12 settembre 2003

 
     

2003 licenza di uccidere
Dopo l´11 settembre, la dottrina di Bush contro il terrorismo diventa globale. Dalle Filippine alla Russia, da Israele alla Cina, dalla Spagna alla Colombia, i governi liquidano brutalmente tutti i loro avversari. L´atto di accusa dell´autrice di ´No Logo´
di Naomi Klein

Il Marriot Hotel di Giakarta stava ancora bruciando quando Susilo Bambang Yudhoyono, il ministro indonesiano incaricato del coordinamento della Politica di sicurezza, spiegava le implicazioni di quell´attacco terroristico. "Quelli che criticano le violazioni dei diritti umani devono rendersi conto che le vittime degli attentati sono molto più importanti di qualunque problema di questo tipo". Non si poteva riassumere meglio, in una sola frase, la filosofia che sta alla base della cosiddetta guerra contro il terrorismo di Bush. Gli attentati non fanno soltanto saltare in aria gli edifici, ma cancellano qualsiasi altro problema politico.

Lo spettro di questo flagello, reale o presunto, è diventato una comoda scusa per tutti quei governi che vogliono mettersi al riparo da ogni critica dei loro abusi. Molti hanno sostenuto che la guerra contro il terrorismo è un pretesto appena velato preso dagli Stati Uniti per costruire un impero tradizionale, sul modello di quello romano o britannico. A due anni di distanza dall´inizio della crociata, è ormai chiaro che si tratta di un errore: la cricca di Bush già fatica a occupare un paese solo, figuriamoci se poi fossero di più. Ma è composta da abili piazzisti che sanno come vendere i loro articoli. Più che una dottrina per il dominio del mondo, la WoT ( ) - War on Terror (trademark - marchio registrato), guerra contro il terrorismo, ndr - inventata da Bush, si sta rivelando un facile slogan utilizzabile da qualsiasi piccolo impero che voglia liquidare l´opposizione ed espandere la propria potenza.

Né del resto si è mai trattato di una guerra nel senso tradizionale del termine, priva com´è di un chiaro obiettivo o di un luogo fisico stabile, quanto piuttosto di una trovata pubblicitaria che qualsiasi governo può sfruttare per pretendere l´impunità. Com´è noto, questa strategia già funziona contro gruppi interni che adottano tattiche terroristiche, quali Hamas o le Forze Armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). Ma, al di là di questa sua applicazione più elementare, può essere utilizzata contro qualsiasi movimento di liberazione o di opposizione, ed estesa a piacimento contro gli immigrati indesiderati, le scomode organizzazioni per la difesa dei diritti umani e persino contro i giornalisti ficcanaso che non si riesce a togliersi dai piedi.

Il primo ad adottare lo slogan di Bush, scimmiottando i solenni propositi della Casa Bianca di "estirpare le radici di questa malapianta, bruciando il terreno su cui alligna", è stato il capo del governo israeliano, Ariel Sharon, quando ha mandato i bulldozer nei territori occupati a sradicare gli alberi d´olivo e i carri armati a radere al suolo le case, per poi includere, subito dopo, in questa ´infrastruttura del terrorismo´, gli osservatori internazionali testimoni di queste aggressioni, come pure i giornalisti e le organizzazioni umanitarie L´esempio è stato seguito ben presto, in Spagna, dal primo ministro José Maria Aznar, che ha esteso la sua WoT ( ) dai guerriglieri dell´Eta all´intero movimento separatista basco, nella stragrande maggioranza completamente pacifico.

Dopo essersi opposto a qualsiasi negoziato con il Governo autonomo basco, Aznar ha messo al bando il partito Batasuna (sebbene, come aveva già osservato il ´New York Times´ nel giugno scorso, "non è stato accertato alcun legame fra questa organizzazione politica e le attività terroristiche"). Ha sciolto inoltre le associazioni basche per la difesa dei diritti umani e ha chiuso tutte le riviste e i giornali in lingua basca. E lo scorso febbraio la polizia spagnola ha fatto incursione nella sede dell´Associazione delle scuole medie basche, accusandola di avere rapporti con i terroristi. Il messaggio trasmesso dallo slogan coniato da Bush è dunque chiaro: perché trattare con i vostri avversari politici quando potete annientarli?

Nell´era della WoT ( ), i crimini di guerra e le violazioni dei diritti umani diventano così questioni secondarie alle quali si dà ben poco peso. Anche il presidente georgiano Eduard Shevardnadze ha imparato bene la lezione. Lo scorso ottobre, dopo aver deciso l´estradizione in Russia di cinque ceceni (senza giusto processo), ha dichiarato che "il problema dei diritti umani nel mondo rischia di impallidire di fronte all´importanza della lotta contro il terrorismo". La stessa strada è stata imboccata dalla presidentessa indonesiana Megawati Sukarnoputri. Giunta al potere con l´intenzione di epurare l´esercito, corrotto e violento, e pacificare un paese diviso in contrapposte fazioni, ha rotto invece le trattative con il movimento di liberazione dell´Aceh e, nel maggio scorso, ha invaso questa provincia ricca di petrolio, sferrando la più grande offensiva militare interna dopo l´occupazione di Timor Est nel 1975.

L´organizzazione indonesiana per i diritti umani Tapol ha descritto così la situazione in questo territorio: "Un vero inferno, dove ogni giorno si vive nel terrore, fra villaggi rasi al suolo e deportazioni alla cieca di persone che poche ore dopo vengono ritrovate esanimi lungo i bordi delle strade". Come mai il governo di Giakarta ha pensato di invadere impunemente questa provincia dopo la reazione internazionale che ha costretto le sue truppe ad abbandonare Timor Est? La risposta è facile: dopo l´11 settembre, ha bollato come ´terrorista´ il movimento di liberazione nazionale dell´Aceh, facendo così scomparire il problema del rispetto dei diritti umani. E non a caso, Rizal Mallarangeng, autorevole consigliere di Megawati, ha riconosciuto che ciò è stato possibile "grazie all´11 settembre". Di questa insperata benedizione sembra aver approfittato anche Gloria Arroyo, presidentessa delle Filippine.

Pronta, in nome della WoT ( ), a sterminare i separatisti islamici della regione meridionale di Moro. Anche lei, al pari di Sharon, Aznar e Megawati, ha disertato i negoziati di pace, scatenando una brutale guerra civile che ha provocato un´ondata di 90 mila profughi l´anno scorso. Non si è fermata qui. Lo scorso agosto, parlando agli allievi di un´accademia militare, ha spiegato che la guerra non si limita ai terroristi e ai separatisti armati, ma si estende a "coloro che seminano il terrore nelle fabbriche che danno lavoro", alludendo chiaramente ai sindacati, i cui attivisti, come denunciano alcune organizzazioni operaie delle Filippine, sono esposti a crescenti minacce, mentre gli scioperi vengono repressi con estrema violenza dalla polizia. In Colombia, l´offensiva del governo contro i guerriglieri di sinistra, è servita da pretesto per liquidare fisicamente chiunque abbia rapporti con l´opposizione, che si tratti di militanti sindacali o di contadini indigeni.

Anche in questo paese, le cose sono peggiorate da quando il presidente Alvaro Uribe è salito al potere, nell´agosto del 2002, con un programma di WoT ( ). Solo l´anno scorso, sono stati uccisi 150 sindacalisti. E al pari di Sharon, anche Uribe ha subito cercato di sbarazzarsi dei testimoni, espellendo gli osservatori stranieri e minimizzando l´importanza dei diritti umani, il cui "pieno rispetto", come egli stesso ha dichiarato lo scorso marzo, sarà possibile solo dopo che "le organizzazioni terroristiche saranno state smantellate". A volte, la WoT ( ) non è tanto un pretesto per scatenare una guerra, quanto piuttosto per continuarne una in corso. Il presidente messicano Vicente Fox, che è salito al potere nel 2000, promettendo di risolvere il conflitto zapatista "in un quarto d´ora" e di porre fine alle tracotanti violazioni dei diritti umani commesse dai militari e dalla polizia, ha abbandonato entrambi i progetti dopo l´11 settembre. Il suo governo non ha preso alcuna iniziativa per riavviare i negoziati di pace con gli zapatisti e, la scorsa settimana, ha sciolto il prestigioso Sottosegretariato per i diritti umani.

L´11 settembre ha inaugurato dunque una nuova era di guerre e repressioni scatenate non da un solo impero, ma dalla loro legittimazione internazionale. In Indonesia, Israele, Spagna, Colombia, come nelle Filippine e in Cina, i governi hanno imparato la WoT ( ) di Bush e la stanno applicando per liquidare i loro avversari e mantenersi strettamente aggrappati al potere. Qualche giorno fa, è giunta la notizia di un´altra guerra. In Argentina, il Senato ha bocciato due leggi che garantivano l´immunità ai sadici criminali della dittatura che ha oppresso il paese dal 1976 al 1983. Allora, i generali definirono la loro campagna di sterminio una ´guerra contro il terrorismo´, prendendo a pretesto una serie di rapimenti e di attentati organizzati da gruppi di sinistra come una giustificazione per impadronirsi del potere.

Ma la maggior parte dei 30 mila desaparecidos, negli anni della tirannia non era costituita da terroristi, bensì da sindacalisti, artisti, insegnanti, psichiatri. Come in tutte le guerre contro il terrorismo, quest´ultimo non era dunque il vero obiettivo, ma la scusa per colpire chi osava manifestare il proprio dissenso.

da L´espresso´ , traduzione di Mario Baccianini

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