, recuperare il denaro che certamente Lay avrebbe dovuto pagare come parte della condanna. Il collegio difensivo citera' sicuramente i precedenti secondo i quali un imputato che muore prima di aver potuto proporre appello evita la condanna: il sistema giudiziario e' poco propenso a considerare colpevole chi non si e' potuto appellare, rifacendosi su un morto, o sui suoi averi. Per il Governo sara' ben difficile esigere quanto avrebbe chiesto condannando Lay nel processo penale. Restano pero' le cause civili intentate dalla SEC, dagli investitori, e dagli impiegati della Enron. Tutti questi soggetti potrebbero rifarsi su alcuni dei beni di Lay, cercando di ricostruire le prove della colpevolezza, e su quelli dei coimputati, tra cui Jeffrey K. Skilling, anch'egli riconosciuto colpevole, e in attesa di condanna. ___________ NB:
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