NEW del 31 luglio 2005

 
     

Sventurati fiumi d'Italia : tra inetti, ignoranti, e imbroglioni
di Nicola Bonelli, geometra

(Lettera aperta a Sindaci e Prefetti, a Deputati e Senatori, a Ministri e Governatori).
L'attuale politica sulla Difesa del suolo e sul governo idraulico dei fiumi - politica fondata su incuria ed abbandono; contraria ad ogni forma di manutenzione preventiva; ispirata e sostenuta da un "ambientalismo" strumentale; perseguita nell'ottica dell'emergenza dalla lobby tangenti & appalti; - sta oscurando l'Italia e ne sta sfasciando il territorio.
Le pianure fluviali sono ad alto rischio idraulico; ad altissimo rischio è la Pianura Padana.

Da 15 anni vado denunciando queste cose, a cominciare dalla "lettera a Deputati e Senatori" del giugno 1991. L'On. Alfredo Biondi ne prendeva atto e, nella sua cortese risposta, si augurava che gli artefici di quello "stato di confusione e di scollamento" si ravvedessero in tempo. Ma così non è stato: la situazione è peggiorata oltre ogni limite allora prevedibile e, come paventava lo stesso Biondi, i fiumi d'Italia sono diventati "una Caporetto, per tutti coloro che credevano di poter coniugare economia, benessere e ambiente".

Questo è quanto si deduce dalla "Indagine conoscitiva" in corso presso la VIII Commissione della Camera dei Deputati; indagine sulle opere idrauliche e sulla manutenzione dei corsi d'acqua, deliberata nel dicembre 2004; di cui si sono già svolte le audizioni previste in programma; il cui termine di ultimazione (prorogato) è previsto per il 15 luglio 2005. E' possibile acquisirne gli atti dal sito della Camera. Il problema posto in Commissione dall'On. Pietro Armani - in primo luogo ed in ogni seduta - è la manutenzione ed il disalveo dei corsi d'acqua, in funzione della sicurezza del territorio.

Alcuni degli Auditi descrivono con lucido realismo l'oscuro scenario dell'attuale situazione: la Difesa del suolo è finita invischiata in un ginepraio di leggi e di sovrastrutture da cui è difficile districarsi; che porta alla totale immobilità dell'azione amministrativa. Alcuni Altri invece - rappresentanti degli Organi preposti sul territorio - sembrano venire da un altro mondo: rivelano un approccio inadeguato e stravagante verso la stessa questione, e preannunciano strategie che sono un presagio di sventura. E mentre il Presidente Armani cerca di capire cosa fare per trattenere l'acqua all'interno dei fiumi, ognuno di loro vorrebbe portare un po' d'acqua al proprio mulino.

L'annunciata programmazione di opere fa pensare loro più alle nuove risorse da gestire che al problema da risolvere. E si assiste al solito ritornello: "Le cose non funzionano perchè non abbiamo risorse sufficienti; dateci altri soldi e tutto andrà meglio". Questa "indagine" potrebbe essere l'occasione perchè ogni persona responsabile - verso famiglia, città, regione e Paese - si renda conto dello scenario sconcertante che offre attualmente questo settore della pubblica amministrazione.

Ed è perciò un male che si stia svolgendo in sordina. Nessun giornale ne parla, e forse gran parte dei Comuni interessati ne sono all'oscuro. Risulta infatti strana la totale assenza dall'audizione ANCI (durata peraltro 15 minuti) dei Comuni padani, centinaia dei quali, tra cui importanti città e capoluoghi, sono reduci da luttuosi disastri e vivono tuttora il problema delle ricorrenti alluvioni; e quindi potrebbero testimoniare, più degli "addetti ai lavori", sulle condizioni oggettive dei corsi d'acqua, e sulle carenze soggettive riguardo la loro manutenzione.

Insomma, voglio dire: Signori Sindaci, battete un colpo! Fatevi avanti! La questione in ballo è di vitale importanza: per la sicurezza del territorio e per la vita di intere popolazioni. Voi siete il primo presidio istituzionale sul territorio. Perciò è una questione che vi riguarda da vicino: specie ai sindaci della pianura padana. La vostra totale assenza in questa circostanza è semplicemente inammissibile. Con il vostro silenzio, vi rendete corresponsabili del rischio che incombe sulle vostre comunità.

E' auspicabile comunque che la Commissione prosegua fino in fondo il suo lavoro: effettuando sopralluoghi; ascoltando "altre campane"; confrontando la verità degli enti preposti (e spesso responsabili dei disastri) con quella di chi quei disastri li ha subiti; smascherando manfrine e mistificazioni pseudo-ambientaliste. Solo perseguendo una conoscenza chiara e veritiera di situazioni e problemi, la Commissione avrà veramente assolto al suo compito. E' altresì auspicabile che nasca spontaneo un ampio dibattito ed un contributo di conoscenze e di idee. Da parte mia, sto seguendo i lavori della Commissione, cui peraltro ho inviato una motivata richiesta di audizione.

Riporto qui di seguito alcuni stralci delle audizioni - evidenziandone falsità, mistificazioni e stravaganze - ed un'analisi della situazione. Cerco di diffondere con ogni mezzo la presente. Spero di richiamare l'attenzione. di indurre a riflettere... di stimolare qualche iniziativa.

Le AUDIZIONI: l'APAT - Agenzia per la Protezione dell'Ambiente Il Presidente della Commissione On. Pietro Armani esordisce dicendo: "Abbiamo deliberato questa indagine conoscitiva con una specifica attenzione ai problemi relativi alle opere idrauliche sul territorio nazionale, ma in particolare al problema del dragaggio dei torrenti, dei fiumi." Risponde il rappresentante dell'APAT, Stefano Corsini: "Il trasferimento alle regioni degli uffici periferici che gestivano l'informazione idrografica, fornendo un'informazione a livello nazionale che rivestiva una discreta utilità per la programmazione, è avvenuto in maniera assolutamente disomogenea. Questo sicuramente ha determinato una serie di problemi che poi si riflettono nella difficoltà di programmare la manutenzione dei corsi d'acqua e di valutare l'opportunità di mantenere gli alvei nelle condizioni che devono consentire il transito di certi eventi."

Ed ancora: "Molto spesso la programmazione regionale si traduce nella nomina di enti attuatori. che non possiedono la necessaria capacità progettuale e la professionalità per affrontare certi tipi di problemi e chiamano in causa consulenti che possono indirizzare le politiche locali verso determinate scelte non sempre condivisibili".

Ed io aggiungerei: verso interventi assurdi; verso opere costose, superflue e spesso controproducenti; verso interessi di parte, a discapito dell'Interesse Generale. La Conferenza delle Regioni Ai rappresentanti delle Regioni il Presidente Armani rivolge la stessa domanda: "Noi ci poniamo soprattutto un problema: per quale motivo non si dragano più torrenti e fiumi. come si è sempre fatto nel passato. sin dal tempo dei Medici e del Gran Ducato di Toscana ?". Risponde il Direttore della Difesa del suolo del Piemonte, Nella Bianco: "Sui corsi d'acqua della regione Piemonte sia l'autorità di bacino sia l'AIPO vi avranno già evidenziato che, mediamente, gli alvei si sono abbassati." (???). L'Assessore regionale aggiunge: "dopo l'alluvione del 1994. è emerso che una delle cause dell'alluvione erano state le eccessive asportazioni di materiale dai corsi d'acqua". (???)

Dalla cronaca del tempo risulta l'esatto contrario. In un'intervista del 5.11.1995, il presidente del Magistrato del Po Emilio Baroncini dichiarava: "Tutti i detriti. che esistevano in alveo, sono stati più o meno tolti: si tratta di 15 milioni di metri cubi. Quelle catastrofi non ci saranno più.". Bastava toglierli qualche anno prima e si sarebbe evitato anche il disastro del '94. L'Autorità di bacino del Po Il Presidente Armani ripropone lo stesso quesito sul disalveo dei fiumi al segretario generale dell'Autorità di bacino del Po, Michele Presbitero. Ma anche questi rimanda la risposta a quel che dicono gli altri: "Il 2 marzo scorso la provincia di Mantova ci ha inviato un documento nel quale si afferma che nel corso di un dibattito svoltosi di recente. è emerso che nell'ultimo mezzo secolo. si sono registrati abbassamenti del fondo dell'alveo di magra del Po, dell'ordine di 4 metri." (???)

E' inaudito: il rappresentante di un ente, istituito per svolgere "l'attività conoscitiva" sul territorio (art. 2 della legge 183/89), risponde non per cognizione diretta ma per sentito dire. Sembra di assistere al gioco della Torre dei mille gatti. L'AIPO - Agenzia interregionale per il Po L'On. Armani non molla e torna sull'argomento con il presidente dell'AIPO, Marioluigi Bruschini, dicendo: ".il dragaggio è un fatto importante perché se ogni anno dalle Alpi e dall'Appennino si scaricano continuamente inerti, attraverso il dragaggio si può evitare che gli argini diventino sempre più alti.". La risposta: "Per quanto riguarda l'escavazione, ci troviamo di fronte ad una situazione idraulica particolare, perché il canale di magra del Po, cioè il settore dell'alveo centrale, per una larghezza varia di 30-40-50 metri, si sta incidendo ed approfondendo sempre di più." (???)

Parole che suscitano qualche dubbio nell'On. Armani; il quale non vedendo il nesso logico tra le Alpi che scaricano di continuo nei fiumi e gli alvei che si abbassano, chiede: "Ma non esiste un rapporto di causa-effetto ?". Al che il Bruschini, mettendo in dubbio l'esattezza scientifica dell'Idraulica, enuncia: "In idraulica è un po' complicato il rapporto tra causa ed effetto. È difficile affermare che A sia la causa di B e B quella di C: è molto azzardato". (???) Il Dipartimento della Protezione Civile Il presidente Armani esprime la sua preoccupazione circa la "prevenzione di certi fenomeni alluvionali, che, talvolta, nascono dalla cattiva manutenzione dei corsi d'acqua." e ribadisce: "Abbiamo sollevato il problema in quanto ci sembrava che i mancati interventi sistematici sul dragaggio dei fiumi. fossero uno degli elementi che, in caso di alluvione, determinano la tracimazione e l'esondazione delle acque.".

Il Direttore Bernardo De Bernardinis ammette: "E' evidente: se la manutenzione ordinaria del territorio non viene perseguita con continuità, il rischio aumenta"; precisando che peraltro questo principio è stato affermato, con "una circolare del Capo Dipartimento, molto precisa, dell'agosto 2003". In effetti già nel luglio dello stesso 2003, in un'intervista a "La Stampa" il Dr. Guido Bertolaso aveva lanciato l'allarme alluvioni, ed aveva "chiesto alle Regioni di approfittare dei fiumi in secca per pulire gli alvei". Confrontando però la circolare con l'intervista, ci si rende conto che è tutta una presa per i fondelli. Dice inoltre De Bernardinis: "il nostro compito è quello di coordinare: questo vale anche per la gestione del rischio idraulico".

Il Presidente Armani : "Quindi in quel caso di magra bisognava dragare il Po ?". De Bernardinis: "No, in quel caso abbiamo rilasciato acqua dai bacini montani." (???) Scorrendo le altre risposte del De Bernardinis, si leggono delle vere amenità, del tipo: "la messa in sicurezza non esiste, perché ci sarà sempre un'attività di Protezione civile", oppure: "non è sempre vero che il sovralluvionamento è negativo", o delle assurdità del tipo: "Basti pensare a fiumi come il Brenta, che oggi sono sopraelevati perché sottoposti a troppi prelievi", (???) o delle allucinazioni, del tipo: ".si tende a parlare sempre del Po, ma oggi questo fiume fa pochissima paura. Dalla popolazione di Casale si accetta, quasi normalmente, l'idea di avere 10 centimetri di acqua nel proprio giardino.: si tratta di un rischio ordinario, accettato ed accettabile.".(???)

Non solo con le chiacchiere, ma anche con i fatti, il Prof. Ing. Bernardo De Bernardinis ha dimostrato scarsa preoccupazione verso il rischio idraulico. Negli anni scorsi ha "curato", insieme alla SUDGEST, diversi Piani di bacino, compreso quello della Basilicata. Nonostante i fiumi lucani siano tra i più sovralluvionati d'Italia, neanche in quel piano vi è alcuna ottemperanza dell'articolo 17, comma 3, lettera l della legge 183/89: norma che include, tra le finalità dei piani di bacino, la disciplina dell'attività estrattiva in alveo, in funzione del regime idraulico. A quanto pare, non è tanto la riduzione quanto la gestione del rischio che interessa: se il rischio viene ridotto o eliminato, rimane poco o niente "da gestire" con l'emergenza.

Le Associazioni ambientaliste. Il Responsabile programma acque del WWF, Andrea Agapito Ludovici, interviene dicendo: "leggendo il resoconto dei primi incontri dell'indagine conoscitiva in corso, hanno attirato la nostra attenzione, alcuni problemi, tra cui in particolare il dragaggio e la possibilità di utilizzare materiali inerti... e su tali temi vorremmo esprimere le nostre considerazioni." Poi afferma: "qualsiasi intervento di asportazione di materiale sugli alvei deve essere assolutamente ponderato. Se il fiume deposita in un punto, significa che in altro ha eroso: esiste pertanto un equilibrio che siamo chiamati a tutelare, per garantire, a nostra volta, la sicurezza dei cittadini". (???)

Ma gli sfugge di spiegarci dove vanno a sistemarsi, in questo esistente equilibrio da tutelare, i tanti milioni di metri cubi di materiale. che ogni anno e ad ogni pioggia. si staccano da rilievi e da versanti e che inevitabilmente finiscono negli alvei fluviali. Continuando nella sua dotta discettazione, il rappresentante del WWF, tra le tante stravaganze, ne dice una che merita d'essere citata: "Da uno studio condotto sul fiume Tirino in Abruzzo è emerso che circa 700 metri di fiume hanno una capacità depurativa pari ad un depuratore di 1.500 abitanti. Per quale motivo allora bisogna costruire un depuratore, che costa, che richiede una manutenzione e che ha un grosso impatto ambientale, quando in maniera naturale è possibile ottenere lo stesso risultato gestendo decentemente alcuni corsi d'acqua ?" (???)

OSSERVAZIONI: Le "incisioni" e gli "approfondimenti" del fondo alveo - descritti dal Bruschini come fenomeni misteriosi, e chiamati a pretesto per frenare il dragaggio - sono situazioni che si verificano proprio laddove occorre un maggior dragaggio. Si formano infatti affianco agli accumuli più grossi; cioè quelli che, occupando gran parte dell'alveo, costringono la corrente in uno spazio ristretto. Ne deriva un incremento locale della velocità che innesca il fenomeno erosivo: con effetti sul fondo alveo a ridosso della sponda opposta all'accumulo stesso. Inoltre, se in corrispondenza di un ponte (fatto ad esempio di quattro campate) si formano accumuli tali da ostruirne tre, e quindi il filone della corrente è costretto a scorrere in un sola campata, anche in questo caso si ha un aumento locale della velocità e di capacità di trasporto della corrente. Ne consegue l'abbassamento, ma solo di quella porzione di alveo, e lo scalzamento delle due pile interessate di quel ponte.

Se insomma quegli accumuli venissero rimossi per tempo, ripristinando laddove occorre la larghezza originaria dell'alveo, si eviterebbero sia le incisioni sia gli abbassamenti sia il conseguente crollo di ponti e difese spondali. Infine, può verificarsi l'abbassamento di un tratto di alveo a valle di una briglia. Se questa non è munita di vasca di dissipazione e controbriglia - opere che frenano l'acqua e ne azzerano l'energia acquisita durante il salto - per gli stessi motivi sopra descritti, si ha un aumento locale di velocità e di capacità di trasporto, e quindi erosione ed approfondimento, ma solo per un breve tratto a valle della briglia. Di opere simili ne ho viste parecchie in pianura padana.

Quanto alla fantomatica "erosione della costa", chiamata anch'essa in causa per frenare il dragaggio dei fiumi, è solo un falso problema. I veri problemi sono ben altri, tutti di segno contrario e conseguenti all'accentuata erosione del suolo. Dal tempo dei Romani, quando Adria era il loro porto, la linea di costa è avanzata di 40 km.; negli ultimi 50 anni la foce del Po (Busa Dritta) si è protesa di oltre mille metri; le regioni Emilia Romagna e Veneto spendono decine di milioni di euro in dragaggio ogni anno, per pulire i fondali e mantenere un residuo di navigabilità lungo il Po; i fondali dell'alto Adriatico si sono innalzati di alcuni metri, ed è a rischio anche la navigabilità in laguna.

In modo analogo accade sul versante tirreno, dove l'apporto solido dell'Arno e degli altri fiumi sta innalzando i fondali costieri; creando problemi nel porto di Livorno, per esempio; dove, nonostante i 2.500.000 di metri cubi di materiale dragati alcuni anni fa, già vi si incagliano i traghetti a causa dei fondali troppo bassi (22 aprile 2005). All'interno del territorio poi, l'accumularsi dell'apporto solido ostruisce e rende pensile il reticolo idrografico, mettendo a rischio le pianure. Questi ed altri sono i veri problemi. Altro che erosione della costa, ripascimento delle spiagge e tutte le altre balle: inventate, su commissione, dalla Subcultura italiana.

Il fatto curioso della faccenda è che, mentre l'AIPO e l'AdB teorizzano l'abbassamento dell'alveo del Po (per cui ne sconsigliano il dragaggio), nella pratica invece accade che l'ARNI (Agenzia Regionale per la Navigazione Interna, dell'Emilia Romagna), sta asportando, già da alcuni anni, milioni di metri cubi di materiale inerte, dragando proprio in quel "settore dell'alveo centrale" che secondo Bruschini "si sta erodendo e approfondendo". Scorrendo l'omonimo sito, scopre infatti che nel solo 2003 l'ARNI ha dragato e movimentato oltre due milioni di tonnellate di inerti; che è in corso l'acquisto di una seconda e più potente draga, per una spesa di 3 milioni di euro; che è quindi previsto il raddoppio della produzione.

Va comunque precisato che il dragaggio fatto dall'ARNI - per quella parte di materiale asportato dall'alveo di magra e depositato in quello di massima - non riduce il rischio idraulico ma lo incrementa. Del materiale che invece l'ARNI porta fuori dal fiume, ne beneficia sia il fiume Po che la sicurezza del territorio, e potrebbero beneficiarne anche le casse della Regione Emilia Romagna.

continua >

Speciale DisastrStato

___________

NB: I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI CITANDO L'AUTORE E LINKANDO
www.osservatoriosullalegalita.org

 

 

per mandare un intervento scrivici