NOTIZIARIO del 20 luglio 2004

 
     

Pena di morte in Iraq

Se Ŕ vero che la democrazia si attua con la conta dei voti di chi Ŕ a favore e di chi e contro, perchŔ non vi misurate con un referendum invece di cercare ogni volta di imporre il vostro pensiero. Personalmente sono a favore della pena di morte per i pedofili, figuriamoci per chi taglia in diretta TV la testa ad un innocente.

A volte penso che tutti quei cialtroni che si nascondono dietro il buonismo dovrebbero essere posti LORO davanti a certe situazioni, violentati, sodomizzati, tagliati la testa, etc,etc, poi dopo resuscitati ed intervistati; mi verrebbe voglia di chiedergli se dopo quest'esperienza sono ancora a favore o contro la pena di morte. In IRAK l'unica possibilitÓ e la pena di morte lo dice chi ha combattuto per lungo tempo contro, ... cio dice tutto.

FACCIAMO UN REFERENDUM, ANCHE VIRTUALE SU INTERNET, CHE NE DITE ? HO AVETE PAURA DI CONTARVI. ALLORA QUESTA DEMOCRAZIA COME LA FACCIAMO, A SENSO UNICO ALTERNATO. IO VOTO . PENA DI MORTE IN IRAK (SI )

lettera non firmata

Risponde Rita Guma

Non pubblichiamo solitamente lettere non firmate, tuttavia il tema e' importante, e mi da' anche la possibilita' di un chiarimento.

La lettera prende le mosse - devo ritenerlo per via del commento e della data - dalla frase finale dell'articolo a firma Elisa Mabrito sulla pena di morte in Iraq. L'autrice in realta' commentava il fatto che un tribunale iracheno avesse condannato tre persone alla pena di morte allo stato attuale in cui la pena di morte non esiste in Iraq. Davvero una bella dimostrazione di legalita'.

In secondo luogo noi non cerchiamo di imporre nulla, ci limitiamo ad esporre punti di vista e riportare notizie e documenti. Sul nostro sito ed ai nostri convegni si viene spontaneamente, e dalla nostra newsletter (che peraltro e' solo un indice di articoli) ci si puo' cancellare in qualsiasi momento.

Tutto quanto scritto rispetta la legge, e non deve avere nessun altro limite, come sancisce la Costituzione Italiana. Anzi, direi che rispetto a tanti altri mezzi di comunicazione facciamo molto di piu': riportiamo nelle notizie fatti e non rumors, e non le condiamo con opinioni, a costo di apparire scarni.

Anche la violazione di legge del tribunale iracheno che ha condannato a morte i tre in assenza di pena di morte era un fatto, non un'opinione.

Venendo ora alla questione della pena di morte, l'amministrazione della giustizia puo' subire gli effetti di molti fattori che possono renderla ingiusta. Fra questi, leggi che non diano adeguate garanzie per gli indagati prima e per gli imputati poi, o che viceversa imbriglino o rendano condizionabili le decisioni dei magistrati. Ma un giudizio puo' essere anche inficiato da false testimonianze o errori umani.

Quando la pena e' reversibile, il problema si riduce, perche' si puo' sempre tornare indietro. Ma gia', il problema non sussisterebbe per noi perche' la pena di morte dovrebbe essere applicata - dice lo scrivente - IN IRAK...

Ma l'Iraq - come pure il vicino Afghanistan - sta ricostruendo il suo sistema giudiziario, leggi, strutture, procedura penale, e per questo sta studiando anche con l'aiuto di Nazioni straniere... in pratica nulla e' stato ancora pensato e organizzato per garantire un regolare svolgimento del processo.

Inoltre vi sono alcuni, in Iraq, che godono della piu' grande impunita', pur avendo commesso omicidi a volte crudeli, abusi, torture, o rischiano a malapena qualche anno di prigione. Altri invece sono alla merce' dei propri nemici, di false testimonianze che in un dopoguerra e' molto difficile verificare, soprattutto se non vi sono punizioni adeguate per chi le rilascia.

La legge insomma non e' uguale per tutti e temo anche che chiunque si renda conto della situazione non vorrebbe trovarsi li' accusato di qualche grave delitto.

Inoltre, molte persone che erano state condannate a morte in quegli Stati degli USA dove vige la pena di morte sono state poi riconosciute innocenti con una revisione del processo nel quale non erano state adeguatamente rappresentate dalla difesa o avevano subito pregiudizio da altre cause.

Immaginiamo cosa sarebbe accaduto qualora fossero state uccise ingiustamente! Quale differenza ci sarebbe stata fra le vittime di quegli aguzzini che si vorrebbe condannati a morte da un tribunale e le vittime di un errore di quella stessa giustizia? Per usare poi lo stesso paragone dello scrivente, chi fosse condannato a morte e giustiziato per un errore, dopo sarebbe ancora favorevole?

Inoltre la pena di morte potrebbe non essere sufficiente per alcuni delitti - ad esempio quelli che vedono molte vittime o sevizie inferte alla vittima prima di ucciderla - mentre la perdita della liberta' e il carcere duro possono essere orribili, soprattutto per chi ha dentro un incubo, tanto che alcuni finiscono col desiderare la morte.

D'altro canto - anche secondo la legge italiana - la pena puo' e deve essere anche occasione di rieducazione, per chi fosse stato invece vittima di una educazione o di un ambiente sbagliato, o di circostanze negative o di un momento di follia, o si penta delle sue azioni.

Per non parlare di alcuni che si sono pentiti di aver commesso un omicidio ed hanno poi donato la vita agli altri, ricordiamo i giovinetti africani che vengono terrorizzati, plagiati e costretti a fare i bambini soldato, compiendo poi efferatezze di ogni genere che lei punirebbe con la morte uccidendo quegli strumenti di morte e dolore vittime essi stessi della paura del dolore e della morte.

Vi sono vittime dell'odio generato dalla vendetta per un delitto commesso verso una persona a loro cara e magari sfruttato da abili manipolatori di menti. Vi sono vittime del fanatismo indotto pero' da terzi. Vi sono persone con problemi seri esasperati dalla derisione altrui che spinge a volte all'omicidio.

Vi sono persone che agiscono sotto l'impulso di livelli abnormi di ormoni e quindi non sono del tutto responsabili delle proprie azioni, ed infatti in alcuni Paesi non vengono sottoposti a misure restrittive della liberta' se accettano di essere sottoposti alla castrazione chimica.

Pochi uccidono per il puro gusto di uccidere o per ferma convinzione o per scelta convinta e torturano per piacere e per cattiveria senza pentirsene mai. E di questi pochi, per quanti potremmo garantire che ne sia stata accertata inequivocabilmente e senza ombra di dubbio la colpevolezza?

Ed anche se fossimo certi matematicamente della colpevolezza, ferocia e inemendabilita' di qualcuno, perche' limitarci ad uccidere con un'iniezione o la ghigliottina o un plotone di esecuzione il colpevole? Perche' non infliggergli le stesse sofferenze da lui inflitte alle sue vittime?

Forse perche' lo Stato non puo' scendere allo stesso livello di un criminale, di un pazzo o di una persona accecata dal dolore, altrimenti non sarebbe piu' credibile come dispensatore di pene e sanzioni...

Altre considerazioni meno laiche sul rispetto per la vita - variamente considerato in diverse culture e suscettibile in questo caso di un richiamo al biblico "occhio per occhio, dente per dente" - non le sfioro nemmeno.

Mi limito a parlare di giustizia.
Umana, naturalmente.

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