NEW del 20 maggio 2005

 
     

Uzbekistan : comunità internazionale chiede inchiesta indipendente
di Gabriella Mira Marq

Le truppe di governo hanno ripreso ieri una citta' orientale dell'Uzbekistan precedentemente in mano ai ribelli - che avevano dichiarato di voler costituire uno Stato islamico - arrestando i leader del gruppo, fra cui Bakhtiyor Rakhimov. Si tratta della citta' di Korasuv che conta 20.000 abitanti e si trova sul confine con il Kyrgyzstan e a pochi chilometri dalla citta' orientale di Andijan.

Intanto continuano le critiche internazionali riguardo alle azioni delle forze di sicurezza sulla folla dei manifestanti. I gruppi di opposizione dicono che centinaia di persone sono state uccise e diversi giornalisti hanno visto corpi allineati in strada.

Le associazioni internazionali dei giornalisti hanno ufficialmente denunciato il blocco delle informazioni e le espulsioni dei giornalisti dalla citta', nonche' il blocco di notizie straniere per radio e in televisione. Il comitato per la protezione dei giornalisti ha segnalato parecchi episodi in cui i giornalisti stranieri sono stati aggrediti dalle autorita'.

Il 14 maggio i team della TV russa e di NTV sono stati trattenuti brevemente mentre provavano ad entrare in Andijan. E' stato detto loro di andarsene. I corrispondenti di Reuters e l'Istituto per la guerra e la pace segnalano che sono stati anch'essi brevemente trattenuti il giorno seguente, temendo una rappresaglia dai servizi di sicurezza.

A partire da 16 maggio, le reti televisive estere, comprese BBC e CNN, sono rimaste inaccessibili in Uzbekistan e le stazioni russe della televisione non potevano trasmettere i programmi di notizie nel Paese. La televisione di Stato ha fatto brevi dichiarazione ufficiali soltanto audio circa la situazione, senza video.

Gli Stati Uniti - che considerano il presidente autoritario dell'Uzbekistan Islam Karimov un alleato nella guerra al terrorismo ed hanno delle basi militari nel Paese - hanno tuttavia condannato la violenza della settimana scorsa, ma il governo uzbeko nega che le truppe abbiano sparato sui civili disarmati, malgrado le testimonianze contrarie.

Per Islam Karimov, i morti - ufficialmente solo 169 - sono dei terroristi, una cinquantina dei quali stranieri. Per tranquillizzare l'occidente il governo ha anche organizzato due giorni fa la visita di due ore di un gruppo di diplomatici e giornalisti stranieri ad Andijan.

Ai visitatori non e' stato mostrato il luogo dove si denuncia sia siano verificate le violenze ne' sono stati fatti sentire i cittadini. Pertanto la verifica e' stata definita inadeguata dal ministro degli Esteri britannico Jack Straw, che gia' aveva espresso preoccupazione per la situazione ed ha chiesto un'inchiesta indipendente, necessita' espressa anche da Bruxelles.

La rivolta e' nata a causa del processo a 23 uomini d'affari che lo Stato accusa di essere estremisti islamici. Data la sua posizione nell'Asia centrale, l'Uzbekistan e' un buon obiettivo per l'estremismo islamico, tanto piu' che vi sono basi militari USA.

Il gruppo transnazionale Hizb ut-Tahrir - che vuole costituire un califfato globale governato dalla Sharia - ritiene che l'Asia centrale debba essere conquistata all'Islam a causa della corruzione dei regimi infedeli e della presenza militare degli USA. Hizb ut-Tahriri nega di ricorrere alla violenza, ma viene combattuta energicamente.

Tale repressione e la situazione di estrema poverta' dell'Uzbekistan, favorisce la rivolta.

Speciale pace e diritti


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