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NOTIZIARIO del 06
maggio 2004
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Proclamato lo sciopero dei magistrati L'Associazione Nazionale Magistrati, di fronte al perseverare della maggioranza di governo in una posizione da sempre criticata sulla legge di riforma dell'ordinamento giudiziario proclama uno sciopero per il 25 maggio e denuncia le disfunzioni della giustizia. L'ANM ritiene che la filosofia del disegno di legge resti "quella della riduzione dell'autonomia e indipendenza dell'ordine giudiziario e del magistrato nel concreto esercizio della funzione. L'Associazione nazionale magistrati ritiene che una riforma dell'ordinamento giudiziario sia necessaria, ma deve essere una buona riforma, organica, razionale e rispettosa dei principi costituzionali." I magistrati valutano il sistema proposto con il disegno di legge non "idoneo ad assicurare una migliore funzionalità ed efficienza del servizio giustizia, né una magistratura professionalmente più qualificata" ritenendo che invece ne scaturisca una organizzazione giudiziaria ingestibile che "mette a rischio l'indipendenza dei giudici e pubblici ministeri". " L'Anm esiste e si batte in primo luogo per la tutela dell'interesse generale ad una giurisdizione indipendente ed efficiente - afferma l'associazione magistrati in una nota - L'ordinamento giudiziario non è una legge che disciplina solo la carriera dei magistrati ma è legge che dà attuazione ai principi costituzionali di indipendenza ed autonomia della magistratura. Di qui l'allarme per la messa in pericolo dell'assetto costituzionale della magistratura, la scelta, sofferta, dello sciopero, nel giugno 2002 dopo dieci anni dal precedente, e, infine, la proclamazione di un'altra giornata di sciopero l'8 febbraio scorso." Ricordando di aver sospeso lo sciopero previsto per l'11 e 12 marzo di fronte all'apertura di disponibilita' da parte di esponenti istituzionali e di rappresentanti della maggioranza in commissione giustizia - ed il riferimento e' all'UdC ed all'on. Pecorella, i magistrati rilevano che tali dichiarazioni "non hanno avuto alcun seguito. La discussione in commissione giustizia della Camera dei deputati è stata chiusa precipitosamente, gli emendamenti presentati da esponenti della stessa maggioranza in accoglimento di alcune osservazioni critiche avanzate da più parti sono stati ritirati." Ma i magistrati osservano che "le modifiche proposte dal relatore sono soltanto apparenti e confermano la scelta di fondo, tesa a ridurre l'indipendenza nell'esercizio della funzione giudiziaria." Il testo del Senato viene giudicato dai magistrati addirittura peggiorato, per via dell'"abbandono della ipotesi di concorso iniziale con prove distinte per giudici e PM... accompagnato da un separazione definitiva delle carriere, contraria alla Costituzione", per il "sistema dei concorsi, che reintroduce un assetto gerarchico piramidale della magistratura, in contrasto con il principio costituzionale di pari dignità di tutte le funzioni", per il "il sistema disciplinare idoneo a generare conformismo e disfunsioni ulteriori consentendo anche al P.G. la rimozione del segreto delle indagini preliminari", per l'"impostazione eccessivamente gerarchica dell'organizzazione complessiva degli Uffici del pubblico ministero, soprattutto tramite introduzione di nuove figure di avocazione del procuratore generale". Inoltre i magistrati rilevano che "nulla è stato modificato con riguardo alla Scuola della magistratura, anche con riferimento alla natura e alla finalità dei corsi di formazione, e' stata abbandonata definitivamente ogni prospettiva di revisione delle circoscrizioni" e che inoltre la riforma progettata manifesti "in tutti i suoi aspetti la volontà di circoscrivere, limitare, erodere le attribuzioni del Consiglio Superiore della magistratura, in contrasto netto con il sistema di governo autonomo dell'ordine giudiziario previsto dalla Costituzione". I magistrati lamentano anche che "le condizioni in cui quotidianamente si amministra la giustizia continuano a peggiorare. Il Ministro, cui la Costituzione assegna la responsabilità di assicurare mezzi e risorse per il funzionamento del servizio, continua ad omettere qualsiasi iniziativa per rimediare alle gravi condizioni di inefficienza degli uffici giudiziari e al disagio quotidiano di cittadini, magistrati, personale amministrativo, avvocati." " Accanto alla indifferenza per il disservizio - continuano i magistrati - il Ministro della Giustizia ha adottato alcuni provvedimenti che realizzano una sostanziale interferenza nel potere che la Costituzione affida al Csm in materia di conferimento degli incarichi direttivi" e citano la viocenda del blocco, da parte del ministro, "per oltre due anni la nomina del Procuratore della Repubblica di Bergamo, risolta solo con l'intervento della Corte Costituzionale". Altro caso ricordato quello del Procuratore della Repubblica di Napoli Cordova "per il quale il Ministro ha prorogato per sei mesi la permanenza, così paralizzando la esecuzione della decisione del Csm di trasferimento per incompatibilità ambientale. Mentre la richiesta di ulteriore motivazione sulla nomina del nuovo Procuratore della Repubblica, in se' legittima, appare un nuovo elemento di opposizione al il Csm." I magistrati ritengono che con queste sue iniziative il ministro Castelli violi "in modo clamoroso il principio di 'leale collaborazione' con il Csm, più volte ribadito dalla Corte Costituzionale, e si assume la grave responsabilità di mantenere, in un ufficio così rilevante, un clima di tensione e di paralisi dell'attività, procrastinando il recupero della serenità e della efficienza che è interesse primario non dei magistrati di Napoli, ma dei cittadini." Inoltre, l'associazione magistrati nota che "mentre si svolgeva il dibattito sull'ordinamento giudiziario, al di fuori di ogni ipotesi di 'necessità ed urgenza', è stato definitivamente convertito in legge il decreto legge sulla riammissione in servizio dei magistrati, in termini che contrastano con il più elementare criterio di buona amministrazione, creando nuovi posti direttivi e cercando di introdurre ipotesi di promozione automatica. Anche tutto ciò è in netto contrasto con il principio costituzionale che riserva al Csm ogni decisione sulle nomine dei magistrati." L'ANM ritiene che si sia "scelto di tornare al clima di contrapposizione e all'impostazione di riforme 'contro' la magistratura. Le condizioni che avevano responsabilmente indotto a recedere dalle iniziative di protesta sono venute meno." Pertanto e' stato proclamato uno sciopero di tre giorni in date da definire, di cui la prima e' fissata per il 25 maggio 2004. Inoltre l'ANM ha indetto per il giorno 22 maggio 2004 ore 10.00 un'assemblea nazionale nell'Aula Magna della Cassazione a Roma per presentare un documento che, proseguendo sulla strada del libro bianco presentato in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, evidenzi responsabilità e comportamenti del Ministro della Giustizia foriera di disfunsioni e inefficienze. L'ANM ha inoltre invitato i magistrati a far rilevare nella settimana dal 10 al 15 maggio 2004 tutte le situazioni nelle quali "l'udienza si svolge pur nella assenza del cancelliere e dell'ufficiale giudiziario" e invita le giunte locali a raccogliere i dati cosi' rilevati al fine di presentarli alla assemblea del 22 maggio 2004". by www.osservatoriosullalegalita.org ___________ I CONTENUTI DEL SITO POSSONO ESSERE PRELEVATI CITANDO E LINKANDO LA FONTE
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la riforma dell'ordinamento giudiziario
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