NEW del 31 gennaio 2006

 
     

Fini e Grasso : ricandidare o meno gli inquisiti ?
di Rita Guma*

Il vicepremier Fini ritiene che rispondere all'invito del procuratore nazionale dell'antimafia di non candidare gli inquisiti di mafia possa essere lesivo di un diritto, quello della presunzione d'innocenza, ma richiama un diritto laddove questo non c'entra affatto.

Ha detto Grasso: "Candidare chi Ŕ sotto inchiesta per mafia pu˛ significare lanciare un messaggio gradito alla mafia e anche un messaggio di impunitÓ e di sfida alla giustizia. Il ripudio della mafia non pu˛ essere la mera enunciazione di uno statuto ma una scelta del partito che garantisce per il candidato. I partiti siano responsabili e si dotino di codici di autoregolamentazione: se si candidano indagati si ammette che la responsabilitÓ politica Ŕ solo una categoria verbale".

Secondo l'ANSA, Gianfranco Fini ha commentato che siccome il nostro "Ú un Paese dove si rimane con il sospetto per anni sulla graticola, credo che l'ultimatum 'non candidate l'indagato inquisito', possa essere in qualche modo lesivo di un principio che Ŕ quello dell'innocenza fino all'ultimo grado di giudizio".

Ma anche candidarsi e' un diritto per tutti, si puo' obiettare, e la scelta da parte delle segreterie solo di alcuni nomi senza alcuna selezione democratica lede allora da sempre i diritti di quasi tutti gli altri cittadini che a quella rosa di nomi non potranno mai accedere, anche volendo.

Se invece il partito sceglie i nomi dei candidati in base all'opportunita', con un regolamento o un orientamento interno, potrebbe essere giusto ed opportuno candidare tizio e non caio, per le piu' varie ragioni. Fra queste, quella espressa dal procuratore Piero Grasso - con annesse motivazioni - sembra una delle piu' condivisibili.

In alcuni Paesi diversi personaggi di rilievo si sono adirittura dimessi, quando inquisiti, e talora e' accaduto anche in Italia. In certi casi e' persino successo che parlamentari italiani inquisiti chiedessero alla commissione per le autorizzazioni a procedere di permettere di processarli. Altri uomini e altri tempi... Altri tempi anche per Fini, all'epoca assertore persino dell'abolizione dell'autorizzazione a procedere.

A sostegno della sua tesi, Fini ha poi ricordato la vicenda processuale di Giulio Andreotti, "prima condannato ma che fu poi assolto". Ma Andreotti non e' stato assolto, ma parzialmente prescritto.

L'articolo 129 del Codice di procedura penale stabilisce infatti che in caso di prescrizione, quando "dagli atti risulta evidente che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non costituisce reato... il giudice pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere". Cio' non e' avvenuto nel caso di Andreotti, prescritto invece per i contatti con la mafia avvenuti prima del 1980.

La prescrizione puo' pero' essere rifiutata dall'imputato, dato che, con sentenza 275 del '90, la Corte Costituzionale stabili' l'illegittimita' costituzionale dell'art. 157 del codice penale nella parte in cui non prevede la rinuncia della prescrizione da parte dell'imputato. In una sentenza del novembre 2002, la I sez. civile della Corte di Cassazione argomentava che un imputato che non rinunci alla prescrizione con sentenza non assolutoria mostra "di non ritenere sussistenti i presupposti per un'assoluzione nel merito", in parole povere pensa di non poter dimostrare la sua innocenza.

Andreotti ha sicuramente i mezzi economici per sostenere una prosecuzione del procedimento, al fine di ottenere un'assoluzione piena, cosi' come un politico inquisito (per mafia o corruzione) e poi dichiarato pienamente innocente potrebbe tornare trionfalmente a candidarsi (dopo essersi fermato per l'inchiesta per i buoni motivi espressi da Grasso) rinnovando certamente e con piu' ampiezza la fiducia dei cittadini.

Proprio parlando di principi, un segnale forte val bene una rinuncia, anche spontanea, che si sia colpevoli o a maggior ragione innocenti.

* presidente Osservatorio sulla legalita' e sui diritti

Speciale mafia e antimafia

Speciale etica e politica

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